mercoledì 6 aprile 2011

MOSTRA AL MART: La rivoluzione dello sguardo. Capolavori impressionisti e post-impressionisti dal Musée d’Orsay

Che sia una mostra mozzafiato lo si capisce già dalla provenienza: capolavori impressionisti e post-impressionisti dal Musée d’Orsay. La cosa stupefacente è che in questo caso sia vero!
Chi bazzica il mondo delle mostre, sa benissimo la farlocchità dei titoli-specchietti-per-le-allodole, della serie "Da....A... (e, spesso, un altro A....)" oppure un altisonante, famosissimo (e quotatissimo) nome in primo piano che, in locandina, fa ombra alla scritta "e i suoi contemporanei" ma che in mostra si riduce ad una manciata di quadri di "marca", persi in un marasma di illustri sconosciuti.


Al Mart no. Al Mart ho visto veramente grandi capolavori provenienti dall'Orsay...personalmente sono rimasta rapita da:
  • Rue Montogruel imbandierata (Monet - 1878) perché è incredibile come dei tratti tanto fulminei quanto sapienti di colore riescano a dare l'idea della confusione, del vento che si imbatte contro la tela delle bandiere, sventolandole, del chiasso della gente festante per le strade. E dire che è solo untume sulla tela...
  • Stanza ad Arles (Van Gogh) anche se non ci avrei scommesso una cippa. Io non apprezzo particolarmente Van Gogh però, trovandomi faccia a faccia con la brillantezza del suo colore ho dovuto cedere il passo e dire "Chapeau". Tinte accese e lucenti che accendevano la piccola stanza in cui lui alloggiava. Era difficile staccarvi gli occhi di dosso, devo ammetterlo e, seppur la prospettiva fosse volutamente falsata (coesistono, infatti, più piani nella composizione) ho avuto la sensazione di entrare nella stanza. La qual cosa mi capita raramente e mai avrei immaginato che il quadro fosse proprio di Vincent.
  • La culla (...) perché è raro vedere la realtà attraverso uno sguardo femminile nell'universo dell'arte e questa tela è uno dei pochi esempi famosi. E' estremamente tenero, in quanto rappresenta la sorella della pittrice intenta a guardare la figlioletta Blanche. Mi ha colpito particolarmente il velo che ripara la bambina, così verosimile e preciso da voler alzarlo per scoprire il tesoro che cela.
  • La toilette (Touluse Lautrect) il fascino del non visto e non detto che è proprio di artisti come Touluse Lautrect o Schiele, specialisti nella rappresentazione di scene intimiste che scatenano la propria sensualità tramite una semplice calza, un panno o un gesto.
  • L'origine del mondo (Courbet) è il quadro dello scandalo. Gustave si dev'essere divertito, dal paradiso degli artisti, a seguire la querelle per la presenza della sua "scandalosa" tela su pubblicazioni dirette alle scuole. Dimostra che la realtà può essere scandalosa più di ogni fantasia e questo Courbet lo sapeva bene! Ma, significati e dietrologie a parte, la tela è fenomenale, incantevole e cruda come solo lui sapeva essere.
  • Donna con il parasole (Monet), in una delle sue varie versioni tra le più eteree e appariscenti. Nella confusione della luce abbagliante, compare questa donna con l'abito svolazzante dal vento e dal movimento. Se di Van Gogh colpisce la lucentezza, qui non si può fare a meno di apprezzare la luminosità che riescono a sprigionare anche i colori freddi.
  • Scena di festa al Moulin-Rouge (Boldini): tela rubiconda e mondana come ci si aspetta dai migliori Boldini. Gli uomini concupiti dalle donne furbe mentre, tutt'attorno, vengono ghermiti da un rosso potente acceso e buio allo stesso tempo. Rosso come il mulino, rosso come il peccato, rosso come la passione...
  • Il povero pescatore (Pierre Puvis de Chavannes): una sola parola per descriverlo DISARMANTE. Vedendo la sua umile povertà e i suoi colori tristi, ci si sente in colpa ad aver speso soldi per una "futile mostra" mentre lui lotta con il mare ogni giorno.
  • .... ce n'era un altro, veramente lodevole. Ritraeva con un realismo assoluto una famiglia di poveri contadini. La cosa che più saltava agli occhi erano le manone della vecchia seduta nella parte dx del dipinto. Manone che chiunque abbia visto mani contadine avrebbe potuto riconoscere, gonfie, sgraziate e ruvide, scure, tozze ed esperte. In una stanza povera tanto quanto i suoi abitanti, il pittore (purtroppo non mi ricordo ne titolo ne autore) fa un'istantanea di una famiglia qualsiasi, tanto qualsiasi da prendersi la briga di tagliare a metà uno dei personaggi, ponendolo al limite estremo della tela, come per dire:"anche se dovessi continuare, non ci sarebbe nulla di nuovo.". Ma che potenza espressiva e che maestria nella resa. Eccezionale.
Un plauso particolare merita anche la sede, il MART è davvero un eccellente museo di arte contemporanea. Non sono ancora riuscita a vedere la collezione permanente e quindi non posso esprimermi, ma la struttura è spaziosa e ben studiata. Non ci si scontra, non ci si stufa...si ha la sensazione di entrare in un luogo dedito all'arte, dedicato ad essa e non riadattato per accoglierla. Questo dona un notevole valore aggiunto ad ogni visita.


http://www.mart.trento.it/context_mostre.jsp?ID_LINK=9&id_context=2764&page=7&area=42

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