domenica 12 dicembre 2010

Canzoni inventate disfacendo cartoni al mercatino e osservando i passanti

Durante il mercatino dell'usato ci sono momenti in cui è utile tirarsi su con il canto.
Non ci sollazziamo con canzoni note, GIAMMAI. Osservando i passanti e i cani, Elena ed io abbiamo composto queste canzoni; speriamo che siano all'altezza del nostri miti e amori Elio e le storie tese.


Confusione di sessi


Donne che sembrano uomini
pur essendo donne,
che le guardi e non capisci il sesso
dal loro vestimento
e dal loro volto al vento


Uomini che sembrano donne
pur essendo uomini
e camminando si fanno osservare
e noi "Gaioiosonogaio" dietro a cantare


Uomini che sembrano donne
perché son stati uomini essi stessi
e sembrano più donne 
delle donne in se stesseeeeeeeeeeeeeeeeee


Due code un'anima


Siamo due cani diversi
ma sembriamo uguali
le nostre code si muovono all'unisono
due code e un'animaaaaaaaaaaaaaa


Cani


Io sono un cane
mi piace annusare l'urina degli altri cani
e gradisco molto l'afrore dei loro ani.


Io sono un cane
mi faccio il Bidet con la lingua
e abbaio per niente se il ghiribizzo mi piglia.


Io sono un cane
e quando cammino cantoooooooo
perché il mio padrone ha le macchie sul paltò
spende tutto per me e io tutto griffato me ne vo'.


Io sono un cane
voglio camminare
e mi portano in braccio
oppure con il guinzaglio mi vogliono strozzare
ed io mi sento uno straccio.


Io sono un cane
e tutti quando mi guardano
parlano in lingue strane
e tutto il corpo mi grattano. 


Confusioni addosso


Io non mi spiego com'è
che la gente scelga a caso i vestiti
con noncuranza mescola il giallo e il blè
indossa pantaloni bracaloni dentro stivali appuntiti
cappotti più lunghi del loro stesso corpo
ai piedi ciabatte e calzini con i buchi
e camminando rischiano la frattura del metacarpo
tu li guardi e ti chiedi: da dove sbuchi.

lunedì 6 dicembre 2010

Cotte a mano

Ultimamente dilaga una moda controproducente tra le case produttrici di patatine fritte.
Probabilmente il loro scopo è quello di conferire un'aurea particolarmente genuina e artigianale al loro prodotto che puzza di industria ed è il simbolo del più insano Junk Food. Deve essere per questo motivo che, fieri, appongono la scritta "Cotte a mano" sui sacchetti di patatine. A caratteri cubitali, campeggia in bella vista sotto all'immagine dello chef che si lecca le dita, oppure in un sacchetto che si avvicina più alla carta del pane che alla plastica, quasi per prendere le distanze e dire: Ok, sono patatine, ma sono cotte a mano... Qualcuno dovrebbe dire al sig. Pai, al Sig. Sancarlo e a quelli come loro che cotte a mano non vuol dire niente...al limite dovrebbero scrivere: inserite manualmente nel forno o nella padella ricolma di olio bollente...
A prescindere dal fatto che è una frase senza senso, e già questo basterebbe per lasciarla sul banco... se vuoi vendermi qualcosa, fai almeno la fatica di farlo bene. 
Ma il punto non è questo. La questione è che la frase evoca un'immagine che farebbe rivoltare l'inventore del Marketing nella tomba!
Camminavo per le file del Blockbuster e pensavo di accompagnare il film con un po' di untume, un po' di grasso e chissenefrega delle conseguenze per una volta! Avevo solo l'imbarazzo della scelta: paprika, onion, rustiche, al formaggio e Cotte a mano... immediatamente mi sono immaginata l'operaio che chiude a conchiglia le mani e si concentra per scaldare fino a cottura le patatine. Un'idea tutt'altro che invitatne: perché dovrei volere delle patatine cotte così? 
Ed in ogni caso, vi pare che una persona ormai convinta a mangiare delle patatine si formalizzi sulla modalità di cottura? Se uno decide di mangiare del fritto in generale, e le patatine in particolare, sa già che mangerà merda...cosa può cambiare l'illusione di una cottura genuina? 
Per questo ho detto no ai giri di parole e al tentativo di intortare i clienti con assunti assurdi e le ho lasciate li. Non mi fate fessa. 


Debora