Provo un certo tipo di attrazione per i folli cerebrali, specialmente per quelli apparentemente disimpegnati che realizzano qualcosa dalla facciata semplice, dietro alla quale si cela un'architettura complessa e pensata in ogni dettaglio. Ciò che nasce da loro non delude mai, anche al centesimo contatto potremmo meravigliarci per qualcosa di nuovo.
In settimana ho scoperto un altro artista che corrisponde a queste caratteristiche. Lo avevo già sentito e conoscevo le sue opere in linea generale, ma è solo dopo aver visitato una mostra a lui dedicata che lo ho consacrato a mio mito personale; sto parlando di Maurits Cornelius Escher.(Il mondo di Escher - Udine, casa Colombatti/Cavazzini, via Cavour 14 - ingresso €5)
E' opportuno dare qualche riferimento temporale, se dovessimo basarci sulle sue opere non capiremmo mai in che periodo è vissuto! Potrebbe provenire da un misterioso passato o, addirittura, da un inquietante futuro. Il tutto è meno soprannaturale di quello che sembra, nasce in Olanda nel 1898 e sempre in Olanda muore nel 1972.
Durante il corso della sua vita tutte le moderne correnti artistiche sono nate e si sono affievolite: post-impressionismi vari, espressionismo, surrealismo, cubismo, futurismo, informale... non si può dire che abbia fatto parte di una di queste correnti ma, sinceramente, credo che Escher sia stato un esponente di tutte e di nessuna.
Realizza prevalentemente xilografie e litografie e già questo colpisce, se si pensa che ogni singola prova è frutto di un'incisione su pietra o su legno e solo successivamente stampata su carta; questa scelta rende l'opera finita ancora più sensazionale di un semplice disegno. Guardando qualche sua litografia ci si immerge in un regno altro ricco di silenzio e non puoi sottrarti all'incanto di una mente così precisa e folle. Escher è riuscito a rendere la tridimensionalità di un oggetto mantenendone inalterata la verosimiglianza (una buona lezione per Picasso...), è assolutamente simbolista nella scelta dei suoi temi, specialmente nelle metamorfosi e spesso si rifà alla pittura fiamminga del 1300-500 (Bosch e Bruegel). Senza considerare poi che, pur in un apparente immobilismo, riesce a rendere l'idea del movimento e la velocità al pari dei futuristi. Nonostante questo è assolutamente unico nel suo genere.
La sua opera è divisibile in vari filoni e guardandola potremmo chiederci quale sia stato il motivo scatenante; dobbiamo superare la banalizzazione di considerarli estrosità e virtuosismi, altrimenti rischieremmo solo di sorridere e passare oltre. Invece, ogni singolo disegno è uno studio, un esercizio sul come rendere l'opera più possibile verosimile adottando trucchi prospettici adatti. Più guardiamo più ci rendiamo conto di come la finzione ci prenda in giro.
Prendiamo ad esempio "Concavo e convesso", inizialmente sembra un'immagine allo specchio. Poi capiamo che i due lati differiscono in qualche particolare, ci sembra la corte interna di alcuni edifici. Vediamo, sulla sx, una donna che scende le scale, un uomo che si arrampica su una scala a pioli, un geco ed alcune strutture architettoniche. Il punto di vista è alto e riusciamo a scorgere un paesaggio oltre la trifora. La parte dx presenta molti elementi simili alla sx ma c'è qualcosa di strano... il punto di vista è dal basso e ciò che prima era concavo, ora è convesso...l'immagine che ci appare è totalmente capovolta! La visione complessiva ci spiazza, ogni angolo può avere una doppia interpretazione pur avendoci dato un'impressione iniziale totalmente diversa.
Gli "Oggetti impossibili" di Escher sono così, qualcosa che ci sembra reale ma se dovessimo realizzarla non porterebbe a nessun risultato. Un esempio ancora più chiaro è "Belvedere", se guardiamo il colonnato vediamo chiaramente che ogni arco poggia su due colonne che non sono in linea; anche se l'effetto è verosimile, nella pratica è impossibile.
Sorpresa ancora più grande ce la riseva "Relativity", piccole mummie salgono e scendono dalle scale, ognuna è vista da una prospettiva diversa, dando vinta ad un irreale quanto affascinante microcosmo.
Un altro tema particolarmente caro a Escher è la metamorfosi: oggetti e esseri viventi che, partendo da un nulla creativo si fondono compenetrandosi. Escher fa vivere lo spazio negativo tra le forme che, avanzando nel foglio, danno origine a cavalieri, animali, esseri diabolici. Celebri sono le sue "Otto teste", "Cielo e Acqua", "Sole e luna". Il più affascinante è proprio Metamorfosi II, una xilografia di 4 metri che parte con la parola metamorfosi, la quale diventa scacchiera, che si tramuta in gechi, che si trasformano in un alveare dal quale si dipartono api che, volando, mutano in farfalle e in pesci e i pesci in uccelli, gli uccelli si costituiscono piccole architetture che crescono fino a diventare un castello a picco sul mare, un bastione di tale fortezza diventa parte dei pezzi di una scacchiera che ci riconduce alla parola iniziale. Sembra un'accozzaglia informe di cose, ma guardandolo non si può non rimanere persuasi del senso logico di questa metamorfosi.
Nella sua produzione c'è anche qualcosa di più "convenzionale", come i paesaggi italiani che ha realizzato durante suoi viaggi nel nostro paese. Anche in queste opere si lascia scappare qualche gioco prospettico ed è divertente individuarli, oppure li realizza tracciando solo linee orrizzontali, altri ancora sono costituiti da piccole L che, accostate, danno origine a meravigliose cattedrali...
Non troverete pannelli esplicativi o guide, per questo vi consiglio di documentarvi sulla sua vita e sulle sue opere (a questo proposito, consiglio l'artedossier della Giunti a lui dedicato), ma questo non è un difetto. Trovo che la dimensione ideale per ospitare Escher sia, appunto, un arredamento quasi asettico che assecondi i suoi bianchi e i suoi neri e che non crei confusione. Il silenzio è proprio delle opere di Escher che richiedono solo concentrazione per poter scovare tutti i dettagli, i particolari, i giochi e le sue strutture impossibili. Non abbiate fretta e prendetevi tutto il tempo necessario, ne uscirete pienamente soddisfatti.
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