mercoledì 23 marzo 2011

FUR

Per una nutrita serie di motivi, il titolo completo ideale potrebbe essere "Fur - di chiaaaaf" (FUORI di testa, per i non friulani) e non "Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus."
Benché Fur sia il codice iso 639-2 che identifica la lingua friulana, appunto, immagino che il regista Steven Shainberg l'abbia scelto in funzione del suo significato inglese: pelo, peluria, pelliccia, mentre il sottotitolo spiega e, in qualche modo, giustifica quello che stiamo per vedere.
Infatti, nulla di quello che racconta il film è reale: ma nessuno vuole ingannarci, è una clausola chiara fin dalla locandina.
Nulla è reale o quasi...per esempio è vero che Diane (e,  mi raccomando pronunciate Dian, non Daian)proviene da una ricca famiglia. Corrisponde al vero che sia sposata con Allan Arbus, fotografo di moda e che con lui collabora. Ed è senz'altro vero che lascia la famiglia e il lavoro con il marito per dedicarsi a tempo pieno alle sue fotografie.
Nella realtà credo che sia stata meno repressa e remissiva di quanto ci faccia intendere il film. Ma, ovviamente, dovevano darle un pretesto per irrompere nell'anormale quiete del suo bislacco vicino e così stravolgere la propria quotidianità di moglie, assistente e madre.
Ma atteniamoci al film.
Diane ha messo la vita al servizio di suo marito. Intendiamoci, non vedremo una donna distrutta, piangente e dagli occhi pesti. Lei ama suo marito e svolge con dedizione la sua parte: prepara la scena, la luce e le modelle per fare in modo che Allan scatti una bella fotografia che piaccia ai clienti paganti. 
Ama le sue bambine e la sua vita sembra un bel ritratto di famiglia americana con il sorriso sulle labbra.
Certo, appare subito come una donna un po' strana, un po' sensibile, un po' osservatrice e, grazie a queste caratteristiche, nota subito (dai passi e dalla musica) che il nuovo inquilino ha qualcosa di speciale. Non lo ha mai visto, se non di sfuggita ma ne è affascinata.
L'Allan cinematografico si sarà sicuramente mangiato le mani, ma è stato proprio lui a spingere la moglie perché si prendesse tempo per se stessa. Per scattare le sue fotografie. Per staccare un po' dal lavoro e dalla casa. E lei, con titubanza, decide di buttarsi e fare dei "Ritratti fotografici ai vicini di casa". In realtà non andò più in la del primo piano perché la personalità di Lionell (il bislacco vicino di sopracitato) le farà perdere d'interesse per il mondo dei "normali" e la facendola innamorare dell'universo Freaks.
Grazie a Lionell, Diane abbatte le barriere del pregiudizio: dove sta scritto che una rispettata e rispettosa madre di famiglia non possa essere amica di un uomo come lui, affetto da una malattia che lo ricopre di peli? Instaurano un rapporto fraterno, che va al di là di ogni limite; che inibizione puoi avere di fronte ad un uomo che non si vergogna di mostrarsi per com'è? Che non ha vergogna a farti conoscere i suoi amici: nani, gente che suona il violoncello con i piedi (perché senza braccia), giganti, siamesi... e dimostra che, anche se con le loro caratteristiche particolari, possono vivere una vita normale e possano fare un lavoro che non sia l'attrazione nei circhi!
Ovviamente Allan comincia a capire di non aver spinto sua moglie verso un semplice hobby, ma di averle aperto le porte verso un altro mondo di cui comincia ad essere geloso. 
Quando Diane comprende la precarietà della vita di Lionell e la possibilità di perderlo da un momento all'altro, si rende conto di amarlo e di voler rinunciare alla sua vita precedente... Dopo averlo accompagnato verso la morte, decide di chiudere con la vita vissuta fin'ora e fare quello che aveva sempre desiderato: vedere molti posti. Senza tornare sui suoi passi, archivia l'unica foto di Lionell sbarbato (e l'unica del suo progetto iniziale dedicato ai suoi vicini di casa)come suo primo ritratto fotografico. Il primo di una lunga serie.


Mi giudicherei eccessivamente acculturata se vi dicessi che conosco la vita di Diane Arbus tanto da poter giudicare questo film assurdo. Non lo farò, ma posso dire che non c'era bisogno di tirarla in ballo. Regista e sceneggiatori avrebbero potuto inventarsi un soggetto qualsiasi e fargli vivere questa meravigliosa favola...che motivo c'era di inventarsi un ritratto immaginario di un personaggio noto, per giustificare il suo reale interesse fotografico per i freaks. Non penso che la sua vita fosse tanto meno affascinante da affibiargliene una inventata.
Questa è l'unica critica che muovo alla pellicola, ma sebbene sia solo una ha il potere di smontare l'entusiasmo nei confronti di un film accurato e, a tratti, divertente. 
La regia è pulita e la scenografia riesce ad essere essenziale anche quando fuori dal comune, come nel caso dell'appartamento di Lionell. 
Ovviamente, nulla da dire sull'interpretazione: Nicole Kidman è sempre perfetta, non ho ancora visto una sua performance che non mi sia piaciuta e un giudizio molto positivo tocca anche a Robert Donwey Jr (al quale fascino non resistevo, nonostante la coltre di peli che lo copriva). Sono sicura che il doppiaggio italiano, così sussurrato, abbia penalizzato molto la resa finale. E l'immancabile finale amoroso ha fatto scivolare il film sul banale: ovviamente i due si innamorano e finiscono a letto insieme, particolare scontato che pensavamo fino all'ultimo di aver scongiurato(rima).

Nessun commento:

Posta un commento