venerdì 15 luglio 2011

La Biennale, ma che cos'è?!? Parte 1 - Organizzazione e sedi

Il terrore di ignorare l'esistenza di un moderno Monet o Picasso mi ha sempre sconvolto. Sui libri di storia dell'arte si leggono le loro biografie e si osservano i loro quadri, senza pensare che in questo esatto momento migliaia di artisti (o presunti tali) cercano di dare il loro contributo esattamente come facevano loro.
Non voglio arrivare a 90 anni, interrogare il mio nipotino e scoprire che l'artista del secolo ha esposto a Basagliapenta. Peggio ancora, non voglio scoprire a 90 anni che avrei già potuto conoscere l'artista del secolo se solo mi fossi informata.
Chi, come me, ha queste ansie può fare alcune cose: leggere riviste d'arte, connettersi a pagine web dedicate all'arte contemporanea, leggere saggi e libri che parlano di questo argomento o visitare le esposizioni.
La Biennale di Venezia è un modo per entrare a contatto con centinaia di nomi, artisti (ribadisco, o presunti tali) e respirare contemporaneità. Ne più, ne meno, dei Salon des Beaux Arts in cui si trovava la créme de la créme e le bistrattate Esposizioni degli Impressionisti dove la gente andava per ridere...si, ma quanti cappelli si è mangiata sapendo che quello di cui ridevano è diventato Manet?!?!?

Sono, appunto, reduce dalla 54a Biennale di Venezia ed ho bisogno di fare il punto della situazione. Sono stata libera, cosciente e felice durante questa visita ma il caldo e la quantità di input pervenuti mi impone l'aggettivo reduceDiciamo che nulla sarebbe stato possibile senza la presenza in loco di Eleonora che a Venezia vive e alla Biennale lavora, mi ha permesso di pernottare a costo zero e di vivere l'esperienza in modo più consapevole di quanto avrei fatto in una toccata e fuga di 10h. Stare un giorno è mezzo si è rivelato necessario e, anzi, non sarebbe ancora abbastanza ma non si può chiedere troppo alle mie sinapsi, alle mie ferie e alla sua disponibilità.

Forse, qualcuno di voi, arrivato a questo punto comincerà a chiedersi che cosa sia La Biennale. Certo, tutti sanno che è un'esposizione internazionale che avviene ogni due anni...ma già in questa definizione si nascondono le prime imprecisioni. La Biennale, in realtà, è un'istituzione culturale che da vita a numerosissimi eventi; a scapito del nome, non tutti hanno scadenza biennale: per esempio, la nota Mostra del Cinema (di Venezia, appunto) viene organizzata tutti gli anni. Ligie al loro nome sono la Biennale di Architettura, quella di Danza, di Teatro, di Musica... organizzate in alternanza con l'evento più importante che è La Biennale di Arte Contemporanea: attualmente è in corso la sua 54a edizione ed è questa Biennale che mi ha sequestrato per due giorni.

LA BIENNALE DI ARTE CONTEMPORANEA

La Biennale di Arte contemporanea è organizzata in 3 parti: i padiglioni nazionali, la mostra e le attività collaterali; fisicamente, si distribuiscono prevalentemente tra i Giardini (padiglioni nazionali "fissi" + 1/2 mostra + padiglione Venezia) e all'Arsenale (padiglioni nazionali "recenti" + 1/2 mostra + il padiglione Italia), questi due luoghi accolgono il 90% dell'evento. Il restante 10% (padiglioni nazionali minori e le attività collaterali) viene ospitato su tutto il territorio cittadino da strutture private o pubbliche. 
In questi due giorni io ho visitato "solo" Giardini e Arsenale, che fanno biglietto comune e sono il clou dell'evento. 


  • PADIGLIONI NAZIONALI "FISSI"

Passeggiando tra sentierini dei Giardini (mappa nel link) incontriamo una trentina di costruzioni erette a partire dalla prima edizione della Biennale (1895) in poi. Sono da considerarsi come delle piccole ambasciate perché lo stato che li ha costruiti li gestisce e ne ha la proprietà, la loro organizzazione esula dalla gestione dell'istituzione veneta. 
Fisicamente appaiono come dei "palazzetti", recanti ognuno il nome dello stato che li ha costruiti: stile, materiale e architettura sono strettamente collegati al periodo e alla cultura della nazione che rappresentano. 
Ogni padiglione è curato da un organo di competenza statale, solitamente il ministero dei beni culturali del paese, o da un grosso nome della cultura (es. gli USA si sono spesso affidati alla Guggenheim foundation): è questo organo che decide quali e quanti artisti portare...teoricamente, le opere dovrebbero essere in linea con l'argomento scelto dal curatore della mostra (quindi, in questo caso con ILLUMI-NAZIONI) ma non spesso questo accade: i padiglioni sono, di fatto, molto liberi; decidono il loro tema, gli artisti, decidono l'installazione, hanno guide, guardiani di sala propri e organizzano eventi collaterali all'interno del loro padiglione... insomma chi visita la Biennale si trova a poter scegliere tra tante mostre quanti sono i le nazioni invitate e ogni padiglione racchiude il meglio dell'arte contemporanea nazionale.

  • PADIGLIONE CENTRALE - MOSTRA

Nei giardini troviamo anche un padiglione Centrale, (l'ex padiglione Italia), che da qualche anno non ospita più il nostro paese ma è la sede della mostra (NB. se vedete dei piccioni, non spaventatevi, sono l'istallazione di Cattelan "Turisti" proposta per la prima volta nel '97 e riportata anche quest'anno...pare proprio che l'artista italiano più pagato al mondo non avesse molte idee alternative).
La Biennale, ogni anno, designa un curatore che studi e realizzi la mostra che dovrebbe dare la linea guida a tutta l'edizione. 
Quest'anno la Biennale ha affidato a Bice Curiger  l'arduo compito; il titolo che la curatrice ha scelto è Illumi - nazioni, da leggere con una linea di separazione tra la parte Illumi e la parte Nazioni perché è su questo binomio che si basa tutta l'esposizione. O per lo meno dovrebbe. Per far entrare maggiormente in sintonia gli artisti con l'evento, Bice a posto ad ogni singolo partecipante 5 domande: Dove ti senti “a casa”? Il futuro parla in inglese o in quale altra lingua? La comunità dell’arte è una “nazione”? Quante nazioni senti dentro di te? Se l’arte fosse una nazione, cosa ci sarebbe scritto nella sua Costituzione?» le risposte, a volte noiose a 
volte illuminanti, sono state pubblicate sul catalogo.
La curatrice ha selezionato personalmente tutti gli artisti presenti, provenienti da ogni parte del mondo e appartenenti a tutte le fasce d'età: ogni edizione, la Biennale ha il compito di essere una luce guida sul panorama dell'arte contemporanea mondiale, di raccogliere le idee e presentarle al grande pubblico.


Quest'anno il Padiglione Venezia è interamente dedicato alle video-sculture di Plessi: "Mari Verticali". Un'inedita soluzione in cui si ribalta il concetto di mare e navigazione: non sono più le barche a essere "disperse" nel mare, ma viceversa: è l'acqua ad essere imprigionata nel corpo della nave che si erge quasi verticale a dominare lo spazio.



  • ARTIGLIERIE E ISOLOTTO

Edizione dopo edizione, lo spazio nei Giardini si è esaurito ma le partecipazioni nazionali continuavano a crescere e si è dovuta trovare una soluzione spaziale. Per questo, tra le stanze dell'Arsenale (che dista 15 min. dai Giardini) vengono ospitati i padiglioni di tutte le altre nazioni che espongono e che non hanno, ancora, un posto fisso su cui contare: Cina, India, Argentina, Iraq, Turchia ecc. ecc. 

  • PADIGLIONE ITALIA

All'Arsenale viene ospitato anche il Padiglione Italia, da quando il nostro paese ha lasciato la sua sede naturale per cederla alla mostra; il padiglione Italia è senza dubbio il più grande tra gli spazi dell'intera Biennale, in onore della nazione ospitante. 

  • CORDERIE

Alcuni spazi dell'Arsenale sono stati destinati alla mostra, artisti e opere erano davvero tanti e voluminose che hanno dovuto "sconfinare" in un'altra sede per essere contenuti.
Camminare tra gli spazi immensi dell'arsenale, lasciati volutamente grezzi e vedere come ogni artista o nazione li abbia reinventati è stupefacente: antichi macchinari e colonne di mattoni si integrano alla perfezione con le idee innovative dell'arte contemporanea. Alle volte è complicato capire cosa sia Arsenale e cosa sia Installazione!

  • GIARDINO DELLE VERGINI

Ospita attività collaterali riconducibili ad artisti esposti in mostra o a padiglioni nazionali che si servono anche di questo spazio per esibire i propri talenti


Le nazioni "minori", arrivate ancora più tardi, prendono accordi con il Comune o con strutture private e vengono ospitate su tutto il territorio cittadino, dando vita alle "Attività collaterali"; mentre tutte le installazioni contenute tra gli spazi dei Giardini e dell'Arsenale sono inserite in un unico biglietto, ogni attività collaterale si organizza da sola. Camminando per le vie della città e muniti di mappa ci si può divertire a scoprire che museo, che bar, che piazza che spiazzo abbia ospitato questa o quella nazione...disseminando lo spirito della Biennale su tutto il "pesce".


(mi scuso per qualche errore o dimenticanza, questa è la biennale vista con i miei occhi)







venerdì 8 luglio 2011

cosmesi e make up ecobio - bilancio dei primi 3 mesi

Tutto è iniziato con: "Mi hai detto che qualche prodotto cosmetico lo produci da sola, mi dai i link delle ricette?".
Non avrei mai pensato che questa innocente frase mi avrebbe aperto le porte di un mondo inesplorato e affascinante. Non pensavo mi sarei appassionata ed invece ho attuato una piccola conversione della quale sono più che soddisfatta.
La questione è questa: la maggior parte delle cose che ci spalmiamo non ci fanno bene. Non parlo di potenziali allergie che danno effetti immediati, mi riferisco alla composizione dei prodotti cosmetici che utilizziamo e che giorno dopo giorno rovinano la nostra pelle. 
Siamo portati a pensare che più un prodotto costi, più la marca sia famosa e meno rischiamo. Quante donne sono cadute nei tranelli di creme che promettono "pelle come seta"? Dopo spalmata, la tua pelle sembra veramente liscia e morbida si , ma come? Da cosa sono composte le creme che ci mettiamo addosso?
Il discorso è molto lungo e tocca materie in cui io ero una perfetta schiappa, ma internet e la saggezza delle folle mi hanno aiutato e guidato verso acquisti leggermente più responsabili e scevri di sciocchi luoghi comuni. Il mio sito di riferimento è www.saicosatispalmi.it e il suo forum.saicostatispalmi.org; leggere questa fonte e altre ad essa correlate mi ha aiutato a trovare dei prodotti che possano fare veramente bene, non rovinare la pelle e magari neanche troppo il pianeta. 
La prima cosa da fare è imparare a leggere l'INCI, ovvero l'elenco microscopico di ingredienti che si trova sui prodotti che acquistiamo. Ripeto, in chimica e scienze facevo pietà ma il sopracitato sito mi ha fornito qualche linea guida per imparare ad evitare determinati componenti, se l'ingrediente 
- finisce in -one: quasi sempre silicone (es. dimethicone) 
- finisce in -xane, -siloxane: silicone (es. cyclopentasiloxane) 
- contiene la particella "eth": etossilato, ovvero in parte petrolifero (es. sodium laureth sulfate) 
- contiene la particella "iso": ingrediente sintetico; 
- finisce con "ammine" o simile: pericolo rilascio nitrosammine; 
- è formato o contiene 3 o 4 lettere in maiuscolo: allerta! (es. PEG, PPG, DEA, MEA, MIPA, EDTA) 
- contiene -trimonium: ittiotossico (es. cetrimonium chloride).
Questi prodotti sono a pallino rosso perché la sostanza può essere una o più delle seguenti cose: 
- non è biodegradabile e quindi inquina 
- inquina perchè ittiotossica 
- pianta in via di estinzione 
- aggressiva/irritante/allergizzante per pelle o mucose 
- derivante da animale quando questo ne comporti l'uccisione.

Premetto, le scelte che faccio sono volte SOPRATTUTTO a non recare danno a me: non sono vegetariana, vegana e quant'altro per cui ammetto di non prestare molta attenzione all'utilizzo di eventuali animali nelle creme che uso...non faccio un dramma se nella mia kajal ci dovessero essere cocciniglie essiccate (colore rosso). Così come, tra un prodotto molto inquinante per l'ambiente ma relativamente sano per la mia pelle e uno verde ma poco efficace su di me, scelgo il primo. Ma molto spesso, tutte le cose sono collegate e il problema è relativo.
Provate a dare un'occhiata agli ingredienti delle creme che usate e confrontateli con questa lista, le parole SILICONE, PETROLATUM, ALLUMEN spunteranno come funghi e sono tutto tranne che rassicuranti se pensiamo che le spalmiamo con naturalezza, tutti i giorni, sulla nostra pelle. Queste sostanze danno effettivamente la sensazione di morbidezza ma semplicemente perché stendono un "film" ed è quello che noi tocchiamo. La nostra pelle sta sotto e a lungo andare non potrà che avere dei problemi: opacità, foruncoletti, screpolature ecc ecc. ecc. 
Il primo inci (elenco ingredienti) che ho analizzato è stato quello dell'olio Johnson Baby, pensando "è indicato per i bambini non può essere tanto male". E' stata la molla che mi ha spinto a fare qualche ripensamento e cominciare a ragionare in modo ecobio per il mio bene.
Sono passati tre mesi da questa mia "conversione" ed è ora di fare il punto della situazione per vedere i risultati ottenuti. Tenete presente che prima usavo prodotti normalissimi, da confezioni e titoli estremamente invitanti e convincenti: creme e struccanti della kiko, bagno schiuma neutro roberts, shampoo e balsamo Garnier, prodotti di make up di Sephora, Kiko, Rimmel ecc. ecc. 
PRIMA DI TUTTO dobbiamo toglierci dalla testa che i prodotti ecobio siano merce d'elite e che si possano trovare solo nei negozi "giusti". SBAGLIATO, da quando ho attuato questa "conversione" compro le cose esattamente dove le compravo prima, entro negli stessi negozi, guardo negli stessi scaffali solo che acquisto con maggiore cognizione di causa. SECONDO DI TUTTO non è assolutamente vero che i prodotti ecobio costino più degli altri, anzi, molto spesso è vero il contrario. 
Detto ciò ecco la mia lista, ad ogni nome corrisponde l'inci e la sua analisi. I prodotti in rosso sono i più versatili e quelli veramente necessari:


Detersione - 

  • Sapone profumato artigianale all'albicocca - Kalé Cosmesis: costa 1,98€, è un panetto di 250 e l'ho comprato da Acqua e Sapone. Lo uso sia per fare la doccia (ma potrei usarlo anche per struccarmi), ce l'ho da metà maggio e ne ho consumato appena la metà: sostituisce i millanta bagnoschiuma che ho usato in vita mia.
Struccaggio: adotto il sistema delle tre biofasi e quindi uso
  • Olio di mandorle dolci - I provenzali: costa 5,99€, flacone da 250ml acquistato da Acqua e Sapone. L'ho iniziato a metà maggio e ho appena superato la metà, prevedo che prima di un mese non finirà. L'olio ha il compito di raggruppare tutte le molecole di trucco e sporcizia che si accumulano durante la giornata sul viso. L'ingrediente per l'olio di mandorle deve essere SOLO olio di mandorle dolci spremute a freddo, diffidate da chi aggiunge altri ingredienti che non siano le mandorle dolci. 
  • Saponetta al burro di Karité: costa 1,75€, panetto da 200 gr acquistato sempre da Acqua e Sapone assieme all'olio di mandorle dolci, penso che mi durerà ancora due mesi perché siamo appena a metà. Il sapone ha il compito di ripulire la faccia dall'olio e dalle molecole di trucco che l'olio stesso ha raggranellato. Usarlo puro sulla pelle potrebbe sgrassarla troppo e non lavare bene, con l'olio di mandorle è a prova di panno in microfibra. NB. Non è il massimo come composizione, appena finisce userò la saponetta all'albicocca anche per questa fase, ero solo curiosa di provarli entrambi.
  • Panno in microfibra - 0,99€ (confezione da 2) dalla Lidl: dopo essermi struccata mi asciugo con il panno, mi aiuta a controllare se, per caso, c'è bisogno di rimuovere ancora trucco. Il panno in microfibra, viene abiutalmente usato per pulire casa perché la sua composizione aiuta a aggrappare meglio le molecole di sporco; ho pensato che lo stesso principio si può attuare durante la detersione per questo ne ho comprato uno (diverso da quello che uso per pulire il lavandino, ovviamente :-P), credo che durerà in eterno o, quantomeno, fino alla sua autodistruzione. Ovviamente va lavato periodicamente, ma posso assicurare che è utilissimo, dopo aver avuto il trucco addosso per tutto il giorno rimuoverlo completamente è fondamentale per evitare che la pelle si rovini.
  • Tonico - Naturissima €9,45 (comprato in sconto del 50%) da Limoni: il tonico serve a riequilibrare la pelle dopo l'uso del sapone. Potrebbe essere anche fatto a casa a base di bucce di arancia, aceto e acqua distillata ma io non sono affatto propensa allo spignattamento. Dopo molte ricerche l'ho trovato 3 settimane fa da limoni, prevedo che duri poco più di un mese perché è liquido e lo uso tutti i giorni, ma ho fatto una bella scorta.
Creme:

Durante i mesi più freddi ho usato l'olio e burri, bisogna avere solo la cura di farli assorbire bene
  • Olio di mandorle (sempre quello dei provenzali), sia per il viso che per il corpo;
  • Burro di Karité - I provenzali : 8,69€ per 100 ml, comprato da Acqua e sapone, è durato quasi due mesi ed era ottimale. Con i primi caldi l'ho commutato in maschera per capelli perché non riuscivo a farlo assorbire bene al viso. Appena tornerà il freddo lo ricomprerò.
Durante i mesi estivi c'è bisogno di qualche cosa che si assorba più infretta, se non si vuole passare 10 minuti a massaggiarsi o uscire di casa tutte unte:
  • Crema protettiva al Pantenolo - cien, 1,19€ alla Lidl. Ho sempre girato al largo dalla lidl per i prodotti cosmetici, pensavo che, essendo un discount, avessero marche di bassa qualità; la Cien si trova solo alla Lidl avevo fatto 2+2. ERRORE, come potete vedere dall'inci questa crema è buonissima, ha qualche neo giallo ma non sono cose preoccupanti. Costa solo 1,19€ ce l'ho da metà maggio e ne ho usata solo un quarto pur mettendola tutte le mattine e le sere. Posso solo consigliarla, in barba a tutte le creme Oil of Olaz, Nivea, L'oreal, Garnier e chi più ne ha più ne metta.
  • Latte Corpo con Olio di Mandorle e Vitamina E - Cien 1,79€ per 500ml (!!!!) dalla Lidl. L'odore ricorda i solari ed è l'unica pecca di questa crema, mezzo litro durerà almeno per 6 mesi. Consiglio. Ovviamente, potrei usare l'olio di mandorle come crema corpo, ma ero curiosa di provarla.
Make Up - il discorso si complica, per ora ho provveduto a sostituire solo ciò che uso sicuramente tutti i giorni per ridurre i danni al minimo. Tutto il resto (ombretti e altre matite) solitamente li uso sopra a questi prodotti e quindi spero di attutire i loro effetti poco sani, con calma e pazienza sostituirò anche tutto il resto.
  • Matite occhi intense (nera e crema) - 9,00€ (ora scontate del 50%) da Bottega Verde: ho comprato la matita nera perché la uso tutti i giorni attorno e dentro l'occhio e la matita crema perché la uso come base a tutti gli ombretti. Vista la validità, lo sconto attuale, gli ingredienti e la gamma di colori credo che ne farò una buona scorta appena torno da Bottega Verde
Shampoo 
  • The Simpson - shampoo doccia fresh ocean - Admiranda, 3,90€ per 250ml da Coin (ma si trova ovunque): comprato in fretta perché mi era già finito il precedente è verde ma non sono soddisfatta, dovrò continuare la ricerca.
Come potete vedere, nessun negozio ecobio, nessuna spesa eccessiva, nessuna privazione e nessun sbattimento...La mia ricerca continua, spero che questo post vi aiuti a cominciare la vostra.

lunedì 11 aprile 2011

Cronache da un mercatino

E' stato un week-end da mercante quello appena trascorso; mi sono cimentata in una doppietta abbastanza intensa comparendo sia Feletto (sabato) che in via Riccardo di Giusto (domenica).
Non è la prima volta che lo faccio, anzi, da più di un anno a questa parte ho collezionato diverse performance similari ma questa ha assunto un valore aggiunto. Infatti, dopo una lunga gavetta fatta di levatacce, carichi scarichi, piogge senza teli e soli senza crema è arrivato il mio momento: mi sono meritata una bancarella in solitaria.
Eh eh...la mia fida compare Elena ha dovuto fare la "Serva Muta" di Magda (sua madre e un po' anche mia), condividendo con lei la bancarella e lasciandomi provare l'ebrezza del totale comando. Fino ad ora avevamo condiviso il tavolo, tenendo una metà a testa e dato spettacolo con numeri di alta idiozia (si leggano le canzoni nate al mercatino, le motivazioni per cui fare un mercatino e i personaggi strani apostrofati senza troppo pudore già narrati in altri post). Ma questo week end, quasi come un passaggio di testimone, mi hanno concesso l'utilizzo delle tavole per staccarmi dal nido e volare con forze tutte mie.
Che emozione!
Il tutto comincia venerdì sera quando ho caricato la Twingo senza lasciare molto spazio al non riempito. Povera auto mia, nelle partenze aveva il suo bel da fare con quintali di libri e amenicoli vari posizionati sul suo popò. Però, stavolta erano tutti in perfetto ordine perché, finalmente, ho raggiunto una quantità di Premium Banana tali da poter stipare quasi tutta la mia merce in quelle scatole. A questo proposito, volevo sentitamente ringraziare il loro l'inventore: non so se lei è vivo o morto, vorrei solo comunicarle che lei ha fatto felici generazioni di stipatori. Bisognerebbe farle un monumento.
Sicuramente anche voi sapete di cosa sto parlando, le scatole ad incastro della ciquita o altre marche di banane che tutti usano per riporre le statuine del presepe quando l'epifania tutte le feste porta via. Ecco, queste scatole sono l'ideale per chi voglia fare il mercante, per la loro pratica chiusura, per le loro dimensioni, per le manigliette ai lati e per la loro resistenza. Lodi lodi lodi. Trovarle non è semplice, devi chiedere (con insistenza) che gli addetti al banco frutta del supermercato te le tengano da parte e devi essere li quando ti dicono di passare perché, altrimenti, le buttano. Per questo valgono come l'oro e se se ne rompe una è un piccolo dramma, non esagero.
Insomma, dopo mesi e mercati di esperienza ho trovato il modo migliore per caricare l'auto (bisogna considerare che, nel frattempo, ho anche cambiato mezzo e questo mi ha obbligata ad un riassesto organizzativo), cosa particolarmente importante vista la presenza delle sopraccitate tavole che occupano molto spazio: (infilarle tra i sedili davanti e quelli dietro PRIMA di tutto il resto della merce e non DOPO può fare molta differenza, specie se non volete sentirvi un T-REX alla guida di una micro-machine). Ovviamente, avendo la macchina piccola il sedile passeggero è stato asservito alle scatole dei vestiti, questo ha impedito totalmente la visuale sul lato destro; per farmi forza e non sentirmi troppo handiccappata, ho cercato di fare un elenco di tutte le auto che sono state progettate senza specchietto destro. Questo ha giovato un po'. Anche la visione dallo specchietto retrovisore era un po' limitata, ma in questo caso non oso lamentarmi perché mi ronza la voce di Andrea:"Lo specchietto anteriore è superfluo, io guido una corriera senza..."
Sorvolo sul sabato a Feletto perché è sempre una passeggiata: non si paga il posto, non hai limiti spaziali, dura al massimo fino alle 14.00 ed è molto easy-going.
Benché, mi dispiacerebbe tacere gli  individui che abbiamo incontrato in questa occasione.
Come per esempio la ragazza nervosa che ogni 3 o 4 parole veniva scossa da movimenti incosulti della testa e  interrompeva le sue frasi con "Eh" continui:
"Quanti bei EH(scossa di testa) vestiti! Purtroppo io sono EH(scossa di testa) tropo magra per via di questo mio EH(scossa di testa) nervosismo." So che non bisognerebbe ridere delle disgrazie altrui, ma alle volte è molto difficile e io cedo spesso. La mia compare Elena non è da meno. E anche Magda, nonostante sia madre, moglie e donna savia rise. Da quel momento ci siamo rivolte vicendevolmente come persone colpite dalla sindrome di Tourette, creando scompiglio in chi ci ascoltava di nascosto dalla sua bancarella.
Ma molte e più succose varianti di follia sfilano al mercato di via Riccardo.
Nonostante fossi li alle 6.05 ho trovato un parcheggio molto scomodo per l'auto (nota mentale, svegliarsi alle 5.15 non basta, devo anticipare ed essere li prima delle 6). Ovviamente, prima di cominciare lo scarico, ho dovuto rintracciare l'organizzatore perché nella telefonata di conferma è stato piuttosto nebuloso sul posto. Siccome conosco i miei polli, voglio vederlo in faccia quando mi dice: "Si, è al 98. Come ci siamo detti venerdì", anche se lo so che sarà seccato quando glielo chiederò. Non sarebbe la prima volta che con sicurezza dichiara di averci assegnato un posto, salvo poi doverci spostare da un'altra parte e nel momento meno opportuno. Scongiurato questo pericolo con la certezza di avere il posto vicino alla mia ex coinquibancarellara e sua madre, comincio l'operazione di scarico cercando di fare meno viaggi possibili. Sto con le orecchie vigili e gli occhi d'aquila spalancati per scrutare la presenza dei soliti collezionisti e ne bracco due: quello dei libri friulani che fa il primo acquisto della giornata e quello degli orologi che non mi compra niente. Temo che una mancata vendita con lui porti male alla mia attività, ma gli eventi hanno confermato il contrario.
Avevo appena finito di bearmi per come stavano andando bene le cose che arriva il problema. Un ragazzo, anche arrogante, mi blocca e asserisce che quel posto è suo perché lui si era accordato il mese prima: "L'organizzatore mi aveva garantito il posto anche senza telefonare." So che non è possible, anzi è vero il contrario: se non telefoni per confermare la tua presenza ti becchi il posto che avanza, ma la mia soglia di nervosismo era abbastanza alta per cui pesco uno degli organizzatori e gli dico: "Per cortesia, dica a quel ragazzo li (indicato con ditino semovibile) che il 98  è assegnato a me dalla telefonata di venerdì". E così fu, abbandonai la querelle che seguì per tornare al mio lavoro. Illuso...salta fuori che "..è già da un mese che ho quel posto..." un mese? un mese? sei un niente mercatinalmente parlando! Questo pensava che bastasse un tacito accordo per avere il posto ah ah... e allora per cosa esiste la prassi consolidata della chiamata al lunedì con conferma il venerdì? E tutti quelli che fanno l'abbonamento, sono cretini? Illuso, il posto era mio senza appello...ha anche tentato di rabbonirmi dicendo "so che non è colpa tua ma potremmo dividere la bancarella se vuoi"...CErto che non è colpa mia, senti questo e caschi male bello mio, sei capitato nella giornata denominata "Linea dura senza paura" e lo rispedito al mittente.
Tutto ciò a molto ritardato le mie operazioni e mi sono dedicata in ritardo sulla tabella di marcia all'allestimento. Già, perché quando si fanno le 7.00 e non hai ancora aperto la tavola si sta facendo tardi: è a quest'ora che gironzolano i collezionisti, quelli che arrivano con i mercanti e li osservano mentre tirano fuori la roba; se hai dei pezzi interessanti e ritardi nell'esposizione, rischi che quando arrivano da te abbiano già comprato abbastanza. Per questo devi sempre tenere da parte ciò che potrebbe interessare agli acquirenti che hai individuato mese dopo mese, in modo da essere pronto al loro passaggio. 
Comunque, il divertente comincia adesso. Perché, una volta disposto il tuo "negozio" ti puoi godere lafauna che ti sfila davanti, degna di un film: 


  • la signora con ai piedi delle scarpe con le dita, quelle che dovrebbero essere usate solo per camminare sugli scogli e che, inspiegabilmente, vengono indossate per camminare sulla strada;
  • il signore con il cappello da cowboy che ti saluta ammiccante e procede oltre, facendoti scoprire che è scalzo e fiero;
  • la signora con il blush ad altezza tempie;
  • Franca che cerca cannovacci con gli anni;
  • i cani di tutte le razze e forme che corrono avanti ed indietro;
  • la "non magra tendente al dark" il cui guardaroba è sempre una sorpresa;
  • le signore che si vestono tutto di un colore;
  • le signore che si vestono con mille colori;
  • il ragazzo con le sopracciglia all'insù;
  • i mariti che dicono un secco "Niet" alla richiesta di acquisto della moglie;
  • le mogli che dicono: "dai dai" e comprano lo stesso;
  • i vecchi provoloni che ci provano con le frasi più assurde ("E' una stampa o un dipinto?" "Dipinto" "E tu, sei stampata o dipinta?" "...");
  • ...
e questa è in assoluto la parte divertente, specialmente se aspetti che i soggetti in questione ti diano le spalle per attirare l'attenzione delle mie compari del 99 con segni convenzionali discreti per condividere il momento.
E' meraviglioso quando qualcuno di questi individui sceglie te per i tuoi acquisti e comincia la contrattazione. In questa specifica occasione, ho deciso di seguire "la linea dura e senza paura", come ho detto prima e quindi quando dico un prezzo è quello: 'sta volta non sono scesa a compromessi e questa mia fermezza ha pagato. Sono dinamiche che bisogna vivere per capire; la gente mi chiede come scelgo i prezzi ed è scettica alla mia risposta "dipende dal momento", ma è così ed è inevitabile. L'importante è rimanere fedeli alla linea se si è sicuri di quel che si dice e del valore delle cose, prima o poi arriva il compratore destinato a quell'oggetto...è per questo che non perdo le speranze per il mio coniglio nero a fiori rosa. Questo pregiatissimo coniglio in ceramica mi segue da diversi mercatini ormai ed è come la sora matilda, tutti lo guardano e nessuno lo piglia. Credevo di avercela quasi fatta domenica quando per ben due volte una ragazza me lo ha chiesto e aveva anche già tirato fuori il portafoglio. Poi è arrivato il marito padrone e le ha detto "No", lei, remissiva, non ha battuto ciglio e ha rinunciato. Marito di mmerda, e falle un regalo no? Cosa ti costa se non altro perchè viene a letto con te! 
Ma, per guardarla con filosofia, sono sicura che il proprietario del coniglio arriverà quando meno me lo aspetto e se lo porterà via. E senza contrattare sul prezzo ad ogni costo. Capisco che siamo ad un mercato, capisco che è tutto guadagnato ma non mi sono alzata alle 5 per farmi prendere per il culo da te, bella mia. Già sei disposta a comprare quel soprammobile che io ho giudicato "Scarto", te lo stai per accattare ad una cifra irrisoria (è raro che io abbia una cosa che venga + di 5€, la media va da 1 a 3€), non attacca la tua cantilena "Ma è usato (ma va? Hai presente dove siamo?), è rovinato (se era bello lo portavo qua?), forse ce l'ho già a casa (sviluppa la tua memoria fotografica o, quanto meno, fatti una lista) è che non so dove metterlo (lascialo qua, qualcun'altro se lo comprerà)" e via andare...no cara mia, non ho mica scritto casa Nando in fronte!
Questi sono gli unici momenti di "stress", perché tranne l'incombenza del carico/scarico è una goduria tutta da vivere. Montato il banco aspetti e ti concedi un po' di relax con la colazione tardiva: caffè e brioches del baretto accanto, ogni tanto ti alzi e credi del movimento spostando le cose e ragionando sulla disposizione: il movimento porta movimento, è una regola comprovata e sperimentata più volte. Osservi cosa hanno nelle borse le persone che stanno per entrare nella tua orbita e metti in evidenza cose similari, il 90% delle volte funziona.
Un capitolo a parte meriterebbe il rapporto tra mercanti e mercanti che è un po' viscido, lo ammetto. Tutti si vogliono bene ma diffidando l'un dell'altro: per esempio, non avrai mai una risposta precisa alla domanda "Come è andata"? Dalle varie inclinazioni tonali con cui l'altro pronuncia "Bene" (o, nella sua variante "Benino") allora dovrai capire se è stato uno sfacelo o un successo. In ogni caso, non sorprendetevi a vedervi fissati dai vostri vicini e, sicuramente, ci saranno commenti su di voi, sui vostri prezzi, sulla vostra merce e sul vostro modo di trattare i clienti. Nell'ultima esperienza qui citata mi sono capitate un paio di frecciate da "colleghe" non più di primo pelo, diciamo così. Io stessa sbirciavo in direzione di chi mi stava vicino per vedere come andava il movimento generale delle vendite...è una cosa inevitabile...
Quando la giornata finisce e butti l'ultima cassa nell'auto pensi: il mese prossimo dormo, ma immancabile arriva la voglia matta di ributtarti nella mischia...mi sa tanto che questa mania non mi passerà. E lo spero vivamente.

mercoledì 6 aprile 2011

MOSTRA AL MART: La rivoluzione dello sguardo. Capolavori impressionisti e post-impressionisti dal Musée d’Orsay

Che sia una mostra mozzafiato lo si capisce già dalla provenienza: capolavori impressionisti e post-impressionisti dal Musée d’Orsay. La cosa stupefacente è che in questo caso sia vero!
Chi bazzica il mondo delle mostre, sa benissimo la farlocchità dei titoli-specchietti-per-le-allodole, della serie "Da....A... (e, spesso, un altro A....)" oppure un altisonante, famosissimo (e quotatissimo) nome in primo piano che, in locandina, fa ombra alla scritta "e i suoi contemporanei" ma che in mostra si riduce ad una manciata di quadri di "marca", persi in un marasma di illustri sconosciuti.


Al Mart no. Al Mart ho visto veramente grandi capolavori provenienti dall'Orsay...personalmente sono rimasta rapita da:
  • Rue Montogruel imbandierata (Monet - 1878) perché è incredibile come dei tratti tanto fulminei quanto sapienti di colore riescano a dare l'idea della confusione, del vento che si imbatte contro la tela delle bandiere, sventolandole, del chiasso della gente festante per le strade. E dire che è solo untume sulla tela...
  • Stanza ad Arles (Van Gogh) anche se non ci avrei scommesso una cippa. Io non apprezzo particolarmente Van Gogh però, trovandomi faccia a faccia con la brillantezza del suo colore ho dovuto cedere il passo e dire "Chapeau". Tinte accese e lucenti che accendevano la piccola stanza in cui lui alloggiava. Era difficile staccarvi gli occhi di dosso, devo ammetterlo e, seppur la prospettiva fosse volutamente falsata (coesistono, infatti, più piani nella composizione) ho avuto la sensazione di entrare nella stanza. La qual cosa mi capita raramente e mai avrei immaginato che il quadro fosse proprio di Vincent.
  • La culla (...) perché è raro vedere la realtà attraverso uno sguardo femminile nell'universo dell'arte e questa tela è uno dei pochi esempi famosi. E' estremamente tenero, in quanto rappresenta la sorella della pittrice intenta a guardare la figlioletta Blanche. Mi ha colpito particolarmente il velo che ripara la bambina, così verosimile e preciso da voler alzarlo per scoprire il tesoro che cela.
  • La toilette (Touluse Lautrect) il fascino del non visto e non detto che è proprio di artisti come Touluse Lautrect o Schiele, specialisti nella rappresentazione di scene intimiste che scatenano la propria sensualità tramite una semplice calza, un panno o un gesto.
  • L'origine del mondo (Courbet) è il quadro dello scandalo. Gustave si dev'essere divertito, dal paradiso degli artisti, a seguire la querelle per la presenza della sua "scandalosa" tela su pubblicazioni dirette alle scuole. Dimostra che la realtà può essere scandalosa più di ogni fantasia e questo Courbet lo sapeva bene! Ma, significati e dietrologie a parte, la tela è fenomenale, incantevole e cruda come solo lui sapeva essere.
  • Donna con il parasole (Monet), in una delle sue varie versioni tra le più eteree e appariscenti. Nella confusione della luce abbagliante, compare questa donna con l'abito svolazzante dal vento e dal movimento. Se di Van Gogh colpisce la lucentezza, qui non si può fare a meno di apprezzare la luminosità che riescono a sprigionare anche i colori freddi.
  • Scena di festa al Moulin-Rouge (Boldini): tela rubiconda e mondana come ci si aspetta dai migliori Boldini. Gli uomini concupiti dalle donne furbe mentre, tutt'attorno, vengono ghermiti da un rosso potente acceso e buio allo stesso tempo. Rosso come il mulino, rosso come il peccato, rosso come la passione...
  • Il povero pescatore (Pierre Puvis de Chavannes): una sola parola per descriverlo DISARMANTE. Vedendo la sua umile povertà e i suoi colori tristi, ci si sente in colpa ad aver speso soldi per una "futile mostra" mentre lui lotta con il mare ogni giorno.
  • .... ce n'era un altro, veramente lodevole. Ritraeva con un realismo assoluto una famiglia di poveri contadini. La cosa che più saltava agli occhi erano le manone della vecchia seduta nella parte dx del dipinto. Manone che chiunque abbia visto mani contadine avrebbe potuto riconoscere, gonfie, sgraziate e ruvide, scure, tozze ed esperte. In una stanza povera tanto quanto i suoi abitanti, il pittore (purtroppo non mi ricordo ne titolo ne autore) fa un'istantanea di una famiglia qualsiasi, tanto qualsiasi da prendersi la briga di tagliare a metà uno dei personaggi, ponendolo al limite estremo della tela, come per dire:"anche se dovessi continuare, non ci sarebbe nulla di nuovo.". Ma che potenza espressiva e che maestria nella resa. Eccezionale.
Un plauso particolare merita anche la sede, il MART è davvero un eccellente museo di arte contemporanea. Non sono ancora riuscita a vedere la collezione permanente e quindi non posso esprimermi, ma la struttura è spaziosa e ben studiata. Non ci si scontra, non ci si stufa...si ha la sensazione di entrare in un luogo dedito all'arte, dedicato ad essa e non riadattato per accoglierla. Questo dona un notevole valore aggiunto ad ogni visita.


http://www.mart.trento.it/context_mostre.jsp?ID_LINK=9&id_context=2764&page=7&area=42

mercoledì 23 marzo 2011

FUR

Per una nutrita serie di motivi, il titolo completo ideale potrebbe essere "Fur - di chiaaaaf" (FUORI di testa, per i non friulani) e non "Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus."
Benché Fur sia il codice iso 639-2 che identifica la lingua friulana, appunto, immagino che il regista Steven Shainberg l'abbia scelto in funzione del suo significato inglese: pelo, peluria, pelliccia, mentre il sottotitolo spiega e, in qualche modo, giustifica quello che stiamo per vedere.
Infatti, nulla di quello che racconta il film è reale: ma nessuno vuole ingannarci, è una clausola chiara fin dalla locandina.
Nulla è reale o quasi...per esempio è vero che Diane (e,  mi raccomando pronunciate Dian, non Daian)proviene da una ricca famiglia. Corrisponde al vero che sia sposata con Allan Arbus, fotografo di moda e che con lui collabora. Ed è senz'altro vero che lascia la famiglia e il lavoro con il marito per dedicarsi a tempo pieno alle sue fotografie.
Nella realtà credo che sia stata meno repressa e remissiva di quanto ci faccia intendere il film. Ma, ovviamente, dovevano darle un pretesto per irrompere nell'anormale quiete del suo bislacco vicino e così stravolgere la propria quotidianità di moglie, assistente e madre.
Ma atteniamoci al film.
Diane ha messo la vita al servizio di suo marito. Intendiamoci, non vedremo una donna distrutta, piangente e dagli occhi pesti. Lei ama suo marito e svolge con dedizione la sua parte: prepara la scena, la luce e le modelle per fare in modo che Allan scatti una bella fotografia che piaccia ai clienti paganti. 
Ama le sue bambine e la sua vita sembra un bel ritratto di famiglia americana con il sorriso sulle labbra.
Certo, appare subito come una donna un po' strana, un po' sensibile, un po' osservatrice e, grazie a queste caratteristiche, nota subito (dai passi e dalla musica) che il nuovo inquilino ha qualcosa di speciale. Non lo ha mai visto, se non di sfuggita ma ne è affascinata.
L'Allan cinematografico si sarà sicuramente mangiato le mani, ma è stato proprio lui a spingere la moglie perché si prendesse tempo per se stessa. Per scattare le sue fotografie. Per staccare un po' dal lavoro e dalla casa. E lei, con titubanza, decide di buttarsi e fare dei "Ritratti fotografici ai vicini di casa". In realtà non andò più in la del primo piano perché la personalità di Lionell (il bislacco vicino di sopracitato) le farà perdere d'interesse per il mondo dei "normali" e la facendola innamorare dell'universo Freaks.
Grazie a Lionell, Diane abbatte le barriere del pregiudizio: dove sta scritto che una rispettata e rispettosa madre di famiglia non possa essere amica di un uomo come lui, affetto da una malattia che lo ricopre di peli? Instaurano un rapporto fraterno, che va al di là di ogni limite; che inibizione puoi avere di fronte ad un uomo che non si vergogna di mostrarsi per com'è? Che non ha vergogna a farti conoscere i suoi amici: nani, gente che suona il violoncello con i piedi (perché senza braccia), giganti, siamesi... e dimostra che, anche se con le loro caratteristiche particolari, possono vivere una vita normale e possano fare un lavoro che non sia l'attrazione nei circhi!
Ovviamente Allan comincia a capire di non aver spinto sua moglie verso un semplice hobby, ma di averle aperto le porte verso un altro mondo di cui comincia ad essere geloso. 
Quando Diane comprende la precarietà della vita di Lionell e la possibilità di perderlo da un momento all'altro, si rende conto di amarlo e di voler rinunciare alla sua vita precedente... Dopo averlo accompagnato verso la morte, decide di chiudere con la vita vissuta fin'ora e fare quello che aveva sempre desiderato: vedere molti posti. Senza tornare sui suoi passi, archivia l'unica foto di Lionell sbarbato (e l'unica del suo progetto iniziale dedicato ai suoi vicini di casa)come suo primo ritratto fotografico. Il primo di una lunga serie.


Mi giudicherei eccessivamente acculturata se vi dicessi che conosco la vita di Diane Arbus tanto da poter giudicare questo film assurdo. Non lo farò, ma posso dire che non c'era bisogno di tirarla in ballo. Regista e sceneggiatori avrebbero potuto inventarsi un soggetto qualsiasi e fargli vivere questa meravigliosa favola...che motivo c'era di inventarsi un ritratto immaginario di un personaggio noto, per giustificare il suo reale interesse fotografico per i freaks. Non penso che la sua vita fosse tanto meno affascinante da affibiargliene una inventata.
Questa è l'unica critica che muovo alla pellicola, ma sebbene sia solo una ha il potere di smontare l'entusiasmo nei confronti di un film accurato e, a tratti, divertente. 
La regia è pulita e la scenografia riesce ad essere essenziale anche quando fuori dal comune, come nel caso dell'appartamento di Lionell. 
Ovviamente, nulla da dire sull'interpretazione: Nicole Kidman è sempre perfetta, non ho ancora visto una sua performance che non mi sia piaciuta e un giudizio molto positivo tocca anche a Robert Donwey Jr (al quale fascino non resistevo, nonostante la coltre di peli che lo copriva). Sono sicura che il doppiaggio italiano, così sussurrato, abbia penalizzato molto la resa finale. E l'immancabile finale amoroso ha fatto scivolare il film sul banale: ovviamente i due si innamorano e finiscono a letto insieme, particolare scontato che pensavamo fino all'ultimo di aver scongiurato(rima).

domenica 20 marzo 2011

Il cigno nero.

Mi rendo perfettamente conto che il domandarsi la ragione dell'Oscar alla Portman sia un'attività sterile, specialmente quando non si ha visto che una minima parte dei film candidati all'oscar. Ma non posso smettere di pormela.
Ho visto il "Cigno nero" e ne sono rimasta leggermente delusa. Il regista coglie nel segno quando ci fa confondere, per tutto il film non abbiamo chiaro se quello che stiamo guardando sia realtà o follia. Questo aspetto è molto curato anche se, scivolando verso l'epilogo del film, diventa quasi grottesco. Farci sprofondare nelle paranoie di Nina è coinvolgente ma fa storcere il naso quando si assiste alla sua trasformazione in cigno: vedere le gambe che si spezzano e capovolgono il ginocchio è decisamente troppo. 
Tornando all'Oscar, il fatto che la protagonista del film abbia vinto un premio, anzi, IL premio per la migliore recitazione dovrebbe essere lampante: lo spettatore dovrebbe continuamente ripetere "Che brava..." esattamente come mi sorprendevo a pensare durante la visione de "Il discorso del Re". In questo caso non l'ho pensato neanche una volta, anzi. La recitazione della Portman è notevole, è senza dubbio una brava attrice ed è credibile in tutte le sue performance, ma direi che questo è stato il maggiore problema ne "Il Cigno Nero". La sua interpretazione è un po' da manuale: fa esattamente tutto quello che ci si aspetta da una ballerina fragile, insicura, debole in un momento di alta pressione. Al sesto minuto di voce tremula, occhi rossi e sguardo basso la sua interpretazione risulta un po' fastidiosa. Lo stesso discorso vale per la perfetta madre opprimente, che la veste, la lava, le carica il carillon prima di andare a dormire... da questo punto di vista, tutti gli attori lasciano poco spazio all'immaginazione, al non detto, all'insinuato. Direi che un velo di mistero, in questo caso specifico, ci voleva. L'unico che si salva è Vincent Cassel che è e rimane un attore mediocre ma pare prefetto per questo ruolo ed è l'unico che non fa quello che ti aspetti e, nel panorama generale, è un punto a suo favore. Un'altra questione spinosa è la colonna sonora, l'uso spregiudicato della musica classica non lega con le scene. Ovviamente è necessario per scandire i tempi del balletto, ma nel recitato non è stata la scelta ideale...specialmente quando la musica di sottofondo alla scelta della prima ballerina è "Pa-pa-pa"...

martedì 15 marzo 2011

Cosa che non avrei mai voluto vedere in TV

Tornata a casa dal corso di Bonsai, ho cominciato uno zapping frenetico per trovare il giusto companatico televisivo alla mia insalatona.
Il digitale terrestre ha dell'incredibile...oltre 100 canali e nulla di veramente interessante. Sorpasso Montalbano, una serie sul 2, il Grande Fratello (peccarità!), teleCapri....su su su fino a MediasetExtra che dava una puntata delle Iene. Vista la fame crescente e visto che nei 50 canali precedenti non c'era stato niente di meglio su cui soffermarsi, schiaccio OK.
Neanche il tempo di sedermi e dare la prima forchettata che parte un servizio dedicato ad un tale Nando. Scopro essere un concorrente del Grande Fratello che è stato seguito da una Iena per una settimana intera: lo scopo è entrare nella vita di una neo-star per vedere come tutto è cambiato.
Sono rimasta con la forchetta a mezz'aria per tutto il servizio, talmente allibita da voler capire quando sarebbe saltato fuori il cartello "Scherzi a parte" (che, per la cronaca, non è mai apparso).
Nando, ragazzo dalle umilissime origini con un trascorso familiare poco sereno, è diventato famoso dopo la sua permanenza nella "Casa". Sorvoliamo sulla sua storia e sulle ragioni che lo hanno spinto a partecipare al Grande Fratello. Lo scandaloso, a mio giudizio, è quello che avviene fuori.
Nei 6 giorni in cui Nando è stato seguito dalle telecamere ha svolto una serie di attività lavorative, tra cui: presenziato in discoteca (per 1500€), fatto delle foto pubblicitarie a favore di un negozio di abbigliamento (per 11.000 €), mangiato in un ristorante e, credo, fatto una serata in un'altra discoteca (non è stato specificato il prezzo di queste ultime due performance), oltre ad essere entrato in un negozio della sua città, invitato dal titolare con il preciso intento di regalargli vestiti.
Il tutto condito da frasi come "Prima per guadagnare 1500€ dovevo spaccarmi la schiena un mese, ora vado in discoteca una sera e me li regalano", oppure "Che bella vita, mangi e bevi gratis e te pagano pure"...non mancavano i pensieri saggi e lungimiranti, come quello espresso guardando le proprie foto calpestate per terra, alla fine della serata "Non vorrei tornare lo sfigato di prima e fare la fine di queste foto...".
Si, è esattamente così, stiamo parlando di un sig. Nessuno, con visibili difficoltà ad esprimersi, pagato fiorfior di € solo per esistere e dare "lustro" all'attività di turno. 
Non ce l'ho con lui nello specifico ma con quelli che sono disposti a pagarlo per averlo nel proprio ristorante. A quelle dementi che, vedendolo in discoteca, urlano "Seiiiiiiiii unnnnnnnn grandeeeeeeeeeeeeeeeee" al suo passaggio. Ce l'ho con la sua ignoranza che gli fa pensare a quanto sia desiderabile questo modo di vivere. Ce l'ho con le trasmissioni televisive ridotte a satelliti dei reality che lo invitano e montano scoop su idiozie. 
Mi ripugna il fatto che la gente gli chieda le foto... che lui non si renda conto che è clamore immotivato quello che lo circonda... che non capisca la volatilità di questo smodato interesse...che come prospettiva abbia "er tronista oppure quelli che fanno cabbaret"...che probabilmente continuerà a fare più soldi di me nonostante il suo totale disinteresse per la grammatica italiana, anzi, credo che questo sia un valore aggiunto...
"Mi sento immortale" ha detto dopo essere stato accolto da boati di gioia...si beava all'arrivo dei Nando Boys, paganti, che lo abbracciavano e inneggiavano alla sua magnificenza. Alla domanda cosa conta nella vita, fiero, risponde "I soldi, la salute e la f..a...Margherita ti amo!"... a queste scene il mio grado di nervosismo era tale che ho anche desiderato di incontrarlo e...ignorarlo completamente, passargli oltre, vedendolo incedere dire "chi è" e vedere il suo muso famoso accigliarsi.
Nando, con tutto l'affetto vorrei avvisarti di una cosa: stai pur certo che scomparirai. Farai veramente la fine delle tue foto, lasciate cadere a terra e calpestate, e lo sai perché? Perché fra un anno ci sarà il GF12 e ci saranno altri 20 come te di cui parlare, le loro storie d'amore surclasseranno le storie d'amore dell'anno precedente. I litigi faranno parlare più dei vostri e le loro vicende personali saranno ancora più succulente. Guadagnerai molto per qualche tempo e poi ti troverai a pregare in ginocchio la Barbara D'Urso di turno perché ti faccia ballare il limbo in una delle sue trasmissioni pur di non uscire dallo schermo. Perchè no, lo sfigato di prima non vorrai certo tornare.