L’Ottocento
Intro
Nell’osservazione di un’opera d’arte ci sono almeno due livelli di comprensione: l’iconografia e l’iconologia.
Riconoscere e capire l’iconografia significa essere in grado di descrivere e classificare cosa oggettivamente viene visto. Per esempio, in una qualsiasi natività un occidentale medio riconosce una famiglia, l’asino, il bue ed altri personaggi classificati come pastori, agricoltori o contadini a seconda del loro abbigliamento.
Capirne l’iconologia vuol dire essere in grado di spiegare le immagini e i loro simboli: il poter dire che la donna con il manto azzurro è la Madonna e l’uomo dormiente è San Giuseppe è già un’analisi iconografica.
Fino al 1800 c.a., la comprensione del livello iconografico è tutto sommato facile da raggiungere perché c’è una certa aderenza tra le arti figurative, la loro realizzazione e la realtà. Successivamente, la storia dell’arte ha conosciuto artisti che non solo danno significati iconologici molto complessi e personali alle loro opere ma si discostano moltissimo dalla rappresentazione figurativa, rendendo più complicata anche l’analisi iconografica. Di fronte agli schizzi di colore di Pollock si può rimanere fortemente spiazzati, perché non riusciamo a classificare oggettivamente gli oggetti della rappresentazione e anche il loro significato ci risulta ostico. Il rischio è di abbandonare l’impresa, disdegnando opera e autore.
Lo scopo di questo corso è proprio quello di dare le linee guida principali per riuscire a comprendere lo stile di quegli artisti più complicati e più lontani dalla realtà; quelli le cui opere ci fanno commentare: “Non è arte, potevo farlo anche io!”
Per arrivare a parlare di loro, dobbiamo prima fare una premessa e descrivere il panorama artistico in cui le correnti contemporanee nascono, si sviluppano…capire insomma da cosa divergono tutti gli -ismi e le avanguardie nate nell’800 e 900.
Neoclassicismo
L’espressione artistica ufficiale all’inizio dell’800 era il Neoclassicismo, che aveva cominciato a diffondersi già nell’ultimo quarto del 1700 e aveva trovato in Jacques Luis David il suo esponente principale.
Il termine indica il riemergere con particolare forza della componente “classica”, ovvero la ripresa dei modelli storici romani e, soprattutto greci. Tale indirizzo è in sintonia con le tendenze razionalistiche del secolo dei lumi, il classicismo tende ad andare oltre ai fenomeni (dove si ferma il naturalismo) per arrivare ai principi immutabili alla base dei fenomeni stessi, una sorta di idealizzazione di forme e concetti.
I soggetti non possono essere frivoli ma capaci di essere degli esempi di moralità e di virtù, poiché l’arte ha un ruolo educativo. Il neoclassicismo è fascino per lo stile antico, non solo dei suoi miti o protagonisti: indaga sulle leggi primarie della bellezza intramontabile e ne tenta un recupero puro. I motivi dello sviluppo di tale corrente artistica sono:
- contrasto con l’eccessività Barocca e Rococò;
- rinnovato interesse per l’archeologia, anche per via di ritrovamenti archeologici;
- desiderio di un’arte quieta e serena in contrasto con le guerre europee;
- strumento per rappresentazione di ideali e di libertà civile;
- Roma viaggio obbligato di ogni artista, che veniva colpito dalle rovine romane e dai maestri del 400.
Come detto, uno degli esponenti più autorevoli del Neoclassicismo in generale e sicuramente l’astro maggiore del neoclassicismo in pittura è Jacques Louis David (1748 – 1825). Era già stato ampio protagonista della pittura durante tutta la rivoluzione francese, facendosi portatore dei suoi ideali attraverso il parallelismo tra i miti greci/romani e la contemporaneità o idealizzandone i valori creando martiri moderni.
Con l’avvento di Napoleone e la fine del vento Rivoluzionario, David diventa pittore di corte. Napoleone se ne serve per piegare l’arte alla propaganda e diffondere un’immagine di imperatore solenne ma anche vicino al popolo e ai suoi soldati.
David firma i quadri più celebri, quelli che associamo subito a Napoleone: L’incoronazione dell’imperatore e dell’imperatrice (1805/07), Bonaparte che valica il gran san Bernardo (1801).
La resa del primo è molto naturalistica, la tela è enorme per rappresentare a grandezza naturale oltre 80 convitanti. Lo scopo è quello di esportare la grandeur francese, la magnificenza e la solennità dell’evento, la nascita dell’impero e la consacrazione di Napoleone, uomo venuto dal niente.
La seconda è più idealizzata: Napoleone è ritratto come nei monumenti equestri romani, mentre doma un cavallo impennato senza scomporsi minimamente. E’ abbigliato con vesti lussuose e regali, mentre calpesta sassi recanti i nomi di altri grandi condottieri della storia, come per indicarlo a loro successore. E’ ovvio che Napoleone, proveniente dal nulla, abbia bisogno con tutti i mezzi di affermare la propria magnificenza e per legittimare la sua posizione. Quando i Borboni ritornano alla guida della Francia, David è costretto all’esilio ma continuerà ad essere un punto di riferimento per i giovani artisti. E’ estremamente ironico pensare che David fu contro alle accademie e proprio lui divenne uno dei pilastri degli studi accademici. Espresse un discorso molto violento contro di loro ritenendole un regime “Vessatorio, avvilente e fatto per scoraggiare talenti.”(David). Dopo questo discorso del 1793 le accademie cessarono di esistere fino alla restaurazione, ma di fatto lui divenne un riferimento e discostarsi dalle sue leggi poteva diventare un bastone tra le ruote nella carriera dei giovani artisti.
In Italia il volto del Classicismo è Antonio Canova (1757-1822), uno scultore apprezzato da tutte le corti europee e soprattutto dell’impero napoleonico. Diventa una personalità importante e fidata; molti saranno i suoi incarichi a Roma, considerata la seconda capitale dell’impero.
Lo scopo delle sue sculture è esattamente lo stesso delle tele di David, celebrare la magnificenza dell’impero. Profondamente legato al mondo mitologico è la statua di Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice (1804/07). Il rimando al mito permetta a Canova di rappresentare la sorella dell’imperatore nuda (anche se il corpo è della sua modella), divinizzando così la sua figura; Paolina veste i panni di Venere, madre di Enea che darà origine alla stirpe Romana, da cui discendevano i Borghese . Bisogna considerare che il nudo era vietato, a meno che non fosse collegato al mondo mitologico o alle tele storiche. Canova realizza nudo anche l’imperatore nella statua Napoleone Marte Pacificatore, di cui Bonaparte fa realizzare 12.000 copie da spedire in tutti i comuni del regno. Lo scopo è il medesimo e si può dire che l’intento sia stato raggiunto.
Per la casa asburgica, Canova realizza il Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria(1798 e il 1805) per onorare la moglie dell’arciduca Albert di Sachsen Teschen. Si discosta totalmente dai soliti monumenti funebri, non ci sono i classici riferimenti al tempo che passa come la clessidra o i teschi. In perfetto stile neoclassico punta sulla grazia e sulla potenza della riflessione. Un corteo mestamente avanza verso una cavità nera: la pietà regge le ceneri di Maria Crisitina, accompagnata da due bambini e la Carità guida un cieco. Seduti sulla destra stanno un genio alato ed un leone entrambi con aria triste e rassegnata; il genio bello e senza difetti è l’immagine della perfezione dell’eternità. Le ghirlande tengono in mano le figure che camminano, indicano il legame tra vivi e morti. Solo un medaglione sulla piramide ci indica di chi sia la tomba.
E lo stesso discorso equivale per il dolcissimo blocco scultoreo Amore e Psiche, dove l’amore è idealizzato e non vi è traccia di sensualità e pulsioni erotiche. Il sentimento puro dell’amore, quello che potevano provare gli dei: “Bella opera se solo difetti non ha. Le più sublimi opere, oltre alla bellezza che appaga l’intelletto hanno la bellezza d’ispirazione, che assale i sensi e trionfa nel cuore: hanno l’effetto in se, hanno in se la vita e ci fanno piangere, rallegrare e commuovere a posta loro, e questa è la vera bellezza.” Canova
Dopo il Rococò, c’era stato il desiderio e la necessità di un ritorno alla sobrietà e al classicismo. Quando Napoleone compare sulla scena apprezza moltissimo questo stile à la greque e lo fa suo, trasformandolo quasi in una moda, in uno stile più che in un’espressione artistica appunto.
Intendeva ripetere la stessa operazione pan artistica operata nell’impero romano, in cui si tentava di far diventare ogni città una piccola Roma. L’arte Romana era la stessa in ogni angolo dell’impero e così Napoleone la riprende per unificare angolo del suo. Con la caduta dell’impero crolla questa frenesia di arte universale e le popolazioni sottomesse riemergono, concentrandosi sul proprio locale e particolare. E’ in questo frangente che comincia a stufare e si troveranno soluzioni nuove. Il classicismo farà braccetto con l’accademismo e le correnti artistiche dell’ottocento saranno tutte volte allo smantellamento del bello formale. Quest’incrinatura di gusto non tarderà a farsi sentire, già nei primi dell’ottocento quando il neoclassicismo diventerà una caricatura di se stesso, apprezzato dai ricchi occhieggianti al potere imperiale.
Basti pensare la stessa sorella di Napoleone, dopo la sua morte decide di nascondere al pubblico la sua statua realizzata da Canova perché trovava il nudo troppo eccessivo e fuori luogo.
Romanticismo
“Come possiamo pensare di voler recuperare l’arte antica? I greci hanno portato al massimo livello la bellezza delle forme nel momento in cui i loro dei andavano in rovina. […] Anche da noi qualcosa va in rovina, siamo sul limitare di tutte le religioni scaturite dalla cattolica; le astrazioni decadono; tutto è più intangibile e leggero di prima, tutto si rivolge verso il paesaggio. […] Alcuni si rivolgono ancora, sgagliando verso la storia e si confondono. Voglio rappresentare la mia vita in una serie di opere d’arte […] voglio fermare lo spirito che fugge” L’arte come seconda natura – Runge 1802
Con questo termine si tende generalmente a indicare quell’esperienza culturale e artistica che, a partire dal secondo Settecento fino alla metà dell’Ottocento, si contrappone al Classicismo, puntando alla riscoperta dell’istintività, della fantasia e dell’irrazionalità, del prevalere del sentimento e delle sensazioni profonde. I romantici rivendicano il diritto di seguire la propria strada, esprimendosi senza ostacoli. Per loro l’arte ha bisogno di infrangere le regole, di evolversi senza limiti, calcando la mano sulla natura oscura dell’ispirazione artistica.
Le caratteristiche formali e stilistiche però, come la maggior parte degli –ismi, hanno sostanziali differenze a seconda della regione europea a cui si fa riferimento. Per alcuni è fondamentale il disegno, con risultati più precisi e fini; per altri prevale il colore, veicolo immediato con cui comunicare il proprio stato d’animo. Tra coloro che prediligono il disegno, troviamo il tedesco Friedrich e l’italiano Hayez; i pittori nazareni (chiamati così anche per i frequenti temi religiosi), che cercano di recuperare la limpidezza e precisione del Durer e di Raffaello. Tra coloro i quali preferiscono l’immediatezza del colore, annoveriamo i francesi Gericault, Delacroix e Corot e gli inglesi Turner e Constable. Questi propongono una pittura immediata, caratterizzata da colore denso e contorni sfuggenti. Questo stile ribelle è il marchio di riconoscimento di molti romantici, che quel simpaticone di Baudelaire avrebbe più tardi apostrofato come una pittura fatta “Con una scopa ubriaca”.
Come già premesso, è d’obbligo suddividere la corrente in modo geografico, poiché per ogni stato il Romanticismo pittorico assume diverse sfumature sociali, politiche e artistiche.
Romantici Francesi
A Parigi, con il passaggio dal Neoclassicismo al Romanticismo il rapporto tra artisti e politica non è chiaro come nel l’epoca di David. La delusione storica provocata dal fallimento degli ideali rivoluzionari, dopo la sconfitta di Napoleone e il ritorno dell’ancien regime, ha reso gli artisti più scettici e guardinghi di fronte al potere. Questo disincanto porta i pittori a prediligere come soggetti delle proprie opere avvenimenti storici o di cronaca. Le opere di Delacroix e Gericault, i maggiori esponenti, sono spesso ispirate a fatti d’attualità, non celebrano protagonisti della politica, ma persone comuni. Altro soggetto molto amato è l’Oriente e l’esotico, preso come pretesto per esercizi di stile.
Prendiamo per es la Zattera Della Medusa Jean-Louis Théodore Géricault (1791-1824), datata 1818. Esso rappresenta un fatto realmente accaduto: il naufragio della Medusa, nave che trasportava soldati e civili in Senegal, avvenuto nel 1860. In seguito al naufragio, 150 persone erano salite sulla zattera che doveva portarle in salvo, ma pochi sopravvissero. Il governo aveva tentato di nascondere questo incidente per evitare polemiche, ma il pittore si fosse informato attraverso i superstiti dell’accaduto, riuscendo a riprodurre il tragico momento dell’avvistamento della nave che avrebbe salvato i pochi superstiti. Notiamo alcuni riferimenti anche all’arte di Michelangelo e Caravaggio, per la precisione anatomica e l’uso di uno sfondo scuro. Il suo formato, quasi gigantesco, coinvolge lo spettatore nella disperazione di questi superstiti.
Testimonianza dell’interesse di Gericault per la gente comune e per le forti sensazioni è senza dubbio la serie dei Ritratti Di Alienati, malati di mente ricoverati in un ospedale psichiatrico di Parigi, che vengono usati come materiale didattico e illustrativo al medico Georget per le sue lezioni di patologia. I ritratti sono oggettivi, mirano a restituire i disordini mentali di cui i soggetti sono affetti.
Allo stesso modo ispirato all’attualità è La Liberta’ Che Guida Il Popolo di Eugene Delacroix (1798-1863) del 1830, considerato il primo quadro politico della pittura moderna. Durante i combattimenti della rivoluzione, il pittore gira per la città alla ricerca di ispirazione per il ‘’soggetto moderno’’ di una nuova tela. Questa raffigura l’avanzata degli insorti guidato dalla figura simbolica della Libertà: vediamo un bimbo, un nobile con una carabina (forse un autoritratto), un operaio e uno studente universitario…tutte le classi sociali unite nella lotta. Viene acquistato dal governo francese e diventa il simbolo della lotta per la libertà.
Testimone dell’amore per l’esotico e l’oriente è il dipinto di Delacroix Donne D’Algeri Nelle Loro Stanze, realizzato nel 1834. Raffigura l’interno di un harem, dove alcune donne sono sedute in una stanza riccamente arredata a fumare il narghilè. I colori sono caldi e le pennellate sono dense e corpose, proprio per sottolineare l’atmosfera intrisa di odori e sapori esotici, tant’è che Renoir, alla vista del quadro, disse che ‘’Si poteva ancora sentire il profumo dell’incenso’’.
In contrapposizione a questo dipinto diamo una veloce occhiata a quello che si considerava ‘’classico’’ al momento: questo è Il Bagno Turco (1848) di Jean Auguste Dominic In gres (1780-1867) considerato l’erede di David e in netta contrapposizione con Delacroix. Si nota subito come sia molto diversa dalla tela di Delacroix: basta confrontare la gamma cromatica, una calda e l’altra freddissima, lo smalto della superficie, e il formato, che pare quasi far diventare il quadro un piccolo gioiello da studiolo.
Romantici Inglesi
In Inghilterra la natura offre occasioni più stimolanti agli artisti per una metaforica ispezione e approfondimento sul ruolo dell’uomo nel quadro di un destino universale. Infatti, qui il contrasto tra Neoclassicismo e Romanticismo è meno incisivo. Nella pittura romantica inglese, l’uomo è parte integrante del paesaggio ; è protagonista del mondo fisico e la natura diventa qualcosa in movimento: le nuvole, le tempeste, il mare in burrasca, il vento… Pittori emblematici di questa corrente sono Turner e Constable, il primo conosciuto per la sua pittura rappresentante la forza sconvolgente della natura usando colore libero, il secondo realizza affreschi di paesaggi molto precisi e studiati, ma non senza emozioni.
Non ci si può accostare alla tela di William Turner (1775-1851) Bufera Di Neve: Annibale E Il Suo Esercito Attraversano Le Alpi (1812) senza essere immediatamente rapiti dalla violenza della bufera che sta per colpire Annibale e il suoi uomini. Proprio per enfatizzare la potenza dell’evento atmosferico, Turner rende quasi invisibili i personaggi e fa occupare quasi tutta la tela alla grande massa di neve, dipinta con colori densi e spalmati in modo grossolano per enfatizzare l’impatto visivo.
Altra tela emblematica è L’incendio Della Camera Dei Lords E Dei Comuni Il 16 Ottobre 1834 (1835), dove grandi masse di colore si contrappongono a rappresentare il grande fuoco che colpì il centro del potere londinese, evento che il pittore aveva osservato da un’imbarcazione sul Tamigi. Turner non trascura i dettagli realistici, come i pompieri in primo piano a destra, assieme al battello.
Altri temi predilige John Constable (1776-1838) grande amante della natura e campagna inglese, che rappresenta nella quasi totalità dei suoi quadri. Come vediamo nel Mulino Di Flatford (1817), la natura viene rappresentata direttamente, senza filtri. Il paesaggio, con tutti i suoi edifici, personaggi, ogni minimo particolare, è studiato dal vero, con molteplici schizzi preparatori che vengono in seguito usati per la stesura della tela nello studio. Colpisce molto lo studio del colore, che è colore locale, cioè il colore reale che assume l’oggetto alla luce naturale.
Celeberrimi ed emblematici sono i suoi Studi Di Nuvole (1822), una serie di dipinti che hanno come soggetto il cielo con i suoi vari elementi. Per poter comprendere l’importanza del cielo in un dipinto, è necessario leggere gli scritti del pittore, che dichiara: “il pittore di paesaggi che non fa dei cieli una parte sostanziale delle sue composizioni , trascura di avvalersi di uno degli aiuti più grandi. […] Il cielo in natura è la fonte di luce e governa tutto.”
Romantici tedeschi
“Il compito principale dell’arte che rappresenta il paesaggio: la rappresentazione di un determinato stato d’animo attraverso la raffigurazione della corrispondondente atmosfera nella vita della natura.” Arte e scienza della natura – Carus 1824
Il massimo esponente della pittura romantica tedesca è Caspar David Friedrich (1774-1843), che a differenza dei francesi, rimane molto legato al disegno.
In lui trova spazio il nuovo significato del “sublime”, ovvero non “grandiosità e magnificenza di stile” che genera opere senza perfezione, ma viceversa opere perfette senza grandezza, generati da momenti di “Alto sentire”, configurati come “Scatto di genio” e risonanza di un “animo grande”.
Nello specifico, Friedrich incarna questo “Alto sentire” nei confronti della natura, grande, potente, sconfinata e creatrice in relazione con l’uomo piccolo e indifeso. L’artista, che ha la sensibilità di capire questo rapporto così stretto con la natura diventa un solitario, quasi antisociale, genio ed energetico, ma tormentato interiormente. L’eroe romantico è accompagnato dal suo genio e che ama e teme la vastità della natura, di fronte ad essa pone tutte le sue emozioni e sentimenti.
La natura di Friedrich è accuratamente ritratta, con estrema attenzione ai particolare, agli effetti luminosi e ai dettagli; è restituita come manifestazione del divino, stimolo a una disposizione mistica, suscitata dall’osservazione del piccolo e del grande.
“Un pittore dovrebbe dipingere non solo ciò che vede d’innanzi a se ma anche ciò che vede dentro di se.”
Monaco in riva al mare (1810) – Il monaco è microscopico, sovrastato dal cielo (2/3 del dipinto) e mimetizzano con il mare. Il dipinto è praticamente popolato da elementi naturali e la figura umana è ritratta per quello che è, una creatura piccola e sola e contempla l’infinito e l’incontenibile attorno a lui.
Viandante sul mare di nebbia (1818) è un uomo, vestito con abiti contemporanei. Non vediamo il suo volto, potrebbe essere chiunque, l’artista o addirittura noi, di fronte ad una natura immensa, sconfinata e anche un po’ ostica. Immagine della grandezza di Dio in rapporto alla quale l’uomo può guardare, ammirare e sentire lo spirito del Creatore.
Ma forse per spiegare appieno Friedrich dovremmo leggere le sue stesse parole quando dice che:
“Devi guardare con i tuoi occhi e restituire fedelmente gli oggetti così come ti appaiono; e il modo in cui tutto agisce su di te, riproducilo nel quadro.”
Preraffaelliti, nazareni e puristi
Al Recupero del neogotico in architettura corrisponde, in pittura, la ripresa dei modelli pre e protorinasicmentali. Con una forte componente misticheggiante, cristiana, tipica della cultura romantica, in Germania alcuni artisti tentano di riconciliare le tradizioni artistiche classica e cristiana guardando a modelli dell’arte tardo medievale, nella quale purezza di stile e purezza di sentimento parevano coniugarsi felicemente.
Nazareni tedeschi. Pforr e Overbeck fondano la confraternita di San Luca (patrono dei pittori), rielaborando l’idea delle confraternite medievali. Quando si trasferiscono a Roma, vivono in stato quasi monacale realizzando una pittura pura, devota e innocente. Vengono definiti Nazareni da Goethe e i loro modelli sono Durer, Raffaello oltre ad artisti tedeschi medievali.
In Italia e Germania (1811-28) Overbeck riunisce allegoricamente la cultura nordica a quella mediterranea, rifacendosi ai modelli quattrocenteschi, infatti la Germania (dai capelli biondi) richiama le donne di Durer, mentre l’Italia (mora) fa riferimento alle donne Peruginesche. A differenza di Pforr, Overbeck è più fluido nella pittura e i contorni sono più armonici. Come possiamo vedere nella tela L’entrata dell’imperatore Rodolfo a Basilea nel 1273 (1808-10), Pforr ha una pittura molto minuziosa, con uno stile in cui i morbidi contorni e le dolci atmosfere date dalle parti in ombra sono praticamente assenti. La sua pittura fa più richiamo ai pittori fiamminghi quattrocenteschi.
Puristi italiani. Con le stesse caratteristiche dei nazareni, in Italia si diffonde il purismo facendo largo uso di tutto l’immaginario quattrocentesco dei pittori come Perugino e Raffaello, le loro forme addolcite e aggraziate tornano a popolare quadri di tipo religioso, in forte contrasto con l’eccesso e l’illusionismo Rococò. (es Madonna del Rosario – Minardi). Per estensione, diversi artisti scavalcheranno il tema religioso, per utilizzare la pittura a scopi moralistici ed educativi. Compariranno, dunque allegorie della maternità, della carità, della fratellanza…
Preraffaelliti inglesi. Hunt, Rossetti e Millais fondano la Confraternita dei preraffaelliti (1848) facendo specifico riferimento alla vocazione estetica mirata al recupero dei modelli medievali e quattrocenteschi, opponendosi alla Royal Accademy che li aveva formati come pittori, che tendeva più a modelli secenteschi. Loro erano convinti che fosse possibile riacquistare un senso etrico dell’operare artistico ed esrpimere contenuti moderni eviando gli artifici e i manierismi dell’arte rinascimentale, ricorrendo ad un linguaggio vitale nella sua analiticità e recuperando una tradizione pittorica primitiva.
Tra i vari quadri di Dante Gabriel Rossetti ho scelto Ecce Ancilla Domini perché incarna tutto questo spirito preraffaellita. La Vergine Maria ha paura e indietreggia, così come c’è scritto nel Vangelo. Nei quadri Rinascimentali la Madonna sembra sempre sicura di se, invece Rossetti la ritrae ossequiosa e pura di fronte al messaggio divino. Forte è l’uso del bianco, appunto simbolo di purezza che viene contrastato dai rossi che riportano comunque la scenda ad una realtà realmente accaduta. Rossi sono i capelli le labbra dei protagonisti, rosso è quel drappo raffigurante un giglio in primo piano
Hunt realizza quasi un manifesto dell’epoca vittoriana con il suo Il risveglio della coscienza (1853) ; è un monito alle giovani donne che possano sempre perseguire la retta via, ovvero quella di una vita casta fino al matrimonio. La ragazza del quadro si è dapprima lasciata andare alle avances dell’uomo ma ha una crisi morale e improvvisamente si scansa. La realizzazione è proprio preraffaellita, in linea con i quadri prerinascimentali: ogni oggetto è descritto minuziosamente, dai più grandi ai più piccoli e si fa portatore di un messaggio contemporaneo al periodo storico pur con caratteristiche stilistiche legate al primitivismo.
La scelta del tema Ofelia (1851) ha dato a Millais la possibilità di rifarsi ad un personaggio caro alla tradizione letteraria inglese, ma anche e soprattutto di dare libero sfogo alla realizzazione della natura che ha lo stesso peso della protagonista. Per rendere ancora più realistico l’effetto dei due elementi principi del quadro, si trasferisce in campagna per poter rappresentare alla perfezione una gran varietà di specie vegetali e ha immerso la modella in una vasca d’acqua per ottenere l’effetto di galleggiamento. La modella era la più richiesta nel mondo dei preraffaelliti e diventerà la moglie di Rossetti (Ancilla). La precisione della natura rientra nel proposito analitico della realizzazione della realtà preraffaellita ma anche simbolica, visto che sfrutta i significati dei fiori come per esempio papavero=morte, salice/ortica=amore abbandonato, olmarie appassite=vanità
Romantici italiani
In Italia la cultura romantica è strettamente collegata al Romanticismo letterario e al Risorgimento, per questo la corrente romantica italiana si discosta abbastanza da quella europea, ma con essa ha in comune i concetti di naturalezza e sentimento, che dovevano prevalere su un classicismo che era ideologicamente legato al potere austriaco. Dal punto di vista figurativo si elaborano soggetti di contenuto civile e ideologico, in grado di trasmettere valori fondamentali per la costruzione di una nuova Italia. Ne è esempio Francesco Francesco Hayez (1791-1882), maggiore romantico italiano, che ambienta quasi tutti i suoi dipinti nel Medioevo, epoca a cui egli da un significato emblematico per la formazione del sentimento nazionale e la lotta contro lo straniero.
Simbolo della corrente è il suo dipinto Pietro Rossi Chiuso Dagli Scaligeri Nel Castello Di Pontremoli (1818/20), dove il protagonista è rappresentato nel momento di difficile scelta, tra l’amore della patria e gli affetti familiari. Pietro viene implorato dalla moglie di non andare, mentre il messaggero lo sollecita alla partenza, che lo porterà allo scontro con gli Scaligeri e alla morte. La scelta di un tema medievale da parte di Hayez è significativo: il messaggio politico è rappresentato dalla figlia piangente, il rapporto famiglia-patria che diverrà un soggetto ricorrente nella pittura del Romanticismo.
Altro capolavoro di Hayez è Il Bacio (1859), che all’epoca riscuote parecchio successo per l’immediatezza del soggetto. Replicato più volte, avvia un nuovo soggetto iconografico, ripreso spesso da molti altri pittori (Klimt, Rodin…). Quello che ci colpisce è la qualità pittorica, i colori stupendi della seta cangiante del vestito, la passione che rapisce i due innamorati. Infatti non ci accorgiamo nemmeno, se non con un’attenta osservazione, che l’uomo ha il piede sinistro sul primo scalino, come se fosse sul punto di scappare, mentre a sinitra, nell’apertura del muro, vediamo un’ombra…
Realismo
Il Realismo, ancora fortemente influenzato dal Romanticismo, è un drastico spostamento di attenzione dalla storia antica al presente: l’obiettivo è quello di rappresentare il proprio tempo, le cose come stanno, senza migliorie. La parola d’ordine è di ‘’essere del proprio tempo’’. Fondamentale esponente del Realismo francese è senza dubbio Gustav Corbet(1819-1877), pittore dal carattere temprato dalle molte critiche a cui è stato sottoposto per la sua volontà di usare modelli/e prese dalla strada e per le sue rappresentazioni di vita quotidiana. Ad un altro livello si pone Jean François Millet (1814-1875), che rappresenta la vita dei contadini con innata leggerezza formale, ma non per questo meno realistica.
Courbet è un pittore istintivo, che si fa ispirare da tutto ciò che vede in strada. Così nasce il suo Gli Spaccapietre (1849): ‘’Mi fermo ad osservare due uomini che spaccano pietre sulla strada […]Do loro appuntamento l’indomani nel mio studio e da quel giorno ho lavorato al mio quadro, […]bisogna incanagliare l’arte: da troppo tempo i pittori miei contemporanei fanno dell’arte ideativa, riprodotta dai cartoni…’’. Proprio per questo non viene amato dalla critica, che lo bolla come un artista grossolano, tant’è che viene più volte escluso dal Salon annuale (esposizione della pittura del tempo che si svolgeva a Parigi)e si costruisce una piccola baracca accanto alla sede dell’esposizione, accogliendo tutti gli esclusi e affiggendo l’insegna con la scritta: “Courbet operaio pittore’’.
Rappresentativo è anche la grande tela Un Seppellimento A Ornans (1849), accettato al Salon del 1851. Il pittore riunisce più di 45 persone e le ammassa l’una contro l’altra, per creare la scena. Se notiamo bene, si tratta di una ‘’scena di distrazione collettiva’’, poiché nessuno è attento all’azione principale. Ovviamente, oltre alla rappresentazione dal vero dei personaggi, Courbet studia attentamente gli annunci mortuari dell’epoca. Anche questa enorme tela (che quasi annichilisce alla sua vista e occupa un’enorme parete del Museè d’Orsay di Parigi) ha ricevuto critiche discordanti: chi lo bolla come una presa in giro e chi lo elogia per la rappresentazione delle varie fazioni della borghesia francese.
Diversamente lavora Millet, che con le sue Spigolatrici (1857) ci porta in aperta campagna, dove vediamo delle donne chine, intente a lavorare. Le masse scure e pesanti delle contadine contrastano coi colori chiari e leggeri del cielo.
Anche in Italia abbiamo pittori realisti, come Fattori, ma questo è più che altro un precursore dell’impressionismo, argomento che tratteremo la prossima lezione.
Debora e Elena
Debora e Elena
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