mercoledì 27 luglio 2011

Dirty sexy money

Ho appena finito di vedere tutta la serie (...a dire il vero sono solo due stagioni, ma è comunque stato impegnativo) intitolata Dirty, Sexy Money.

Ambientata interamente a Manhattan (mmm...certe viste notturne...), tratta le vicende legali/sentimentali/intime della famiglia più ricca di New York:  i Darling.
Tripp Darling è il patriarca, ricco, potente e spregiudicato, nonostante i capelli bianchi e l'aria distinta possano far pensare il contrario. E' sposato da 40 anni con Letisha, che ama immensamente e che gli ha dato 5 figli:
  1. Patrick, procuratore generale, costantemente sotto pressione per l'insistenza del padre a volerlo candidare al senato USA;
  2. Caren, divorziata professionista. All'inizio della serie è prossima al suo 4° matrimonio: alle turbe e patimenti di una vita impegnata ha scelto di apparire frivola e facile;
  3. Braian, un reverendo che non di rado scivola nel cinismo, nella cattiveria e nella prepotenza;
  4. Juliet e
  5. Jeremy sono gemelli, decisamente poco inclini ad ogni tipo di impegno, responsabilità e interesse reale. Viaggiano di festa in festa, di moda in moda e sono specialisti nello spendere soldi che il padre elargisce.
PREMESSA

Da 40 anni, la famiglia si serve della consulenza esclusiva Datch George. Questa figura è molto più di un avvocato di fiducia; Datch risolve per loro ogni tipo di problema di genere legale, economico, finanziario e personale. Il tutto dettato dall'assoluta arbitrarietà con cui i capricciosi e viziati Darling filtrano quello che accade nel mondo: tra una causa ed un atto, non è strano che Datch liquidi fidanzate per i Darling, acquisti gioielli o case per il Darling, organizzi feste per i Darling e compia indagini per i Darling. Un rapporto talmente stretto che tutti lo consideravano uno di famiglia. 
Già, peccato che Datch avesse già una famiglia e che il suo ruolo così insostituibile la stesse lacerando, al punto di spingere sua moglie a lasciare lui e Nick, il figlio di appena 6 anni. L'avvocato ha cercato per tutta la vita di crescere in modo decente il figlio, ma risultava un padre assente e scostante causa i suoi impegni di lavoro. Nick è vissuto all'ombra della famiglia Darling che lo ospitava ma non lo integrava, era il figlio di un dipendente ed ha sempre suscitato sentimenti contrastanti. Se Letisha e Tripp cercavano di stargli vicino con l'atteggiamento tipico della carità, Braian lo odiò dal primo momento. L'unica faccia veramente amica fu Caren, con la quale visse una lunga relazione fino al 20esimo anno di età E fino a che, vedendosi rifiutare la proposta di matrimonio, decise di lasciare la città.
Divenne un bravo avvocato e scelse di difendere gli ultimi, quelli che di solito vengono inghiottiti da pescecani come i Darling, disposti a passare anche sopra alle persone per qualche dollaro in più. L'odio e il risentimento per la "famiglia" che gli aveva impedito un'infanzia normale non smisero mai di crescere e, di conseguenza, i rapporti con suo padre si raggelarono fino ad arrivare al minimo della sopportazione.

LA STORIA INIZIA QUANDO...

Datch George muore in circostanze misteriose, il suo aereo viene ritrovato nelle acque di Long Island e, anche se il corpo è disperso, ne viene comunque decretata la morte. Nessuno può essere sopravvissuto ad una caduta del genere.
Nick viene raggiunto dalla notizia ed è costretto a riconfrontarsi con la famiglia Darling che organizza il funerale del loro più prezioso collaboratore. Tripp, trovatosi improvvisamente senza avvocato e amico, ha bisogno di un rimpiazzo immediato e chiede a Nick di sostituire il padre. Lavorare per i Darling! Lui, che li ha sempre odiati perché hanno rovinato la sua famiglia...Lui che ha giurato a se stesso che non avrebbe mai fatto lo stesso errore del padre e si sarebbe accontentato di una e modesta ma sincera e piena d'amore per se, sua moglie e sua figlia.

Però...Tripp gli offre uno stipendio stellare, la possibilità di mantenere il suo studio e soprattutto, 20 milioni di dollari per un fondo interamente a disposizione di cause socialmente utili. Finalmente Nick avrebbe potuto aiutare i suoi clienti e le onlus sull'orlo del fallimento che bussavano alla sua porta.
Non solo...Datch è morto ma le cause sono tutte da definire, potrebbe essere stato un errore umano a far precipitare l'aereo. Una calamità inevitabile. Ma il pensiero che l'avvocato personale della famiglia più ricca della città potesse avere dei nemici non si allontanava dalla mente di Nick. E, a dire il vero, nulla lo desisteva dal pensare che gli stessi Darling potessero essere coinvolti. I soldi e la possibilità di saperne di più lo portarono a stringere un patto con Tripp: "Accetto il lavoro ma alle mie condizioni: non posso trascurare la mia vita per la famiglia che ha assorbito  mio padre.".

Tutto perfetto, in teoria. Nella pratica le cose cominciano sotto una luna molto diversa. I nodi arrivarono presto al lussuoso pettine dei Darling: misteri, gelosie, segreti, perversioni, sregolatezze costellano la loro vita e, inevitabilmente, coinvolgono anche la famiglia George.
Caren, nonostante sia sul punto di sposarsi per la quarta volta, non perde un'occasione per provarci con il suo primo ed unico amore Nick, che ora gironzola più in casa Darling che in casa George.
Patrick è sull'orlo della rottura con il padre, che insiste per la sua candidatura al senato e l'abbandono di certe frequentazioni "trans"matrimoniali.
Brian, l'uomo del signore, si trova a dover gestire un figlio nato da una relazione extra-coniugale. Mentendo, fa credere a tutti che sia un orfano svedese e trattandolo male cerca di liberarsene.
I gemelli non hanno il minimo senso del denaro e della fatica.
E poi c'è lo spettro di suo padre, che aleggia senza pace nell'Empirial Darling rivelando da morto molto più di quanto non abbia fatto da vivo. Nick scopre che Letisha e Datch avevano una relazione segreta da 40anni. Non solo, uno dei ragazzi sarebbe il suo fratellastro. Tripp lo sapeva? E se si, il tradimento della sua adorata moglie con il suo migliore amico e collaboratore era un buon motivo per ordinarne la morte?
La confusione di Nick aumenta con la conoscenza del ricchissimo Simon Elder che gli confida apertamente di voler distruggere i Darling e che Dacth lavorava per lui in segreto: Simon gli chiede a Nick di aderire al suo progetto passandogli informazioni Tripp. Nick si trova nel mezzo di un triplo gioco, spinto dal desiderio sempre più crescente di capire chi ci sia dietro la morte di suo padre, di capire l'odio di Simon per i Darling e di capire i Darling stessi.
Il prezzo da pagare, però, comincia ad essere troppo alto: i rapporti con la moglie si raffreddano, non si può negare che Nick stia ripetendo tutti gli errori di Datch e che la famiglia Darling si sia insinuata, pesantemente, nel prima sereno menage.
La gelosia per Caren, le assenze del marito, le dimenticanze e i litigi portano Lisa ad un'insoddisfazione crescente che non sempre è sedata dalla pazienza e dalla comprensione. Scatta in lei il desiderio di rinascita personale, attraverso il suo lavoro e l'apertura di una galleria tutta sua. Stringe una particolare amicizia con Jeremy, immaturo ragazzino, ma pur sempre premuroso e attento, molto più di quanto non sia suo marito. Jeremy ha una palese cotta per lei, che lei rifiuta ma non si nega alcune evasioni innocenti ma pur sempre flirtanti. Nick ne è geloso, da maschio alfa si sente minacciato. La situazione precipita quando scopre che Jeremy diventa socio della galleria di sua moglie, le conoscenze del ragazzo e la sua posizione sociale sono l'ideale per avviare la nuova attività ma Nick non transige. Mesi assenza non sembrano essere una colpa abbastanza grande in un contesto matrimoniale, mentre servirsi di una conoscenza potente per uscire dall'anonimato e avviare una galleria si. Non è più lui e il suo lavoro ad essere sotto accusa. Nick non perdona a Lisa il bacio che Jeremy le ha dato e, soprattutto, non le perdona di aver scelto proprio lui come socio e di averglielo nascosto: i due rompono il matrimonio. Lisa, offesa e arrabbiata, decide di vendicarsi impedendo l'affidamento congiunto della bambina e minacciando di pubblicare un libro con tutti i segreti dei Darling. Nick, dal canto suo, scopre di essere sempre stato innamorato di Caren: dieci anni di matrimonio con Lisa, cancellati in un colpo.

Ma anche la situazione di Caren non è l'ideale, nella sua vita è andata di marito in marito per colmare il vuoto lasciato da Nick. Una volta riapparso nella sua vita si è sentita vacillare e sperava di farlo re-innamorare di se, ma Nick era stato categorico: la relazione con Lisa non è in discussione. 
Per aiutare il padre, Caren aveva acconsentito a spiare Simon Elder iniziando una relazione con lui, ma il rapporto nato tra i due si è trasformato in amore: per la prima volta dopo Nick, Caren aveva trovato l'uomo giusto. E Nick lo sapeva, non poteva nascondersi  una certa paura, Simon è pericoloso, ma anche gelosia. Le intenzioni di Elder sono chiare, sposare Carnen, rilevare le quote della Darling Enterprises, raggiungere la maggioranza e fare crollare la società. Tripp, pur di non cedere la figlia al suo maggior nemico, gli vende tutte le quote e Simon accetta. Caren viene lasciata la mattina delle nozze dall'unico uomo che desiderava veramente e che non fosse Nick. Ma, dopo la separazione da Lisa e il sapere che, potenzialmente, il suo vecchio amore fosse libero e  poi avere la certezza di essere ricambiata, le diede la forza per ricominciare. A rovinare l'idillio d'amore raggiunto dopo 20 anni di separazione arriva la notizia odiata e desiderata al contempo: Caren aspetta un figlio (buona notizia). Da Simon (cattiva notizia). 

Ma cosa c'è dietro l'odio di Simon Elder per i Darling? Perché li vuole disturggere? E' il figlio di umili dipendenti della famiglia che, dopo un dissidio con Tripp, furono costretti ad emigrare in Russia. Diventato ricco e potente sviluppa un avveduto interesse per le energie rinnovabili e studia un piano per una nuova New York sana e sicura. Fa di tutto per rilevare il Darling Plaza, la prima residenza Darling, per poi distruggerlo e dare avvio al suo piano. Ha in tasca un progetto miliardario, frutto della produzione di un carburante ecologico e biologico che può rivoluzionare il mondo. Ma quando Tripp gli propone di rilevare le quote della Darling Entreprises, non rifiuta di diventare socio della stessa persona che desiderava distruggere e di dividere con lui i profitti del biocarburante.
Al contempo, nel segreto del suo palazzo, manovra come un burattino l'avvocato Nola Lyons, ricattandola tenendo in ostaggio suo fratello. Nola si ritrova ad essere il pubblico ministero che accusa Letisha Darling dell'omicidio di Datch George, accusa infondata: Letisha amava Datch e non lo avrebbe mai ucciso. 
Ma il processo faceva tutto parte dle piano di Simon per distruggere i Darling...la vittoria sembrava scontata, se non fosse che Nola viene destituita causa comportamenti non professionali, aveva infatti una relazione sessuale con Jeremy, il figlio dell'imputata.
Se non poteva accusarli, Simon aveva stabilito che Nola dovesse lavorare per i Darling e tramare dall'interno. Per questo le impone di farsi assumere come capo dello staff del neoeletto senatore Patrick e indurlo a proporre leggi che potessero spianare la strada al suo biocarburante.
Interrotta dopo la rimozione dell'incarico, la relazione con Jeremy si riaccende e Nola trova il coraggio di confidargli tutto. Jeremy si trasforma, da ragazzino immaturo diventa un uomo ed è disposto a tutto per la donna che ama. La situazione precipiterà, Simon finirà accoltellato a lottare tra la vita e la morte. Impotente, non può che accettare le cure dei Darling, che le barattano con informazioni utili e la fine di ogni ostilità. L'idea del biocarburante non è stata sua, ma del padre di Nola che lui fece arrestare per sottrargliela; sapendo che Nola era in lizza per il posto di vicequestore, rapì il fratello per averla al suo servizio nella lotta contro i Darling. "Ma non sono io il cattivo" continua a ripetere...qualcuno ha scoperto del suo furto e dei suoi ricatti, ricattandolo a sua volta. Quel qualcuno e Datch George, ancora vivo e pienamente in attività, intenzionato a distruggere la famiglia.

e poi...

non lo sapremo ma, questo è il riassunto delle prime due stagioni di Dirty Sexy Money. La terza non è stata prevista causa bassi ascolti negli USA e noi siamo costretta a tenerci la curiosità.... 

mercoledì 20 luglio 2011

Ma che cos'è la biennale? (parte 2 - Mostra Illumi-nazioni)

Ecco la seconda parte dalla mia visita alla Biennale.

Come per la mostra del cinema, anche questa esposizione ha assegnato i suoi leoni: 
Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale alla Germania - Christoph Schlingensief
(Padiglione ai Giardini)
Leone d’oro per il miglior artista di ILLUMInazioni a Christian Marclay
(Stati Uniti, 1955; espone alle Corderie dell’Arsenale) - The Clock, 2010
Leone d’argento per un promettente giovane artista di ILLUMInazioni a Haroon Mirza
(Gran Bretagna, 1977; espone alle Corderie dell’Arsenale e al Padiglione Centrale, Giardini)
La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali a:
Lituania - Behind the White Curtain
Darius Mikšys - (Padiglione in città; Scuola S. Pasquale, Castello 278)
Klara Lidén - (Svezia, 1979; espone all’Arsenale) - Untitled, (Trashcan), 2011.

Ma se potessi dire la mia, se fossi stata nella giuria avrei indicato altri artisti ed altre opere maggiormente interessanti (eccenzion fatta per il Leone D'oro perchè Christian Marclay è davvero geniale)

Come detto nel precedente post, la Biennale si compone di una mostra e delle esposizioni indipendenti dei padiglioni nazionali; in questo articolo vi parlerò degli artisti e delle installazioni che ho maggiormente apprezzato visitando la mostra Illumi-nazioni.

ILLUMINAZIONI

La Biennale ha affidato a Bice Curiger  la mostra di quest'anno; il titolo che la curatrice ha scelto è Illumi - nazioni, da leggere con una linea di separazione tra la parte Illumi e la parte Nazioni perché è su questo binomio che si basa tutta l'esposizione. O per lo meno dovrebbe. Per far entrare maggiormente in sintonia gli artisti con l'evento, Bice a posto ad ogni singolo partecipante 5 domande: Dove ti senti “a casa”? Il futuro parla in inglese o in quale altra lingua? La comunità dell’arte è una “nazione”? Quante nazioni senti dentro di te? Se l’arte fosse una nazione, cosa ci sarebbe scritto nella sua Costituzione?» le risposte, a volte noiose a volte illuminanti, sono state pubblicate sul catalogo.

Se dovessi assegnare i miei leoni agli artisti che hanno esposto, avrei una certa rosa di preferenze (espresse in ordine di apparizione sul mio cammino in visita e non di gradimento):

Norma Jeane: Who's afraid of free expression? (giardini)
E' un anonimo artista che prende il prestito il nome di Battesimo di Marilyn Monroe; il 4 giugno la sua opera risultava come un cubo, composto da mattonelle di plastilina di tre colori disposte in modo da ricreare la bandiera egiziana. Ora il cubo è stato quasi totalmente smembrato dai visitatori che hanno ricevuto il nulla osta dall'artista: ogni passante ha giocato con la plastilina, realizzando delle piccole tracce del suo passaggio: scritte, sculturine, cuori...i muri circostanti hanno presto visto invaso il loro bianco candido e sono diventati la prova concreta di un'interazione efficace tra autore e spettatore. 
Anche io mi sono cimentata con la plastilina ed ho dato il mio contributo. L'opera è totalmente trasformata, come esplosa tra le nostre mani senza che questo possa turbare minimamente l'artista.


Pipilotti Rist (giardini)

Prendi una veduta settecentesca di Venezia, riproponila fissata all'interno di uno schermo e guarda l'effetto che l'unione del quadro ha con le immagini che lo schermo proietta. Questa è  Pipilotti Rist alla Biennale...un tuffo surreale che è difficile spiegare a parole.

Tre dipinti che sembrano una fusione tra Lichtenstein e Magritte, che come le loro tele riescono a dare una parvenza di ironia per cedere presto il passo a tristezza e preoccupazione. La tecnica che unisce fotografia, tela e acrilico da a queste immagini un realismo che ci inganna: sappiamo benissimo che Superman non esiste, che è un fumetto e il suo destino è vincere sul male, ma quanto ci sconforta vedendolo domandarsi: "dove ho sbagliato?"

Nathaniel MellorsOurhouse  (giardini)

Un'opera composita: due tv che proiettano il primo episodio della serie Ourhouse e, al centro, un'installazione che presenta due teste animate, unite dagli stessi capelli. La serie tv Ourhouse ha la peculiarità di avere dei dialoghi senza senso, ma pronunciati con sicurezza assoluta. Così anche le due teste inscenano un dialogo meccanico, ripetitivo, scambiandosi le battute in modo da dire le stesse cose ma contraddicendosi in continuazione. Sotto accusa è il mondo dei politicanti, che come i protagonisti di Ourhouse e le teste, possono dire qualunque cosa, tutto e il contrario di tutto ma sempre con la medesima convinzione e faccia tosta.


Non è la sola opera esposta in biennale, ma delle due è quella che mi ha più interessato. E' isolata all'interno di una stanza, le pareti sono foderate di gommapiuma nera, tagliata a forme piramidali. Ti guardi intorno e ti chiedi dove sia l'opera, visto che si sente solo un ronzio che proviene dal pavimento. Dal soffitto, si cala un cerchio di luce. E' spontaneo lo spostamento in modo da stare esattamente sotto di esso, mentre la il ronzio cresce sempre di più. Tutto ad un tratto: BUIO. Musica e luce si spengono ma è impossibile non notare che il ronzio persevera nelle orecchie e che il cerchio sia rimasto impresso negli occhi.


Tre sculture: una raffigurante Il ratto delle sabine del Giambologna (perfettamente somigliante), un passante che osserva la suddetta statua e una sedia da ufficio. Tre sculture di cera. Tre sculture di cera accese in sommità. All'inaugurazione della Biennale, lo stato dell'opera era come potete osservare nel link ma più il tempo passa, più la candela brucia e più la cera si scioglie: le tre sculture sono ogni giorno diverse. Fischer ha imposto che nulla venisse ripulito o aggiustato e naturalmente la fiamma rimarrà accesa fino a che, bruciando, non distruggerà tutta l'opera. Ora l'installazione è sul viale del tramonto: dall'osservatore sono cadute delle parti intere (il viso) e sono rimaste intatte solo le gambe, la sedia è arrivata ad un punto in cui non si capisce che è una sedia. Prima della fine della biennale questa installazione si sarà già disintegrata, non rimarrà memoria, l'autore non potrà rivenderla ad un prezzo più alto: posso assicurarvi che è davvero emozionante.


Colori accesi, quasi retroilluminati, più che mai familiari da quando smartphone, iphone/pad/touch 3D ci hanno conquistato. Questa biblioteca, vista sia correttamente che ribaltata, cattura lo sguardo per poter scoprire ogni dettaglio. E' davvero notevole per toni, qualità dell'immagine e attienzione nella resa.

Elisabetta Benassi: installazione (arsenale)

Elisabetta Benassi ha costruito questa installazione disponendo vari lettori analogici di microfiches, in grado di ingrandire alcune foto. Niente di straordinario, se non fosse che le foto da lei proposte non mostrano ritratti, scatti d'epoca, paesaggi o immagini struggenti bensì il retro delle fotografie conservate negli archivi storici. L'artista ci propone commenti, descrizioni, appunti, comunicazioni ufficiali solitamente nascoste perché posizionate sul retro: chi conosce i fatti che le didascalie narrano può, sforzarsi, ricordare la foto; non è strano che possa averla vista sui giornali o pubblicata su dei libri. Chi non conosce i fatti può immaginare e farsi trasportare in questo inedito viaggio nella storia.


Ha immortalato il fenomeno naturale nella sua massima esplosione: un vulcano in eruzionefasci di luce impressi nel cielo... magico.

Jean-Luc Mylayne: senzatitolo (arsenale)

Questo straordinario fotografo presenta sei scatti senza titolo, sono distinti solo dal numero di progressione. Il soggetto preponderante sono gli uccelli, immortalati in volo o in fase di riposo. Non sono uccelli rari, ma semplici come pettirossi o passeri: una volta scelta l'ambientazione, l'ora, il giorno e la luce Mylayne aspetta pazientemente l'arrivo di un uccellino per fissare la scena. Incantevole.


Semplicemente G-E-N-I-A-L-E! Un film della durata di 24h (si, si, proprio 24) composto da frammenti di altre pellicole che abbiano come trait d'union l'inquadratura di un orologio. La proiezione è perfettamente sincronizzata, se vi sedete sui comodissimi divanetti a mezzogiorno vedrete il pezzo di The Clock dedicato a 12.00. Il lavoro è monumentale, i fotogrammi non sono uniti a caso ma accostati in modo che possano avere un senso, anche se appartenenti a film diversi. E' necessario trovare questo film e guardarselo tutto, dal quarto d'ora visionato in mostra è sensazionale.

.... la recensione dedicata ai padiglioni nel prossimo post...



venerdì 15 luglio 2011

La Biennale, ma che cos'è?!? Parte 1 - Organizzazione e sedi

Il terrore di ignorare l'esistenza di un moderno Monet o Picasso mi ha sempre sconvolto. Sui libri di storia dell'arte si leggono le loro biografie e si osservano i loro quadri, senza pensare che in questo esatto momento migliaia di artisti (o presunti tali) cercano di dare il loro contributo esattamente come facevano loro.
Non voglio arrivare a 90 anni, interrogare il mio nipotino e scoprire che l'artista del secolo ha esposto a Basagliapenta. Peggio ancora, non voglio scoprire a 90 anni che avrei già potuto conoscere l'artista del secolo se solo mi fossi informata.
Chi, come me, ha queste ansie può fare alcune cose: leggere riviste d'arte, connettersi a pagine web dedicate all'arte contemporanea, leggere saggi e libri che parlano di questo argomento o visitare le esposizioni.
La Biennale di Venezia è un modo per entrare a contatto con centinaia di nomi, artisti (ribadisco, o presunti tali) e respirare contemporaneità. Ne più, ne meno, dei Salon des Beaux Arts in cui si trovava la créme de la créme e le bistrattate Esposizioni degli Impressionisti dove la gente andava per ridere...si, ma quanti cappelli si è mangiata sapendo che quello di cui ridevano è diventato Manet?!?!?

Sono, appunto, reduce dalla 54a Biennale di Venezia ed ho bisogno di fare il punto della situazione. Sono stata libera, cosciente e felice durante questa visita ma il caldo e la quantità di input pervenuti mi impone l'aggettivo reduceDiciamo che nulla sarebbe stato possibile senza la presenza in loco di Eleonora che a Venezia vive e alla Biennale lavora, mi ha permesso di pernottare a costo zero e di vivere l'esperienza in modo più consapevole di quanto avrei fatto in una toccata e fuga di 10h. Stare un giorno è mezzo si è rivelato necessario e, anzi, non sarebbe ancora abbastanza ma non si può chiedere troppo alle mie sinapsi, alle mie ferie e alla sua disponibilità.

Forse, qualcuno di voi, arrivato a questo punto comincerà a chiedersi che cosa sia La Biennale. Certo, tutti sanno che è un'esposizione internazionale che avviene ogni due anni...ma già in questa definizione si nascondono le prime imprecisioni. La Biennale, in realtà, è un'istituzione culturale che da vita a numerosissimi eventi; a scapito del nome, non tutti hanno scadenza biennale: per esempio, la nota Mostra del Cinema (di Venezia, appunto) viene organizzata tutti gli anni. Ligie al loro nome sono la Biennale di Architettura, quella di Danza, di Teatro, di Musica... organizzate in alternanza con l'evento più importante che è La Biennale di Arte Contemporanea: attualmente è in corso la sua 54a edizione ed è questa Biennale che mi ha sequestrato per due giorni.

LA BIENNALE DI ARTE CONTEMPORANEA

La Biennale di Arte contemporanea è organizzata in 3 parti: i padiglioni nazionali, la mostra e le attività collaterali; fisicamente, si distribuiscono prevalentemente tra i Giardini (padiglioni nazionali "fissi" + 1/2 mostra + padiglione Venezia) e all'Arsenale (padiglioni nazionali "recenti" + 1/2 mostra + il padiglione Italia), questi due luoghi accolgono il 90% dell'evento. Il restante 10% (padiglioni nazionali minori e le attività collaterali) viene ospitato su tutto il territorio cittadino da strutture private o pubbliche. 
In questi due giorni io ho visitato "solo" Giardini e Arsenale, che fanno biglietto comune e sono il clou dell'evento. 


  • PADIGLIONI NAZIONALI "FISSI"

Passeggiando tra sentierini dei Giardini (mappa nel link) incontriamo una trentina di costruzioni erette a partire dalla prima edizione della Biennale (1895) in poi. Sono da considerarsi come delle piccole ambasciate perché lo stato che li ha costruiti li gestisce e ne ha la proprietà, la loro organizzazione esula dalla gestione dell'istituzione veneta. 
Fisicamente appaiono come dei "palazzetti", recanti ognuno il nome dello stato che li ha costruiti: stile, materiale e architettura sono strettamente collegati al periodo e alla cultura della nazione che rappresentano. 
Ogni padiglione è curato da un organo di competenza statale, solitamente il ministero dei beni culturali del paese, o da un grosso nome della cultura (es. gli USA si sono spesso affidati alla Guggenheim foundation): è questo organo che decide quali e quanti artisti portare...teoricamente, le opere dovrebbero essere in linea con l'argomento scelto dal curatore della mostra (quindi, in questo caso con ILLUMI-NAZIONI) ma non spesso questo accade: i padiglioni sono, di fatto, molto liberi; decidono il loro tema, gli artisti, decidono l'installazione, hanno guide, guardiani di sala propri e organizzano eventi collaterali all'interno del loro padiglione... insomma chi visita la Biennale si trova a poter scegliere tra tante mostre quanti sono i le nazioni invitate e ogni padiglione racchiude il meglio dell'arte contemporanea nazionale.

  • PADIGLIONE CENTRALE - MOSTRA

Nei giardini troviamo anche un padiglione Centrale, (l'ex padiglione Italia), che da qualche anno non ospita più il nostro paese ma è la sede della mostra (NB. se vedete dei piccioni, non spaventatevi, sono l'istallazione di Cattelan "Turisti" proposta per la prima volta nel '97 e riportata anche quest'anno...pare proprio che l'artista italiano più pagato al mondo non avesse molte idee alternative).
La Biennale, ogni anno, designa un curatore che studi e realizzi la mostra che dovrebbe dare la linea guida a tutta l'edizione. 
Quest'anno la Biennale ha affidato a Bice Curiger  l'arduo compito; il titolo che la curatrice ha scelto è Illumi - nazioni, da leggere con una linea di separazione tra la parte Illumi e la parte Nazioni perché è su questo binomio che si basa tutta l'esposizione. O per lo meno dovrebbe. Per far entrare maggiormente in sintonia gli artisti con l'evento, Bice a posto ad ogni singolo partecipante 5 domande: Dove ti senti “a casa”? Il futuro parla in inglese o in quale altra lingua? La comunità dell’arte è una “nazione”? Quante nazioni senti dentro di te? Se l’arte fosse una nazione, cosa ci sarebbe scritto nella sua Costituzione?» le risposte, a volte noiose a 
volte illuminanti, sono state pubblicate sul catalogo.
La curatrice ha selezionato personalmente tutti gli artisti presenti, provenienti da ogni parte del mondo e appartenenti a tutte le fasce d'età: ogni edizione, la Biennale ha il compito di essere una luce guida sul panorama dell'arte contemporanea mondiale, di raccogliere le idee e presentarle al grande pubblico.


Quest'anno il Padiglione Venezia è interamente dedicato alle video-sculture di Plessi: "Mari Verticali". Un'inedita soluzione in cui si ribalta il concetto di mare e navigazione: non sono più le barche a essere "disperse" nel mare, ma viceversa: è l'acqua ad essere imprigionata nel corpo della nave che si erge quasi verticale a dominare lo spazio.



  • ARTIGLIERIE E ISOLOTTO

Edizione dopo edizione, lo spazio nei Giardini si è esaurito ma le partecipazioni nazionali continuavano a crescere e si è dovuta trovare una soluzione spaziale. Per questo, tra le stanze dell'Arsenale (che dista 15 min. dai Giardini) vengono ospitati i padiglioni di tutte le altre nazioni che espongono e che non hanno, ancora, un posto fisso su cui contare: Cina, India, Argentina, Iraq, Turchia ecc. ecc. 

  • PADIGLIONE ITALIA

All'Arsenale viene ospitato anche il Padiglione Italia, da quando il nostro paese ha lasciato la sua sede naturale per cederla alla mostra; il padiglione Italia è senza dubbio il più grande tra gli spazi dell'intera Biennale, in onore della nazione ospitante. 

  • CORDERIE

Alcuni spazi dell'Arsenale sono stati destinati alla mostra, artisti e opere erano davvero tanti e voluminose che hanno dovuto "sconfinare" in un'altra sede per essere contenuti.
Camminare tra gli spazi immensi dell'arsenale, lasciati volutamente grezzi e vedere come ogni artista o nazione li abbia reinventati è stupefacente: antichi macchinari e colonne di mattoni si integrano alla perfezione con le idee innovative dell'arte contemporanea. Alle volte è complicato capire cosa sia Arsenale e cosa sia Installazione!

  • GIARDINO DELLE VERGINI

Ospita attività collaterali riconducibili ad artisti esposti in mostra o a padiglioni nazionali che si servono anche di questo spazio per esibire i propri talenti


Le nazioni "minori", arrivate ancora più tardi, prendono accordi con il Comune o con strutture private e vengono ospitate su tutto il territorio cittadino, dando vita alle "Attività collaterali"; mentre tutte le installazioni contenute tra gli spazi dei Giardini e dell'Arsenale sono inserite in un unico biglietto, ogni attività collaterale si organizza da sola. Camminando per le vie della città e muniti di mappa ci si può divertire a scoprire che museo, che bar, che piazza che spiazzo abbia ospitato questa o quella nazione...disseminando lo spirito della Biennale su tutto il "pesce".


(mi scuso per qualche errore o dimenticanza, questa è la biennale vista con i miei occhi)







venerdì 8 luglio 2011

cosmesi e make up ecobio - bilancio dei primi 3 mesi

Tutto è iniziato con: "Mi hai detto che qualche prodotto cosmetico lo produci da sola, mi dai i link delle ricette?".
Non avrei mai pensato che questa innocente frase mi avrebbe aperto le porte di un mondo inesplorato e affascinante. Non pensavo mi sarei appassionata ed invece ho attuato una piccola conversione della quale sono più che soddisfatta.
La questione è questa: la maggior parte delle cose che ci spalmiamo non ci fanno bene. Non parlo di potenziali allergie che danno effetti immediati, mi riferisco alla composizione dei prodotti cosmetici che utilizziamo e che giorno dopo giorno rovinano la nostra pelle. 
Siamo portati a pensare che più un prodotto costi, più la marca sia famosa e meno rischiamo. Quante donne sono cadute nei tranelli di creme che promettono "pelle come seta"? Dopo spalmata, la tua pelle sembra veramente liscia e morbida si , ma come? Da cosa sono composte le creme che ci mettiamo addosso?
Il discorso è molto lungo e tocca materie in cui io ero una perfetta schiappa, ma internet e la saggezza delle folle mi hanno aiutato e guidato verso acquisti leggermente più responsabili e scevri di sciocchi luoghi comuni. Il mio sito di riferimento è www.saicosatispalmi.it e il suo forum.saicostatispalmi.org; leggere questa fonte e altre ad essa correlate mi ha aiutato a trovare dei prodotti che possano fare veramente bene, non rovinare la pelle e magari neanche troppo il pianeta. 
La prima cosa da fare è imparare a leggere l'INCI, ovvero l'elenco microscopico di ingredienti che si trova sui prodotti che acquistiamo. Ripeto, in chimica e scienze facevo pietà ma il sopracitato sito mi ha fornito qualche linea guida per imparare ad evitare determinati componenti, se l'ingrediente 
- finisce in -one: quasi sempre silicone (es. dimethicone) 
- finisce in -xane, -siloxane: silicone (es. cyclopentasiloxane) 
- contiene la particella "eth": etossilato, ovvero in parte petrolifero (es. sodium laureth sulfate) 
- contiene la particella "iso": ingrediente sintetico; 
- finisce con "ammine" o simile: pericolo rilascio nitrosammine; 
- è formato o contiene 3 o 4 lettere in maiuscolo: allerta! (es. PEG, PPG, DEA, MEA, MIPA, EDTA) 
- contiene -trimonium: ittiotossico (es. cetrimonium chloride).
Questi prodotti sono a pallino rosso perché la sostanza può essere una o più delle seguenti cose: 
- non è biodegradabile e quindi inquina 
- inquina perchè ittiotossica 
- pianta in via di estinzione 
- aggressiva/irritante/allergizzante per pelle o mucose 
- derivante da animale quando questo ne comporti l'uccisione.

Premetto, le scelte che faccio sono volte SOPRATTUTTO a non recare danno a me: non sono vegetariana, vegana e quant'altro per cui ammetto di non prestare molta attenzione all'utilizzo di eventuali animali nelle creme che uso...non faccio un dramma se nella mia kajal ci dovessero essere cocciniglie essiccate (colore rosso). Così come, tra un prodotto molto inquinante per l'ambiente ma relativamente sano per la mia pelle e uno verde ma poco efficace su di me, scelgo il primo. Ma molto spesso, tutte le cose sono collegate e il problema è relativo.
Provate a dare un'occhiata agli ingredienti delle creme che usate e confrontateli con questa lista, le parole SILICONE, PETROLATUM, ALLUMEN spunteranno come funghi e sono tutto tranne che rassicuranti se pensiamo che le spalmiamo con naturalezza, tutti i giorni, sulla nostra pelle. Queste sostanze danno effettivamente la sensazione di morbidezza ma semplicemente perché stendono un "film" ed è quello che noi tocchiamo. La nostra pelle sta sotto e a lungo andare non potrà che avere dei problemi: opacità, foruncoletti, screpolature ecc ecc. ecc. 
Il primo inci (elenco ingredienti) che ho analizzato è stato quello dell'olio Johnson Baby, pensando "è indicato per i bambini non può essere tanto male". E' stata la molla che mi ha spinto a fare qualche ripensamento e cominciare a ragionare in modo ecobio per il mio bene.
Sono passati tre mesi da questa mia "conversione" ed è ora di fare il punto della situazione per vedere i risultati ottenuti. Tenete presente che prima usavo prodotti normalissimi, da confezioni e titoli estremamente invitanti e convincenti: creme e struccanti della kiko, bagno schiuma neutro roberts, shampoo e balsamo Garnier, prodotti di make up di Sephora, Kiko, Rimmel ecc. ecc. 
PRIMA DI TUTTO dobbiamo toglierci dalla testa che i prodotti ecobio siano merce d'elite e che si possano trovare solo nei negozi "giusti". SBAGLIATO, da quando ho attuato questa "conversione" compro le cose esattamente dove le compravo prima, entro negli stessi negozi, guardo negli stessi scaffali solo che acquisto con maggiore cognizione di causa. SECONDO DI TUTTO non è assolutamente vero che i prodotti ecobio costino più degli altri, anzi, molto spesso è vero il contrario. 
Detto ciò ecco la mia lista, ad ogni nome corrisponde l'inci e la sua analisi. I prodotti in rosso sono i più versatili e quelli veramente necessari:


Detersione - 

  • Sapone profumato artigianale all'albicocca - Kalé Cosmesis: costa 1,98€, è un panetto di 250 e l'ho comprato da Acqua e Sapone. Lo uso sia per fare la doccia (ma potrei usarlo anche per struccarmi), ce l'ho da metà maggio e ne ho consumato appena la metà: sostituisce i millanta bagnoschiuma che ho usato in vita mia.
Struccaggio: adotto il sistema delle tre biofasi e quindi uso
  • Olio di mandorle dolci - I provenzali: costa 5,99€, flacone da 250ml acquistato da Acqua e Sapone. L'ho iniziato a metà maggio e ho appena superato la metà, prevedo che prima di un mese non finirà. L'olio ha il compito di raggruppare tutte le molecole di trucco e sporcizia che si accumulano durante la giornata sul viso. L'ingrediente per l'olio di mandorle deve essere SOLO olio di mandorle dolci spremute a freddo, diffidate da chi aggiunge altri ingredienti che non siano le mandorle dolci. 
  • Saponetta al burro di Karité: costa 1,75€, panetto da 200 gr acquistato sempre da Acqua e Sapone assieme all'olio di mandorle dolci, penso che mi durerà ancora due mesi perché siamo appena a metà. Il sapone ha il compito di ripulire la faccia dall'olio e dalle molecole di trucco che l'olio stesso ha raggranellato. Usarlo puro sulla pelle potrebbe sgrassarla troppo e non lavare bene, con l'olio di mandorle è a prova di panno in microfibra. NB. Non è il massimo come composizione, appena finisce userò la saponetta all'albicocca anche per questa fase, ero solo curiosa di provarli entrambi.
  • Panno in microfibra - 0,99€ (confezione da 2) dalla Lidl: dopo essermi struccata mi asciugo con il panno, mi aiuta a controllare se, per caso, c'è bisogno di rimuovere ancora trucco. Il panno in microfibra, viene abiutalmente usato per pulire casa perché la sua composizione aiuta a aggrappare meglio le molecole di sporco; ho pensato che lo stesso principio si può attuare durante la detersione per questo ne ho comprato uno (diverso da quello che uso per pulire il lavandino, ovviamente :-P), credo che durerà in eterno o, quantomeno, fino alla sua autodistruzione. Ovviamente va lavato periodicamente, ma posso assicurare che è utilissimo, dopo aver avuto il trucco addosso per tutto il giorno rimuoverlo completamente è fondamentale per evitare che la pelle si rovini.
  • Tonico - Naturissima €9,45 (comprato in sconto del 50%) da Limoni: il tonico serve a riequilibrare la pelle dopo l'uso del sapone. Potrebbe essere anche fatto a casa a base di bucce di arancia, aceto e acqua distillata ma io non sono affatto propensa allo spignattamento. Dopo molte ricerche l'ho trovato 3 settimane fa da limoni, prevedo che duri poco più di un mese perché è liquido e lo uso tutti i giorni, ma ho fatto una bella scorta.
Creme:

Durante i mesi più freddi ho usato l'olio e burri, bisogna avere solo la cura di farli assorbire bene
  • Olio di mandorle (sempre quello dei provenzali), sia per il viso che per il corpo;
  • Burro di Karité - I provenzali : 8,69€ per 100 ml, comprato da Acqua e sapone, è durato quasi due mesi ed era ottimale. Con i primi caldi l'ho commutato in maschera per capelli perché non riuscivo a farlo assorbire bene al viso. Appena tornerà il freddo lo ricomprerò.
Durante i mesi estivi c'è bisogno di qualche cosa che si assorba più infretta, se non si vuole passare 10 minuti a massaggiarsi o uscire di casa tutte unte:
  • Crema protettiva al Pantenolo - cien, 1,19€ alla Lidl. Ho sempre girato al largo dalla lidl per i prodotti cosmetici, pensavo che, essendo un discount, avessero marche di bassa qualità; la Cien si trova solo alla Lidl avevo fatto 2+2. ERRORE, come potete vedere dall'inci questa crema è buonissima, ha qualche neo giallo ma non sono cose preoccupanti. Costa solo 1,19€ ce l'ho da metà maggio e ne ho usata solo un quarto pur mettendola tutte le mattine e le sere. Posso solo consigliarla, in barba a tutte le creme Oil of Olaz, Nivea, L'oreal, Garnier e chi più ne ha più ne metta.
  • Latte Corpo con Olio di Mandorle e Vitamina E - Cien 1,79€ per 500ml (!!!!) dalla Lidl. L'odore ricorda i solari ed è l'unica pecca di questa crema, mezzo litro durerà almeno per 6 mesi. Consiglio. Ovviamente, potrei usare l'olio di mandorle come crema corpo, ma ero curiosa di provarla.
Make Up - il discorso si complica, per ora ho provveduto a sostituire solo ciò che uso sicuramente tutti i giorni per ridurre i danni al minimo. Tutto il resto (ombretti e altre matite) solitamente li uso sopra a questi prodotti e quindi spero di attutire i loro effetti poco sani, con calma e pazienza sostituirò anche tutto il resto.
  • Matite occhi intense (nera e crema) - 9,00€ (ora scontate del 50%) da Bottega Verde: ho comprato la matita nera perché la uso tutti i giorni attorno e dentro l'occhio e la matita crema perché la uso come base a tutti gli ombretti. Vista la validità, lo sconto attuale, gli ingredienti e la gamma di colori credo che ne farò una buona scorta appena torno da Bottega Verde
Shampoo 
  • The Simpson - shampoo doccia fresh ocean - Admiranda, 3,90€ per 250ml da Coin (ma si trova ovunque): comprato in fretta perché mi era già finito il precedente è verde ma non sono soddisfatta, dovrò continuare la ricerca.
Come potete vedere, nessun negozio ecobio, nessuna spesa eccessiva, nessuna privazione e nessun sbattimento...La mia ricerca continua, spero che questo post vi aiuti a cominciare la vostra.