giovedì 7 ottobre 2010

1a Lezione: L'ottocento


L’Ottocento

Intro

Nell’osservazione di un’opera d’arte ci sono almeno due livelli di comprensione: l’iconografia e l’iconologia.
Riconoscere e capire l’iconografia significa essere in grado di descrivere e classificare cosa oggettivamente viene visto. Per esempio, in una qualsiasi natività un occidentale medio riconosce una famiglia, l’asino, il bue ed altri personaggi classificati come pastori, agricoltori o contadini a seconda del loro abbigliamento.
Capirne l’iconologia vuol dire essere in grado di spiegare le immagini e i loro simboli: il poter dire che la donna con il manto azzurro è la Madonna e l’uomo dormiente è San Giuseppe è già un’analisi iconografica.
Fino al 1800 c.a., la comprensione del livello iconografico è tutto sommato facile da raggiungere perché c’è una certa aderenza tra le arti figurative, la loro realizzazione e la realtà. Successivamente, la storia dell’arte ha conosciuto artisti che non solo danno significati iconologici molto complessi e personali alle loro opere ma si discostano moltissimo dalla rappresentazione figurativa, rendendo più complicata anche l’analisi iconografica. Di fronte agli schizzi di colore di Pollock si può rimanere fortemente spiazzati, perché non riusciamo a classificare oggettivamente gli oggetti della rappresentazione e anche il loro significato ci risulta ostico. Il rischio è di abbandonare l’impresa, disdegnando opera e autore.
Lo scopo di questo corso è proprio quello di dare le linee guida principali per riuscire a comprendere lo stile di quegli artisti più complicati e più lontani dalla realtà; quelli le cui opere ci fanno commentare: “Non è arte, potevo farlo anche io!”

Per arrivare a parlare di loro, dobbiamo prima fare una premessa e descrivere il panorama artistico in cui le correnti contemporanee nascono, si sviluppano…capire insomma da cosa divergono tutti gli -ismi e le avanguardie nate nell’800 e 900.

Neoclassicismo

L’espressione artistica ufficiale all’inizio dell’800 era il Neoclassicismo, che aveva cominciato a diffondersi già nell’ultimo quarto del 1700 e aveva trovato in Jacques Luis David il suo esponente principale.
Il termine indica il riemergere con particolare forza della componente “classica”, ovvero la ripresa dei modelli storici romani e, soprattutto greci. Tale indirizzo è in sintonia con le tendenze razionalistiche del secolo dei lumi, il classicismo tende ad andare oltre ai fenomeni (dove si ferma il naturalismo) per arrivare ai principi immutabili alla base dei fenomeni stessi, una sorta di idealizzazione di forme e concetti.
I soggetti non possono essere frivoli ma capaci di essere degli esempi di moralità e di virtù, poiché l’arte ha un ruolo educativo. Il neoclassicismo è fascino per lo stile antico, non solo dei suoi miti o protagonisti: indaga sulle leggi primarie della bellezza intramontabile e ne tenta un recupero puro. I motivi dello sviluppo di tale corrente artistica sono:

  • contrasto con l’eccessività Barocca e Rococò;
  • rinnovato interesse per l’archeologia, anche per via di ritrovamenti archeologici;
  • desiderio di un’arte quieta e serena in contrasto con le guerre europee;
  • strumento per rappresentazione di ideali e di libertà civile;
  • Roma viaggio obbligato di ogni artista, che veniva colpito dalle rovine romane e dai maestri del 400.

Come detto, uno degli esponenti più autorevoli del Neoclassicismo in generale e sicuramente l’astro maggiore del neoclassicismo in pittura è Jacques Louis David (1748 – 1825). Era già stato ampio protagonista della pittura durante tutta la rivoluzione francese, facendosi portatore dei suoi ideali attraverso il parallelismo tra i miti greci/romani e la contemporaneità o idealizzandone i valori creando martiri moderni.
Con l’avvento di Napoleone e la fine del vento Rivoluzionario, David diventa pittore di corte. Napoleone se ne serve per piegare l’arte alla propaganda e diffondere un’immagine di imperatore solenne ma anche vicino al popolo e ai suoi soldati.
David firma i quadri più celebri, quelli che associamo subito a Napoleone: L’incoronazione dell’imperatore e dell’imperatrice (1805/07), Bonaparte che valica il gran san Bernardo (1801).
La resa del primo è molto naturalistica, la tela è enorme per rappresentare a grandezza naturale oltre 80 convitanti. Lo scopo è quello di esportare la grandeur francese, la magnificenza e la solennità dell’evento, la nascita dell’impero e la consacrazione di Napoleone, uomo venuto dal niente.
La seconda è più idealizzata: Napoleone è ritratto come nei monumenti equestri romani, mentre doma un cavallo impennato senza scomporsi minimamente. E’ abbigliato con vesti lussuose e regali, mentre calpesta sassi recanti i nomi di altri grandi condottieri della storia, come per indicarlo a loro successore. E’ ovvio che Napoleone, proveniente dal nulla, abbia bisogno con tutti i mezzi di affermare la propria magnificenza e per legittimare la sua posizione. Quando i Borboni ritornano alla guida della Francia, David è costretto all’esilio ma continuerà ad essere un punto di riferimento per i giovani artisti. E’ estremamente ironico pensare che David fu contro alle accademie e proprio lui divenne uno dei pilastri degli studi accademici. Espresse un discorso molto violento contro di loro ritenendole un regime “Vessatorio, avvilente e fatto per scoraggiare talenti.”(David). Dopo questo discorso del 1793 le accademie cessarono di esistere fino alla restaurazione, ma di fatto lui divenne un riferimento e discostarsi dalle sue leggi poteva diventare un bastone tra le ruote nella carriera dei giovani artisti.
In Italia il volto del Classicismo è Antonio Canova (1757-1822), uno scultore apprezzato da tutte le corti europee e soprattutto dell’impero napoleonico. Diventa una personalità importante e fidata; molti saranno i suoi incarichi a Roma, considerata la seconda capitale dell’impero.
Lo scopo delle sue sculture è esattamente lo stesso delle tele di David, celebrare la magnificenza dell’impero. Profondamente legato al mondo mitologico è la statua di Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice (1804/07). Il rimando al mito permetta a Canova di rappresentare la sorella dell’imperatore nuda (anche se il corpo è della sua modella), divinizzando così la sua figura; Paolina veste i panni di Venere, madre di Enea che darà origine alla stirpe Romana, da cui discendevano i Borghese . Bisogna considerare che il nudo era vietato, a meno che non fosse collegato al mondo mitologico o alle tele storiche. Canova realizza nudo anche l’imperatore nella statua Napoleone Marte Pacificatore, di cui Bonaparte fa realizzare 12.000 copie da spedire in tutti i comuni del regno. Lo scopo è il medesimo e si può dire che l’intento sia stato raggiunto.
Per la casa asburgica, Canova realizza il Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria(1798 e il 1805)  per onorare la moglie dell’arciduca Albert di Sachsen Teschen. Si discosta totalmente dai soliti monumenti funebri, non ci sono i classici riferimenti al tempo che passa come la clessidra o i teschi. In perfetto stile neoclassico punta sulla grazia e sulla potenza della riflessione. Un corteo mestamente avanza verso una cavità nera: la pietà regge le ceneri di Maria Crisitina, accompagnata da due bambini e la Carità guida un cieco. Seduti sulla destra stanno un genio alato ed un leone entrambi con aria triste e rassegnata; il genio bello e senza difetti è l’immagine della perfezione dell’eternità. Le ghirlande tengono in mano le figure che camminano, indicano il legame tra vivi e morti. Solo un medaglione sulla piramide ci indica di chi sia la tomba.
E lo stesso discorso equivale per il dolcissimo blocco scultoreo Amore e Psiche, dove l’amore è idealizzato e non vi è traccia di sensualità e pulsioni erotiche. Il sentimento puro dell’amore, quello che potevano provare gli dei: “Bella opera se solo difetti non ha. Le più sublimi opere, oltre alla bellezza che appaga l’intelletto hanno la bellezza d’ispirazione, che assale i sensi e trionfa nel cuore: hanno l’effetto in se, hanno in se la vita e ci fanno piangere, rallegrare e commuovere a posta loro, e questa è la vera bellezza.” Canova

Dopo il Rococò, c’era stato il desiderio e la necessità di un ritorno alla sobrietà e al classicismo. Quando Napoleone compare sulla scena apprezza moltissimo questo stile à la greque e lo fa suo, trasformandolo quasi in una moda, in uno stile più che in un’espressione artistica appunto.
Intendeva ripetere la stessa operazione pan artistica operata nell’impero romano, in cui si tentava di far diventare ogni città una piccola Roma. L’arte Romana era la stessa in ogni angolo dell’impero e così Napoleone la riprende per unificare angolo del suo. Con la caduta dell’impero crolla questa frenesia di arte universale e le popolazioni sottomesse riemergono, concentrandosi sul proprio locale e particolare. E’ in questo frangente che comincia a stufare e si troveranno soluzioni nuove. Il classicismo farà braccetto con l’accademismo e le correnti artistiche dell’ottocento saranno tutte volte allo smantellamento del bello formale. Quest’incrinatura di gusto non tarderà a farsi sentire, già nei primi dell’ottocento quando il neoclassicismo diventerà una caricatura di se stesso, apprezzato dai ricchi occhieggianti al potere imperiale.
Basti pensare la stessa sorella di Napoleone, dopo la sua morte decide di nascondere al pubblico la sua statua realizzata da Canova perché trovava il nudo troppo eccessivo e fuori luogo.





Romanticismo
“Come possiamo pensare di voler recuperare l’arte antica? I greci hanno portato al massimo livello la bellezza delle forme nel momento in cui i loro dei andavano in rovina. […] Anche da noi qualcosa va in rovina, siamo sul limitare di tutte le religioni scaturite dalla cattolica; le astrazioni decadono; tutto è più intangibile e leggero di prima, tutto si rivolge verso il paesaggio. […] Alcuni si rivolgono ancora, sgagliando verso la storia e si confondono. Voglio rappresentare la mia vita in una serie di opere d’arte […] voglio fermare lo spirito che fugge” L’arte come seconda natura – Runge 1802

Con questo termine si tende generalmente a indicare quell’esperienza culturale e artistica che, a partire dal secondo Settecento fino alla metà dell’Ottocento, si contrappone al Classicismo, puntando alla riscoperta dell’istintività, della fantasia e dell’irrazionalità, del prevalere del sentimento e delle sensazioni profonde. I romantici rivendicano il diritto di seguire la propria strada, esprimendosi senza ostacoli. Per loro l’arte ha bisogno di infrangere le regole, di evolversi senza limiti, calcando la mano sulla natura oscura dell’ispirazione artistica.
Le caratteristiche formali e stilistiche però, come la maggior parte degli –ismi, hanno sostanziali differenze a seconda della regione europea a cui si fa riferimento. Per alcuni è fondamentale il disegno, con risultati più precisi e fini; per altri prevale il colore, veicolo immediato con cui comunicare il proprio stato d’animo. Tra coloro che prediligono il disegno, troviamo il tedesco Friedrich e l’italiano Hayez; i pittori nazareni  (chiamati così anche per i frequenti temi religiosi), che cercano di recuperare la limpidezza e precisione del Durer e di Raffaello. Tra coloro i quali preferiscono l’immediatezza del colore, annoveriamo i francesi Gericault, Delacroix e Corot e gli inglesi Turner e Constable. Questi propongono una pittura immediata, caratterizzata da colore denso e contorni sfuggenti. Questo stile ribelle è il marchio di riconoscimento di molti romantici, che quel simpaticone di Baudelaire avrebbe più tardi apostrofato come una pittura fatta “Con una scopa ubriaca”.

Come già premesso, è d’obbligo suddividere la corrente in modo geografico, poiché per ogni stato il Romanticismo pittorico assume diverse sfumature sociali, politiche e artistiche.

Romantici Francesi

A Parigi, con il passaggio dal Neoclassicismo al Romanticismo il rapporto tra artisti e politica non è chiaro come nel l’epoca di David. La delusione storica provocata dal fallimento degli ideali rivoluzionari, dopo la sconfitta di Napoleone e il ritorno dell’ancien regime, ha reso gli artisti più scettici e guardinghi di fronte al potere. Questo disincanto porta i pittori a prediligere come soggetti delle proprie opere avvenimenti storici o di cronaca. Le opere di Delacroix e Gericault, i maggiori esponenti, sono spesso ispirate a fatti d’attualità, non celebrano protagonisti della politica, ma persone comuni.  Altro soggetto molto amato è l’Oriente e l’esotico, preso come pretesto per esercizi di stile.

Prendiamo per es la Zattera Della Medusa Jean-Louis Théodore Géricault (1791-1824), datata 1818. Esso rappresenta un fatto realmente accaduto: il naufragio della Medusa, nave che trasportava soldati e civili in Senegal, avvenuto nel 1860. In seguito al naufragio, 150 persone erano salite sulla zattera che doveva portarle in salvo, ma pochi sopravvissero. Il governo aveva tentato di nascondere questo incidente per evitare polemiche, ma il pittore si fosse informato attraverso i superstiti dell’accaduto, riuscendo a riprodurre il tragico momento dell’avvistamento della nave che avrebbe salvato i pochi superstiti. Notiamo alcuni riferimenti anche all’arte di Michelangelo e Caravaggio, per la precisione anatomica e l’uso di uno sfondo scuro.  Il suo formato, quasi gigantesco, coinvolge lo spettatore nella disperazione di questi superstiti.
Testimonianza dell’interesse di Gericault per la gente comune e per le forti sensazioni è senza dubbio la serie dei Ritratti Di Alienati, malati di mente ricoverati in un ospedale psichiatrico di Parigi, che vengono usati come materiale didattico e illustrativo al medico Georget per le sue lezioni di patologia. I ritratti sono oggettivi, mirano a restituire i disordini mentali di cui i soggetti sono affetti.
Allo stesso modo ispirato all’attualità è La Liberta’ Che Guida Il Popolo di Eugene Delacroix (1798-1863) del 1830, considerato il primo quadro politico della pittura moderna. Durante i combattimenti della rivoluzione, il pittore gira per la città alla ricerca di ispirazione per il ‘’soggetto moderno’’ di una nuova tela. Questa raffigura l’avanzata degli insorti guidato dalla figura simbolica della Libertà: vediamo un bimbo, un nobile con una carabina (forse un autoritratto), un operaio e uno studente universitario…tutte le classi sociali unite nella lotta. Viene acquistato dal governo francese e diventa il simbolo della lotta per la libertà.
Testimone dell’amore per l’esotico e l’oriente è il dipinto di Delacroix Donne D’Algeri Nelle Loro Stanze, realizzato nel 1834. Raffigura l’interno di un harem, dove alcune donne sono sedute in una stanza riccamente arredata a fumare il narghilè. I colori sono caldi e le pennellate sono dense e corpose, proprio per sottolineare l’atmosfera intrisa di odori e sapori esotici, tant’è che Renoir, alla vista del quadro, disse che ‘’Si poteva ancora sentire il profumo dell’incenso’’.
In contrapposizione a questo dipinto diamo una veloce occhiata a quello che si considerava ‘’classico’’ al momento: questo è Il Bagno Turco (1848) di Jean Auguste Dominic In gres (1780-1867) considerato l’erede di David e in netta contrapposizione con Delacroix. Si nota subito come sia molto diversa dalla tela di Delacroix: basta confrontare la gamma cromatica, una calda e l’altra freddissima, lo smalto della superficie, e il formato, che pare quasi far diventare il quadro un piccolo gioiello da studiolo.

Romantici Inglesi

In Inghilterra la natura offre occasioni più stimolanti agli artisti per una metaforica ispezione e approfondimento sul ruolo dell’uomo nel quadro di un destino universale. Infatti, qui il contrasto tra Neoclassicismo e Romanticismo è meno incisivo. Nella pittura romantica inglese, l’uomo è parte integrante del paesaggio ; è protagonista del mondo fisico e la natura diventa qualcosa in movimento: le nuvole, le tempeste, il mare in burrasca, il vento… Pittori emblematici di questa corrente sono Turner e Constable, il primo conosciuto per la sua pittura rappresentante la forza sconvolgente della natura usando colore libero, il secondo realizza affreschi di paesaggi molto precisi e studiati, ma non senza emozioni.

Non ci si può accostare alla tela di William Turner (1775-1851) Bufera Di Neve: Annibale E Il Suo Esercito Attraversano Le Alpi (1812) senza essere immediatamente rapiti dalla violenza della bufera che sta per colpire Annibale e il suoi uomini. Proprio per enfatizzare la potenza dell’evento atmosferico, Turner rende quasi invisibili i personaggi e fa occupare quasi tutta la tela alla grande massa di neve, dipinta con colori densi e spalmati in modo grossolano per enfatizzare l’impatto visivo.
Altra tela emblematica è L’incendio Della Camera Dei Lords E Dei Comuni Il 16 Ottobre 1834 (1835), dove grandi masse di colore si contrappongono a rappresentare il grande fuoco che colpì il centro del potere londinese, evento che il pittore aveva osservato da un’imbarcazione sul Tamigi. Turner non trascura i dettagli realistici, come i pompieri in primo piano a destra, assieme al battello.
Altri temi predilige John Constable (1776-1838) grande amante della natura e campagna inglese, che rappresenta nella quasi totalità dei suoi quadri. Come vediamo nel Mulino Di Flatford (1817), la natura viene rappresentata direttamente, senza filtri. Il paesaggio, con tutti i suoi edifici, personaggi, ogni minimo particolare, è studiato dal vero, con molteplici schizzi preparatori che vengono in seguito usati per la stesura della tela nello studio. Colpisce molto lo studio del colore, che è colore locale, cioè il colore reale che assume l’oggetto alla luce naturale.
Celeberrimi ed emblematici sono i suoi Studi Di Nuvole (1822), una serie di dipinti che hanno come soggetto il cielo con i suoi vari elementi. Per poter comprendere l’importanza del cielo in un dipinto, è necessario leggere gli scritti del pittore, che dichiara: “il pittore di paesaggi che non fa dei cieli una parte sostanziale delle sue composizioni , trascura di avvalersi  di uno degli aiuti più grandi. […] Il cielo in natura è la fonte di luce e governa tutto.”

Romantici tedeschi

“Il compito principale dell’arte che rappresenta il paesaggio: la rappresentazione di un determinato stato d’animo attraverso la raffigurazione della corrispondondente atmosfera nella vita della natura.” Arte e scienza della natura – Carus 1824

Il massimo esponente della pittura romantica tedesca è Caspar David Friedrich (1774-1843), che a differenza dei francesi, rimane molto legato al disegno.
In lui trova spazio il nuovo significato del “sublime”, ovvero non “grandiosità e magnificenza di stile” che genera opere senza perfezione, ma viceversa opere perfette senza grandezza, generati da momenti di “Alto sentire”, configurati come “Scatto di genio” e risonanza di un “animo grande”.
Nello specifico, Friedrich incarna questo “Alto sentire” nei confronti della natura, grande, potente, sconfinata e creatrice in relazione con l’uomo piccolo e indifeso. L’artista, che ha la sensibilità di capire questo rapporto così stretto con la natura diventa un solitario, quasi antisociale, genio ed energetico, ma tormentato interiormente. L’eroe romantico è accompagnato dal suo genio e che ama e teme la vastità della natura, di fronte ad essa pone tutte le sue emozioni e sentimenti.
La natura di Friedrich è accuratamente ritratta, con estrema attenzione ai particolare, agli effetti luminosi e ai dettagli; è restituita come manifestazione del divino, stimolo a una disposizione mistica, suscitata dall’osservazione del piccolo e del grande.
“Un pittore dovrebbe dipingere non solo ciò che vede d’innanzi a se ma anche ciò che vede dentro di se.”
Monaco in riva al mare (1810) – Il monaco è microscopico, sovrastato dal cielo (2/3 del dipinto) e mimetizzano con il mare. Il dipinto è praticamente popolato da elementi naturali e la figura umana è ritratta per quello che è, una creatura piccola e sola e contempla l’infinito e l’incontenibile attorno a lui.
Viandante sul mare di nebbia (1818) è un uomo, vestito con abiti contemporanei. Non vediamo il suo volto, potrebbe essere chiunque, l’artista o addirittura noi, di fronte ad una natura immensa, sconfinata e anche un po’ ostica. Immagine della grandezza di Dio in rapporto alla quale l’uomo può guardare, ammirare e sentire lo spirito del Creatore.
Ma forse per spiegare appieno Friedrich dovremmo leggere le sue stesse parole quando dice che:
“Devi guardare con i tuoi occhi e restituire fedelmente gli oggetti così come ti appaiono; e il modo in cui tutto agisce su di te, riproducilo nel quadro.”

Preraffaelliti, nazareni e puristi

Al Recupero del neogotico in architettura corrisponde, in pittura, la ripresa dei modelli pre e protorinasicmentali. Con una forte componente misticheggiante, cristiana, tipica della cultura romantica, in Germania alcuni artisti tentano di riconciliare le tradizioni artistiche classica e cristiana guardando a modelli dell’arte tardo medievale, nella quale purezza di stile e purezza di sentimento parevano coniugarsi felicemente.
Nazareni tedeschi. Pforr e Overbeck fondano la confraternita di San Luca (patrono dei pittori), rielaborando l’idea delle confraternite medievali. Quando si trasferiscono a Roma, vivono in stato quasi monacale realizzando una pittura pura, devota e innocente. Vengono definiti Nazareni da Goethe e i loro modelli sono Durer, Raffaello oltre ad artisti tedeschi medievali.
In Italia e Germania (1811-28) Overbeck riunisce allegoricamente la cultura nordica a quella mediterranea, rifacendosi ai modelli quattrocenteschi, infatti la Germania (dai capelli biondi) richiama le donne di Durer, mentre l’Italia (mora) fa riferimento alle donne Peruginesche. A differenza di Pforr, Overbeck è più fluido nella pittura e i contorni sono più armonici. Come possiamo vedere nella tela L’entrata dell’imperatore Rodolfo a Basilea nel 1273 (1808-10), Pforr ha una pittura molto minuziosa, con uno stile in cui i morbidi contorni e le dolci atmosfere date dalle parti in ombra sono praticamente assenti. La sua pittura fa più richiamo ai pittori fiamminghi quattrocenteschi.
Puristi italiani. Con le stesse caratteristiche dei nazareni, in Italia si diffonde il purismo facendo largo uso di tutto l’immaginario quattrocentesco dei pittori come Perugino e Raffaello, le loro forme addolcite e aggraziate tornano a popolare quadri di tipo religioso, in forte contrasto con l’eccesso e l’illusionismo Rococò. (es Madonna del Rosario – Minardi). Per estensione, diversi artisti scavalcheranno il tema religioso, per utilizzare la pittura a scopi moralistici ed educativi. Compariranno, dunque allegorie della maternità, della carità, della fratellanza…
Preraffaelliti inglesi. Hunt, Rossetti e Millais fondano la Confraternita dei preraffaelliti (1848) facendo specifico riferimento alla vocazione estetica mirata al recupero dei modelli medievali e quattrocenteschi, opponendosi alla Royal Accademy che li aveva formati come pittori, che tendeva più a modelli secenteschi. Loro erano convinti che fosse possibile riacquistare un senso etrico dell’operare artistico ed esrpimere contenuti moderni eviando gli artifici e i manierismi dell’arte rinascimentale, ricorrendo ad un linguaggio vitale nella sua analiticità e recuperando una tradizione pittorica primitiva.
Tra i vari quadri di Dante Gabriel Rossetti ho scelto Ecce Ancilla Domini perché incarna tutto questo spirito preraffaellita. La Vergine Maria ha paura e indietreggia, così come c’è scritto nel Vangelo. Nei quadri Rinascimentali la Madonna sembra sempre sicura di se, invece Rossetti la ritrae ossequiosa e pura di fronte al messaggio divino. Forte è l’uso del bianco, appunto simbolo di purezza che viene contrastato dai rossi che riportano comunque la scenda ad una realtà realmente accaduta. Rossi sono i capelli le labbra dei protagonisti, rosso è quel drappo raffigurante un giglio in primo piano
Hunt realizza quasi un manifesto dell’epoca vittoriana con il suo Il risveglio della coscienza (1853) ; è un monito alle giovani donne che possano sempre perseguire la retta via, ovvero quella di una vita casta fino al matrimonio. La ragazza del quadro si è dapprima lasciata andare alle avances dell’uomo ma ha una crisi morale e improvvisamente si scansa. La realizzazione è proprio preraffaellita, in linea con i quadri prerinascimentali: ogni oggetto è descritto minuziosamente, dai più grandi ai più piccoli e si fa portatore di un messaggio contemporaneo al periodo storico pur con caratteristiche stilistiche legate al primitivismo.
La scelta del tema Ofelia (1851) ha dato a Millais la possibilità di rifarsi ad un personaggio caro alla tradizione letteraria inglese, ma anche e soprattutto di dare libero sfogo alla realizzazione della natura che ha lo stesso peso della protagonista. Per rendere ancora più realistico l’effetto dei due elementi principi del quadro, si trasferisce in campagna per poter rappresentare alla perfezione una gran varietà di specie vegetali e ha immerso la modella in una vasca d’acqua per ottenere l’effetto di galleggiamento. La modella era la più richiesta nel mondo dei preraffaelliti e diventerà la moglie di Rossetti (Ancilla). La precisione della natura rientra nel proposito analitico della realizzazione della realtà preraffaellita ma anche simbolica, visto che sfrutta i significati dei fiori come per esempio papavero=morte, salice/ortica=amore abbandonato, olmarie appassite=vanità

Romantici italiani
In Italia la cultura romantica è strettamente collegata al Romanticismo letterario e al Risorgimento, per questo la corrente romantica italiana si discosta abbastanza da quella europea, ma con essa ha in comune i concetti di naturalezza e sentimento, che dovevano prevalere su un classicismo che era ideologicamente legato al potere austriaco.  Dal punto di vista figurativo si elaborano soggetti di contenuto civile e ideologico, in grado di trasmettere valori fondamentali per la costruzione di una nuova Italia. Ne è esempio Francesco Francesco Hayez (1791-1882), maggiore romantico italiano, che ambienta quasi tutti i suoi dipinti nel Medioevo, epoca a cui egli da un significato emblematico per la formazione del sentimento nazionale e la lotta contro lo straniero.
Simbolo della corrente è il suo dipinto Pietro Rossi Chiuso Dagli Scaligeri Nel Castello Di Pontremoli (1818/20), dove il protagonista è rappresentato nel momento di difficile scelta, tra l’amore della patria e gli affetti familiari. Pietro viene implorato dalla moglie di non andare, mentre il messaggero lo sollecita alla partenza, che lo porterà allo scontro con gli Scaligeri e alla morte. La scelta di un tema medievale da parte di Hayez è significativo: il messaggio politico è rappresentato dalla figlia piangente, il rapporto famiglia-patria che diverrà un soggetto ricorrente nella pittura del Romanticismo.
Altro capolavoro di Hayez è Il Bacio (1859), che all’epoca riscuote parecchio successo per l’immediatezza del soggetto. Replicato più volte, avvia un nuovo soggetto iconografico, ripreso spesso da molti altri pittori (Klimt, Rodin…). Quello che ci colpisce è la qualità pittorica, i colori stupendi della seta cangiante del vestito, la passione che rapisce i due innamorati. Infatti non ci accorgiamo nemmeno, se non con un’attenta osservazione, che l’uomo ha il piede sinistro sul primo scalino, come se fosse sul punto di scappare, mentre a sinitra, nell’apertura del muro, vediamo un’ombra…

Realismo
Il Realismo, ancora fortemente influenzato dal Romanticismo, è un drastico spostamento di attenzione dalla storia antica al presente:  l’obiettivo è quello di rappresentare il proprio tempo, le cose come stanno, senza migliorie. La parola d’ordine è di ‘’essere del proprio tempo’’. Fondamentale esponente del Realismo francese è senza dubbio Gustav Corbet(1819-1877), pittore dal carattere temprato dalle molte critiche a cui è stato sottoposto per la sua volontà di usare modelli/e prese dalla strada e per le sue rappresentazioni di vita quotidiana. Ad un altro livello si pone Jean François Millet (1814-1875), che rappresenta la vita dei contadini con innata leggerezza formale, ma non per questo meno realistica.
Courbet è un pittore istintivo, che si fa ispirare da tutto ciò che vede in strada. Così nasce il suo Gli Spaccapietre (1849): ‘’Mi fermo ad osservare due uomini che spaccano pietre sulla strada […]Do loro appuntamento l’indomani nel mio studio e da quel giorno ho lavorato al mio quadro, […]bisogna incanagliare l’arte: da troppo tempo i pittori miei contemporanei fanno dell’arte ideativa, riprodotta dai cartoni…’’. Proprio per questo non viene amato dalla critica, che lo bolla come un artista grossolano, tant’è che viene più volte escluso dal Salon annuale (esposizione della pittura del tempo che si svolgeva a Parigi)e si costruisce una piccola baracca accanto alla sede dell’esposizione, accogliendo tutti gli esclusi e affiggendo l’insegna con la scritta: “Courbet operaio pittore’’.
Rappresentativo è anche la grande tela Un Seppellimento A Ornans (1849), accettato al Salon del 1851. Il pittore riunisce più di 45 persone e le ammassa l’una contro l’altra, per creare la scena. Se notiamo bene, si tratta di una ‘’scena di distrazione collettiva’’, poiché nessuno è attento all’azione principale. Ovviamente, oltre alla rappresentazione dal vero dei personaggi, Courbet studia attentamente gli annunci mortuari dell’epoca. Anche questa enorme tela (che quasi annichilisce alla sua vista e occupa un’enorme parete del Museè d’Orsay di Parigi) ha ricevuto critiche discordanti: chi lo bolla come una presa in giro e chi lo elogia per la rappresentazione delle varie fazioni della borghesia francese.
Diversamente lavora Millet, che con le sue Spigolatrici (1857) ci porta in aperta campagna, dove vediamo delle donne chine, intente a lavorare. Le masse scure e pesanti delle contadine contrastano coi colori chiari e leggeri del cielo.
Anche in Italia abbiamo pittori realisti, come Fattori, ma questo è più che altro un precursore dell’impressionismo, argomento che tratteremo la prossima lezione.

Debora e Elena

domenica 3 ottobre 2010

Mecatino dell'usato, ovvero un mondo meraviglioso brulicante di matti

Avete mai partecipato ad un mercatino dell'usato?
Sicuramente si...avrete senza dubbio gironzolato per le bancarelle chiedendo: "A quanto lo fa questo?" e poi, abbozzando un sorriso di risposta al prezzo, ve la siete data a gambe  dignitosamente.
Però, se non avete provato a stare dall'altra parte non avete ancora visto niente.
Ok, non sono una veterana...avrò fatto una decina di mercatini in tutta la mia vita. Nell'ultimo anno ho intensificato la mia frequenza e ho cominciato ad ambientarmi in questo piccolo microcosmo con leggi tutte sue. E, soprattutto, ricolmo di personaggi spettacolari. 
Avere una bancarella al mercatino significa svegliarsi molto presto, a seconda della destinazione. In ogni caso è bene che tu sia sul posto verso le sette, per vederti assegnare un posto decente e avere tutto pronto nel minor tempo possibile. Parte del lavoro (ed è sicuramente la parte più pesante) è il carico scarico...preparare la macchina, arrivare, scaricare, portare, montare, trascinare, sistemare, immaginare, analizzare e pensare come un potenziale compratore.
Finita tutta questa fase hai almeno 6/7 ore in cui dovrai solo cercare di liberarti di quella roba. Certo, c'è la questione economica, speri di guadagnare il più possibile. La maggiorparte delle cose che vendi te le hanno date per liberare le loro cantine, oppure le hai trovate a poco in altri mercatini. Sicuramente ci sono cose tue che non usi più e, guardando in faccia alla realtà, ti sei convinta a liberarti di molto ciarpame, abbandonato su mensole e scaffali da una vita. Se non ti è servito fino ad ora non ti servirà più. Che poi, arrivata a casa ti torni utile e maledici il momento...bè...questo è un altro discorso. Ma la motivazione che gareggia il primato è: "Comprate, almeno ho meno roba da riportarmi a casa.". La fine della giornata si valuta contando i soldi e valutando lo spazio libero nelle scatole e in auto.
Nel frattempo, preghi che non piova e non faccia troppo caldo; il freddo è superabile, ma il sole e la pioggia sono i peggiori nemici dei mercanti.
Nella mia breve carriera ho individuato i seguenti soggetti:
  1. Il collezionista. Si aggira tra le bancarelle ancora in allestimento (ovvero, attorno alle 7 del mattino) e ti chiede se hai il numero 3518641615641 della serie 43541871 delle sorpresine degli ovetti Kinder. Lo guardi bene e vedi che è una signora sui 40anni....Oppure il numero tot. dei gialli di Agata Christie...o cinturini di orologi particolari o...elmetti di guerra...tutto, tutto, tutto, tutto è collezionabile.
  2. Quello che compra l'oggetto che tu hai echitettato come l'unica cosa invendibile. Hai messo un gatto nero di plastica, spelato, inutile, con un buco e un taglio sulla schiena. Lo adagi sul banchetto ridendo e mostrandolo ai colleghi:"Questo, ma chi se lo prenderà mai!". E poi ti arriva la sioretta, il sior o il bambino che lo vede e dice: "A quanto lo fa?", tu spari "1€" e sai che se ne andrà. Invece lo compra. E tu non trattieni le risa mentre gli/le dai il resto e lo infili in un sacchetto. Appena se ne va, scuoti la testa incredula dell'esserti liberata di quell'obribrio. Tutto, tutto, tutto è vendibile.
  3. Lo straniero immigrato. Non è questione di razzismo, ma è automatico che hai mercatini dell'usato si fiondino gli immigrati che si interessano a vestiti e accessori. Loro trovano un capo, lo esaminano per diversi minuti, controllando ogni cucitura, ogni centimetro di stoffa alla ricerca di falle. Se non le trovano ti chiedono a quanto lo fai e tu rispondi. Qualsiasi prezzo è troppo alto e giocano al ribasso fino allo sfinimento. Mentre contrattano esaminano ancora, perchè vogliono essere esattamente sicuri che, se dovessero darti i soldi, non prendano una fregatura. Uno dei due vince, ma il risultato è sempre imprevedibile. Cederà l'acquirente, pagando il prezzo che hai deciso o cederà il venditore, ribassando pur di vendere?
  4. La signora stravagante. Compra qualunque cosa e non bada a spese. Ti compra il soprammobile senza senso, il cappello arancione con le piume fucsia, il soldatino mezzo mangiucchiato dal cane per darlo al nipote e fa la soddisfazione del venditore. La lusinghi, la vezzeggi, la tratti bene perchè tornerà se con te si sentirà a suo agio.
  5. Il signore/a perditempo. Non è li per comprare, ma per passare il pomeriggio. Con la scusa di un libro da 50 cent. comincia a parlare, legandoti con domande, mezze battute (a cui devi ridere), ripensamenti, minuti e minuti di esamina dell'intera bancarella. Anche se va via, tornerà entro un'ora e alla fine ti ha comprato solo quel libro da 50 cent.
  6. Lo/a sfacciato/a. Quello che incurante del fatto che tu abbia orecchie, occhi e dei sensi normalmente sviluppati fa' smorfiette toccando la tua roba e boffonchiano "Non mi piace/è brutto".
  7. L'indeciso. Ti chiede qualcosa e ti fa tirare fuori dalle scatole l'impossibile. Prova, maneggia, guarda, domanda, chiacchiera...sei sicuro che comprerà perchè dopo tutto quel tempo che ha tenuto in mano l'oggetto, non può non prenderlo. Alla fine, lo molla giù dicendo che ci deve pensare e poi non lo vedi più. Diventi indeciso anche tu, che fai? Vendi o non vendi? Non tornerà sicuramente, quindi posso vendere al prossimo che me lo chiede....e se poi torna?
  8. Il compratore dell'ultimo minuto. Lui sa che troverà meno roba, ma sa anche che il venditore nello sbaraccamento sarà in generale più accondiscendete. Pur di vendere anche all'ultimo secondo, abbasserà il prezzo. Lui si libererà di qualcosa e chi compra porta a casa un affare sicuro.
Bè, questa è, in poche parole, la mia esperienza. Vi assicuro che è qualcosa da provare perchè è estremamente divertente. Certo, poi ci sono le giornate no, le incazzature e le perdite di tempo. Ma se il popolo dei mercanti, pur le lamentele è sicuro di ritrovarsi sempre, un motivo ci sarà...no?

sabato 25 settembre 2010

Litigata odierna con esercente spocchiosa

Io entro in un bar/pasticceria/negozio molto noto ad Udine, sito in via Vittorio Veneto. Guardo tutto quello che hanno esposto sulla parete lunga; cercavo qualche cosa che mi colpisse per regalarlo ad un'amica che inaugura casa. Non sapevo cosa cercare per cui ho rifiutato gentilmente l'aiuto del titolare. Non penso sia strano entrare in un negozio senza un'idea precisa e aspettare l'ispirazione. Il titolare dovrebbe sapere cliente è dotato di libero arbitrio e non è obbligato da nessuno a dover per forza comprare nel suo negozio.
Sto per uscire quando....
Figlia del titolare: "Ha bisogno di una mano?"
Io, sincera: "Guardi, sto cercando qualche cosa di carino per un'inaugurazione...ma non ho le idee molto chiare, ho dato un'occhiata ma vorrei passare in altri posti che mi sono venuti in mente prima. Mi sto solo facendo un'idea, caso mai torno."
Lei: "Se è rimasta sulla porta non ha visto proprio niente" non so se rendo il tono molto arrogante.
Io, spiazzata:"Veramente ho camminato lungo tutta la parete e ho dato un'occhiata, ma siccome non so esattamente cosa sto cercando preferisco farmi un giro prima di decidere."
Lei:"Abbiamo tot metri quadri di negozio, quella sala infondo, il piano di sopra...non ha visto niente del negozio" arrogante e insistente.
Io, seccata: "Ho visto quello che mi interessava"
Lei: "E gli affreschi, non gli ha visti?"
Io: "Gli affreschi di Amalteo e Pordenone? Li conosco molto bene"
Lei: "Si, ma dal vivo non li ha visti vero?"
Io: "No, ho molta fretta e come le dicevo devo andare in altri posti prima di decidere. Caso mai torno"

E appena fuori dal negozio: "Col cazzo che torno" e mi sono rifugiata alla Giunti, dove trovo sempre un clima accogliente. Li si che ho trovato la giusta ispirazione!

Mi pento di non averla mandata sonoramente affan..., avrei dovuto dirglielo in faccia: "Anche se avevo una vaga idea di tornare in questo posto, dopo tale trattamento non ci metterò mai piede. E parlerò di questo suo atteggiamento a tutti i miei amici"
ma non mi è venuto sul momento. Allora scrivoquesto post perchè non ne posso più degli esercenti maleducati e della loro boria. 

Saluti da una cliente in meno.




venerdì 10 settembre 2010

M. C. Escher e il suo incanto

Provo un certo tipo di attrazione per i folli cerebrali, specialmente per quelli apparentemente disimpegnati che realizzano qualcosa dalla facciata semplice, dietro alla quale si cela un'architettura complessa e pensata in ogni dettaglio. Ciò che nasce da loro non delude mai, anche al centesimo contatto potremmo meravigliarci per qualcosa di nuovo. 


In settimana ho scoperto un altro artista che corrisponde a queste caratteristiche. Lo avevo già sentito e conoscevo le sue opere in linea generale, ma è solo dopo aver visitato una mostra a lui dedicata che lo ho consacrato a mio mito personale; sto parlando di Maurits Cornelius Escher.(Il mondo di Escher - Udine, casa Colombatti/Cavazzini, via Cavour 14 - ingresso €5)

E' opportuno dare qualche riferimento temporale, se dovessimo basarci sulle sue opere non capiremmo mai in che periodo è vissuto! Potrebbe provenire da un misterioso passato o, addirittura, da un inquietante futuro. Il tutto è meno soprannaturale di quello che sembra, nasce in Olanda nel 1898 e sempre in Olanda muore nel 1972.
Durante il corso della sua vita tutte le moderne correnti artistiche sono nate e si sono affievolite: post-impressionismi vari, espressionismo, surrealismo, cubismo, futurismo, informale... non si può dire che abbia fatto parte di una di queste correnti ma, sinceramente, credo che Escher sia stato un esponente di tutte e di nessuna. 

Realizza prevalentemente xilografie e litografie e già questo colpisce, se si pensa che ogni singola prova è frutto di un'incisione su pietra o su legno e solo successivamente stampata su carta; questa scelta rende l'opera finita ancora più sensazionale di un semplice disegno. Guardando qualche sua litografia ci si immerge in un regno altro ricco di silenzio e non puoi sottrarti all'incanto di una mente così precisa e folle. Escher è riuscito a rendere la tridimensionalità di un oggetto mantenendone inalterata la verosimiglianza (una buona lezione per Picasso...), è assolutamente simbolista nella scelta dei suoi temi, specialmente nelle metamorfosi e spesso si rifà alla pittura fiamminga del 1300-500 (Bosch e Bruegel). Senza considerare poi che, pur in un apparente immobilismo, riesce a rendere l'idea del movimento e la velocità al pari dei futuristi. Nonostante questo è assolutamente unico nel suo genere. 

La sua opera è divisibile in vari filoni e guardandola potremmo chiederci quale sia stato il motivo scatenante; dobbiamo superare la banalizzazione di considerarli estrosità e virtuosismi, altrimenti rischieremmo solo di sorridere e passare oltre. Invece, ogni singolo disegno è  uno studio, un esercizio sul come rendere l'opera più possibile verosimile adottando trucchi prospettici adatti. Più guardiamo più ci rendiamo conto di come la finzione ci prenda in giro.

Prendiamo ad esempio "Concavo e convesso", inizialmente sembra un'immagine allo specchio. Poi capiamo che i due lati differiscono in qualche particolare, ci sembra la corte interna di alcuni edifici. Vediamo, sulla sx, una donna che scende le scale, un uomo che si arrampica su una scala a pioli, un geco ed alcune strutture architettoniche. Il punto di vista è alto e riusciamo a scorgere un paesaggio oltre la trifora. La parte dx presenta molti elementi simili alla sx ma c'è qualcosa di strano... il punto di vista è dal basso e ciò che prima era concavo, ora è convesso...l'immagine che ci appare è totalmente capovolta! La visione complessiva ci spiazza, ogni angolo può avere una doppia interpretazione pur avendoci dato un'impressione iniziale totalmente diversa.
Gli "Oggetti impossibili" di Escher sono così, qualcosa che ci sembra reale ma se dovessimo realizzarla non porterebbe a nessun risultato. Un esempio ancora più chiaro è "Belvedere", se guardiamo il colonnato vediamo chiaramente che ogni arco poggia su due colonne che non sono in linea; anche se l'effetto è verosimile, nella pratica è impossibile.
Sorpresa ancora più grande ce la riseva "Relativity", piccole mummie salgono e scendono dalle scale, ognuna è vista da una prospettiva diversa, dando vinta ad un irreale quanto affascinante microcosmo.

Un altro tema particolarmente caro a Escher è la metamorfosi: oggetti e esseri viventi che, partendo da un nulla creativo si fondono compenetrandosi. Escher fa vivere lo spazio negativo tra le forme che, avanzando nel foglio, danno origine a cavalieri, animali, esseri diabolici. Celebri sono le sue "Otto teste", "Cielo e Acqua", "Sole e luna". Il più affascinante è proprio Metamorfosi II, una xilografia di 4 metri che parte con la parola metamorfosi, la quale diventa scacchiera, che si tramuta in gechi, che si trasformano in un alveare dal quale si dipartono api che, volando, mutano in farfalle e in pesci e i pesci in uccelli, gli uccelli si costituiscono piccole architetture che crescono fino a diventare un castello a picco sul mare, un bastione di tale fortezza diventa parte dei pezzi di una scacchiera che ci riconduce alla parola iniziale. Sembra un'accozzaglia informe di cose, ma guardandolo non si può non rimanere persuasi del senso logico di questa metamorfosi.

Nella sua produzione c'è anche qualcosa di più "convenzionale", come i paesaggi italiani che ha realizzato durante suoi viaggi nel nostro paese. Anche in queste opere si lascia scappare qualche gioco prospettico ed è divertente individuarli, oppure li realizza tracciando solo linee orrizzontali, altri ancora sono costituiti da piccole L che, accostate, danno origine a meravigliose cattedrali...


Un artista tutto da scoprire ed una mostra che vi consiglio di vedere.
Non troverete pannelli esplicativi o guide, per questo vi consiglio di documentarvi sulla sua vita e sulle sue opere (a questo proposito, consiglio l'artedossier della Giunti a lui dedicato), ma questo non è un difetto. Trovo che la dimensione ideale per ospitare Escher sia, appunto, un arredamento quasi asettico che assecondi i suoi bianchi e i suoi neri e che non crei confusione. Il silenzio è proprio delle opere di Escher che richiedono solo concentrazione per poter scovare tutti i dettagli, i particolari, i giochi e le sue strutture impossibili. Non abbiate fretta e prendetevi tutto il tempo necessario, ne uscirete pienamente soddisfatti.

lunedì 30 agosto 2010

A serious man. Le cose accadono o siamo costantemente messi alla prova?

"Ho cercato di essere un uomo serio" si ripete continuamente Larry Gopnik. Non riesce proprio a capire perché Aschem (Dio) gli stia facendo vivere delle situazioni così complicate e tutte assieme. Cosa vuole dirgli? Che motivazione recondita e salvifica c'è dietro ad ogni tragico fatto?


Ci pensano quelle adorabili canaglie dei Fratelli Coen a darci una spiegazione, insinuano nella nostra mente un tarlo fastidioso: Ma non è che, forse, non ci sia una spiegazione? Forse le cose accadono e basta; che siano belle o brutte, accadono nella vita delle persone. L'atteggiamento dell'interessato fa la differenza e, forse, può deviare il corso degli eventi.Questo è il pacchetto vita e ce lo dobbiamo prendere tutto intero.





Ci potrebbe essere un'altra spiegazione però, ben più sadica se vogliamo. Forse Larry è un moderno Giobbe, messo alla prova suo malgrado dal Dio in cui crede. 
Se vediamo la sua storia sotto quest'ottica rimane sicuramente un fedele rispettoso e convinto, consapevole che ogni azione abbia delle conseguenze e quindi, nel dubbio, è sempre meglio essere seri. Il suo peccato sarà quello di non essere paziente come il suo predecessore biblico e per questo non ci sarà nessuna assoluzione.

Guardare A Serius Man dei fratelli Coen equivale a porsi l'eterna domanda dell'uomo: Le cose accadono o siamo costantemente messi alla prova?

La cavia, il capro espiatorio è Larry Gopnik: Ebreo osservante, padre di due figli sui quali non esercita la minima autorità, marito di Judith - donna che sa far giocare a suo favore la bontà del marito-, insegnante di matematica prossimo alla promozione, fratello di un uomo malato ed ingombrante, stanziato da mesi a casa sua...

Tutto ad un tratto le fondamenta di questa vita cominciano a smuoversi ed il suo mondo gli cade addosso, zolla dopo zolla. 
Tutto gli si ritorce contro per la sua incapacità di farsi valere e di essere incisivo. Nessun amico gli da' conforto e neanche dalla famiglia possiamo aspettarci niente di buono, tanto più che è la causa dei suoi problemi più gravi. I rabbini che consulta lo lasciano interdetto ed i loro consigli sanno di prefabbricato. Da buon ebreo cerca di prendere il buono anche dalle loro parole e attuare ciò che gli raccomandano, ma non riesce a trovare sollievo; l'ultimo, il più saggio, lo fa liquidare dalla segretaria sostenendo di essere occupato a pensare.



Comunque lo spettatore voglia interpretare questa storia, non può fare a meno di sperare in un lieto fine, della serie: "Ok, gli è capitata la qualunque ma adesso si sistema tutto...vero?!?"
Mi dispiace, se è questa la vostra speranza rimarrete delusi. La vita di Larry non termina con i titoli di coda. Come guardando un quadro di Degas abbiamo la certezza che le ballerine proseguano il loro salto oltre la tela, il prof. Gopnik continuerà a vivere anche dopo la pellicola. Come se avessimo guardato dal buco della serratura per 105 minuti e ci fossimo stufati, ma oltre quella porta tutto continuerà, come? L'unica certezza è che alla sfortunata esistenza di Larry si aggiungeranno altri guai e ben peggiori.
Punizione o inesorabile corso della vita, nessuno lo sa.



venerdì 27 agosto 2010

Ecco perché non sono d'accordo con L.R.

Ieri l'assessore alla cultura del Comune di Udine ha pubblicato questo articolo sul Messaggero Veneto, (quotidiano locale): http://messaggeroveneto.gelocal.it/dettaglio/reitani:-«basta-grandi-eventi-e-puntiamo-sulla-realta-locale»/2290475.... una sorta di blando (ma neanche tanto) j'accouse contro i grandi eventi organizzati ad Udine.

Ho letto attentamente le sue parole perché, anche se non li ha nominati, penso di aver partecipato a questi "grandi eventi" e, anzi, li aspetto ogni anno con ansia.

Facendo un discorso generale, lui ammette la bontà dell'intuizione di organizzare festival culturali e mostre d'arte; queste iniziative hanno il potere di allargare il bacino dei fruitori di cultura e sono un ottimo volano per le località che le ospitano. La risposta del pubblico è molto buona e tali organizzazioni ricevono molti finanziamenti pubblici per garantirne la continuazione.

Fin qui tutto bene, se non fosse che nelle successive parti dell'articolo attacca pesantemente questi eventi e le realtà che li organizzano. Le divide in due gruppi, le rassegne che sono diventate parte del patrimonio collettivo raggiungendo livelli altissimi e quelle nate "Più per soddisfare il protagonismo degli organizzatori che sulla base di progetti di ampio respiro. Sovente nessun rapporto stringente lega il territorio agli eventi ospitati."
Immagino che ci sia una certa soddisfazione a mettere in piedi un evento culturale che si rivela, anno dopo anno, di successo; ma partire da questo punto per sostenere che sia solo il protagonismo a muovere le pedine mi sembra eccessivo.
E' altresì ingiusto affermare che non siano legati al territorio, dal momento che molte delle location scelte per gli incontri sono luoghi "rivalutati", dimenticati dalla cittadinanza o ideati per altre funzioni.
Si accusa questi non specificati organizzatori di chiamare a raccolta sempre gli stessi nomi, di puntare solo ai grandi numeri, e, soprattutto di spendere grosse somme per la pubblicità, omettendo di specificare le perdite economiche e i conti in rosso.. Tutto questo mentre "le biblioteche non hanno soldi per acquistare libri, i teatri per produrre e ospitare i grandi classici della drammaturgia e della musica, i musei per restaurare e catalogare opere di inestimabile valore..."
Pare sia esattamente questo a pesare, i finanziamenti pubblici devoluti ai grandi eventi vengono spesi per grosse manovre pubblicitarie, intese come pubblicità vera e propria o "per far esibire ex cantanti di successo negli stadi o nelle piazze, per portare in provincia fotografie con illustri nudi d’autore un tempo giudicati scandalosi, per ospitare dibattitti sul nulla con giornalisti-intellettuali-scrittori presenti un giorno sì e l’altro pure nei talk show dei palinsesti televisivi. Spacciando tutto questo come cultura o come promozione turistico-culturale."

Sono rimasta basita... ma si accusa chi di che cosa? La Regione FVG di aver organizzato una mostra fotografica dedicata a Helmut Newton, nell'ambito dell'evento Biancoenero (patrocinato, tra l'altro, dallo stesso Comune di Udine di cui Reitani è assessore?). Benvenga questo evento prossimo, che porterà in regione una mostra su Escher ed una su Henri Cartier Bresson, tra le altre iniziative. E' forse rivolto a Vicino/Lontano per i suoi appuntamenti annuali caratterizzati, per l'appunto, da incontri con giornalisti-intellettuali-scrittori? Non so che programmi tv guardi l'assessore, ma io non ho mai visto così spesso Umberto Ambrosoli, Hamedi Rashid e Fabrizio Gatti (solo per citare i vincitori del premio Terzani tra le decine di ospiti per ogni edizione) in televisione. Purtroppo. Ma li ho visti ad Udine, dal vivo, mentre parlavano di temi a loro cari, temi che non avevo sentito trattare con la stessa onestà in televisione.
Forse si riferisce al Far East Film Festival? Di cui non sono un'assidua partecipante, ma non posso non riconoscerne il rilievo: molto spesso riserva delle anteprime assolute ai suoi spettatori. 
Spariamo forse su FriuliDoc (sito, al momento, non disponibile)? Per quanto io non lo apprezzi particolarmente, visto che non sono troppo attratta dagli eventi spiccatamente enogastronomici, è evidentemente la manifestazione di punta della città di Udine. Certo, se non venisse regolarmente organizzata nello stesso weekend di PordenoneLegge sarebbe meglio, ma dobbiamo ancora superare a questo difficile step.
Dovrei elencare altri eventi (tipo UdineJazz, le varie attività annuali ospitate alla Fiera e al Parco del Cormor, alle mostre di Villa Manin recentemente pregiate dell'esperienza di Linea D'ombra...) ma non vorrei farla troppo lunga.

Secondo questo articolo, bisognerebbe puntare sulla valorizzazione della realtà locale, senza cedere a facili entusiasmi, non puntando su grandi numeri di pubblico ma sulla qualità degli eventi/interventi e senza dimenticare la conservazione di beni artistico/architettonici. Eppure non mi sembra che ci sia carenza di sagre&affini ancorate alla tradizione locale. O di biblioteche ben fornite. E non mi sembra neanche che la programmazione 10/11 del Giovanni da Udine abbia fatto a meno dei grandi classici del teatro
Scusate, ma faccio fatica a trovarne il senso di questa accusatoria che tocca l'apice con la frase "Portare in provincia fotografie con illustri nudi d’autore un tempo giudicati scandalosi" ...
Anche Le Dejeuner sur l'erbe di Manet era stato giudicato scandaloso, ma immagino che se qualcuno lo portasse in Provincia nessuno obietterebbe...

Siamo d'accordo se si intende riequilibrare i finanziamenti pubblici, in un periodo di carenza di fondi come questo non possiamo pensare di dare troppo a tutti. Ma ritengo che sia controproducente tagliare le gambe a certe manifestazioni perché peccano di reale ampio respiro.
Scusi se glielo dico, è più efficace l'operazione delle Giornate del Tiepolo?. Il pittore ha lasciato diversi gioielli in città e l'amministrazione comunale ha, giustamente, pensato di farne l'attrazione di punta di una lunga manifestazione. Entusiasta leggo il programma dell'edizione annuale e trovo che icarni molti dei difetti sottolineati: si tira in ballo il "solito" Tiepolo (sempre sdoganato assieme ai Basaldella o a Zigania quando si tratta di Udine o FVG), si organizza una mostra dedicata ai suoi schizzi ed ai suoi disegni (non l'ho ancora vista ma conto di farlo presto a questo proposito segnalo http://www.udinecultura.it/opencms/opencms/release/ComuneUdine/cittavicina/cultura/news/2010/08/28.html)si fa un programma abbastanza monotematico sulla musica barocca (a pagamento, per giunta) cui si affiancano alcune conferenze sul  pittore.... 
Si potrebbe obiettare: "Si chiamano giornate del Tiepolo non a caso" e magari buona parte del pubblico sarà rimasta contenta, ma per quanto mi piaccia la storia dell'arte sono stata poco invogliata a prendere parte a tali appuntamenti. Ma, fatta eccezione per questo caso, ho spesso apprezzato le iniziative dell'amministrazione, da ultimo il programma Udinestate di quest'anno era molto ricco e versatile. Non intendo assolutamente accusare nessuno di incompetenza! Vorrei solo che si sotterrassero le asce, una buona volta....

Se ci sono le norme che permettono alle Associazioni di chiedere finanziamenti, non vedo perché non ne debbano approfittare. Bisogna anche considerare che molte di esse potrebbero non contare su altri introiti. Mi sembra un controsenso parlare di "prodotti di qualità" e poi mettere alla gogna chi cerca di farli adottando delle strategie ben precise. Cosa importa se, in tempo di difficoltà economica, si decide di puntare molto sulla pubblicità?  Non è che dietro a questo articolo ci sia, in realtà, una sorta di invidia per certi risultati raggiunti?
E dire che le manifestazioni organizzate dall'ufficio cultura sono interessanti...
Forse bisognerebbe capire che è necessario unire le forze, Comune e associazioni private, per proporre alla cittadinanza idee e spunti piuttosto che beccarsi continuamente come dei vicini invidiosi del verde altrui.

Ne guadagneremmo tutti.

Debora