mercoledì 20 luglio 2011

Ma che cos'è la biennale? (parte 2 - Mostra Illumi-nazioni)

Ecco la seconda parte dalla mia visita alla Biennale.

Come per la mostra del cinema, anche questa esposizione ha assegnato i suoi leoni: 
Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale alla Germania - Christoph Schlingensief
(Padiglione ai Giardini)
Leone d’oro per il miglior artista di ILLUMInazioni a Christian Marclay
(Stati Uniti, 1955; espone alle Corderie dell’Arsenale) - The Clock, 2010
Leone d’argento per un promettente giovane artista di ILLUMInazioni a Haroon Mirza
(Gran Bretagna, 1977; espone alle Corderie dell’Arsenale e al Padiglione Centrale, Giardini)
La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali a:
Lituania - Behind the White Curtain
Darius Mikšys - (Padiglione in città; Scuola S. Pasquale, Castello 278)
Klara Lidén - (Svezia, 1979; espone all’Arsenale) - Untitled, (Trashcan), 2011.

Ma se potessi dire la mia, se fossi stata nella giuria avrei indicato altri artisti ed altre opere maggiormente interessanti (eccenzion fatta per il Leone D'oro perchè Christian Marclay è davvero geniale)

Come detto nel precedente post, la Biennale si compone di una mostra e delle esposizioni indipendenti dei padiglioni nazionali; in questo articolo vi parlerò degli artisti e delle installazioni che ho maggiormente apprezzato visitando la mostra Illumi-nazioni.

ILLUMINAZIONI

La Biennale ha affidato a Bice Curiger  la mostra di quest'anno; il titolo che la curatrice ha scelto è Illumi - nazioni, da leggere con una linea di separazione tra la parte Illumi e la parte Nazioni perché è su questo binomio che si basa tutta l'esposizione. O per lo meno dovrebbe. Per far entrare maggiormente in sintonia gli artisti con l'evento, Bice a posto ad ogni singolo partecipante 5 domande: Dove ti senti “a casa”? Il futuro parla in inglese o in quale altra lingua? La comunità dell’arte è una “nazione”? Quante nazioni senti dentro di te? Se l’arte fosse una nazione, cosa ci sarebbe scritto nella sua Costituzione?» le risposte, a volte noiose a volte illuminanti, sono state pubblicate sul catalogo.

Se dovessi assegnare i miei leoni agli artisti che hanno esposto, avrei una certa rosa di preferenze (espresse in ordine di apparizione sul mio cammino in visita e non di gradimento):

Norma Jeane: Who's afraid of free expression? (giardini)
E' un anonimo artista che prende il prestito il nome di Battesimo di Marilyn Monroe; il 4 giugno la sua opera risultava come un cubo, composto da mattonelle di plastilina di tre colori disposte in modo da ricreare la bandiera egiziana. Ora il cubo è stato quasi totalmente smembrato dai visitatori che hanno ricevuto il nulla osta dall'artista: ogni passante ha giocato con la plastilina, realizzando delle piccole tracce del suo passaggio: scritte, sculturine, cuori...i muri circostanti hanno presto visto invaso il loro bianco candido e sono diventati la prova concreta di un'interazione efficace tra autore e spettatore. 
Anche io mi sono cimentata con la plastilina ed ho dato il mio contributo. L'opera è totalmente trasformata, come esplosa tra le nostre mani senza che questo possa turbare minimamente l'artista.


Pipilotti Rist (giardini)

Prendi una veduta settecentesca di Venezia, riproponila fissata all'interno di uno schermo e guarda l'effetto che l'unione del quadro ha con le immagini che lo schermo proietta. Questa è  Pipilotti Rist alla Biennale...un tuffo surreale che è difficile spiegare a parole.

Tre dipinti che sembrano una fusione tra Lichtenstein e Magritte, che come le loro tele riescono a dare una parvenza di ironia per cedere presto il passo a tristezza e preoccupazione. La tecnica che unisce fotografia, tela e acrilico da a queste immagini un realismo che ci inganna: sappiamo benissimo che Superman non esiste, che è un fumetto e il suo destino è vincere sul male, ma quanto ci sconforta vedendolo domandarsi: "dove ho sbagliato?"

Nathaniel MellorsOurhouse  (giardini)

Un'opera composita: due tv che proiettano il primo episodio della serie Ourhouse e, al centro, un'installazione che presenta due teste animate, unite dagli stessi capelli. La serie tv Ourhouse ha la peculiarità di avere dei dialoghi senza senso, ma pronunciati con sicurezza assoluta. Così anche le due teste inscenano un dialogo meccanico, ripetitivo, scambiandosi le battute in modo da dire le stesse cose ma contraddicendosi in continuazione. Sotto accusa è il mondo dei politicanti, che come i protagonisti di Ourhouse e le teste, possono dire qualunque cosa, tutto e il contrario di tutto ma sempre con la medesima convinzione e faccia tosta.


Non è la sola opera esposta in biennale, ma delle due è quella che mi ha più interessato. E' isolata all'interno di una stanza, le pareti sono foderate di gommapiuma nera, tagliata a forme piramidali. Ti guardi intorno e ti chiedi dove sia l'opera, visto che si sente solo un ronzio che proviene dal pavimento. Dal soffitto, si cala un cerchio di luce. E' spontaneo lo spostamento in modo da stare esattamente sotto di esso, mentre la il ronzio cresce sempre di più. Tutto ad un tratto: BUIO. Musica e luce si spengono ma è impossibile non notare che il ronzio persevera nelle orecchie e che il cerchio sia rimasto impresso negli occhi.


Tre sculture: una raffigurante Il ratto delle sabine del Giambologna (perfettamente somigliante), un passante che osserva la suddetta statua e una sedia da ufficio. Tre sculture di cera. Tre sculture di cera accese in sommità. All'inaugurazione della Biennale, lo stato dell'opera era come potete osservare nel link ma più il tempo passa, più la candela brucia e più la cera si scioglie: le tre sculture sono ogni giorno diverse. Fischer ha imposto che nulla venisse ripulito o aggiustato e naturalmente la fiamma rimarrà accesa fino a che, bruciando, non distruggerà tutta l'opera. Ora l'installazione è sul viale del tramonto: dall'osservatore sono cadute delle parti intere (il viso) e sono rimaste intatte solo le gambe, la sedia è arrivata ad un punto in cui non si capisce che è una sedia. Prima della fine della biennale questa installazione si sarà già disintegrata, non rimarrà memoria, l'autore non potrà rivenderla ad un prezzo più alto: posso assicurarvi che è davvero emozionante.


Colori accesi, quasi retroilluminati, più che mai familiari da quando smartphone, iphone/pad/touch 3D ci hanno conquistato. Questa biblioteca, vista sia correttamente che ribaltata, cattura lo sguardo per poter scoprire ogni dettaglio. E' davvero notevole per toni, qualità dell'immagine e attienzione nella resa.

Elisabetta Benassi: installazione (arsenale)

Elisabetta Benassi ha costruito questa installazione disponendo vari lettori analogici di microfiches, in grado di ingrandire alcune foto. Niente di straordinario, se non fosse che le foto da lei proposte non mostrano ritratti, scatti d'epoca, paesaggi o immagini struggenti bensì il retro delle fotografie conservate negli archivi storici. L'artista ci propone commenti, descrizioni, appunti, comunicazioni ufficiali solitamente nascoste perché posizionate sul retro: chi conosce i fatti che le didascalie narrano può, sforzarsi, ricordare la foto; non è strano che possa averla vista sui giornali o pubblicata su dei libri. Chi non conosce i fatti può immaginare e farsi trasportare in questo inedito viaggio nella storia.


Ha immortalato il fenomeno naturale nella sua massima esplosione: un vulcano in eruzionefasci di luce impressi nel cielo... magico.

Jean-Luc Mylayne: senzatitolo (arsenale)

Questo straordinario fotografo presenta sei scatti senza titolo, sono distinti solo dal numero di progressione. Il soggetto preponderante sono gli uccelli, immortalati in volo o in fase di riposo. Non sono uccelli rari, ma semplici come pettirossi o passeri: una volta scelta l'ambientazione, l'ora, il giorno e la luce Mylayne aspetta pazientemente l'arrivo di un uccellino per fissare la scena. Incantevole.


Semplicemente G-E-N-I-A-L-E! Un film della durata di 24h (si, si, proprio 24) composto da frammenti di altre pellicole che abbiano come trait d'union l'inquadratura di un orologio. La proiezione è perfettamente sincronizzata, se vi sedete sui comodissimi divanetti a mezzogiorno vedrete il pezzo di The Clock dedicato a 12.00. Il lavoro è monumentale, i fotogrammi non sono uniti a caso ma accostati in modo che possano avere un senso, anche se appartenenti a film diversi. E' necessario trovare questo film e guardarselo tutto, dal quarto d'ora visionato in mostra è sensazionale.

.... la recensione dedicata ai padiglioni nel prossimo post...



Nessun commento:

Posta un commento